Acanthaster planci

Famiglia : Acanthasteridae

 

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Testo © Dr. Andrea Tarallo

 

 

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L’Acanthaster planci ha spine velenose e si nutre di polipi di madrepore a spese del reef © Mazza

La stella “corona di spine”, Acanthaster planci (Linnaeus, 1758) deve il suo nome all’evidente presenza di spine velenose che ne ricoprono la cute. In latino infatti "acanth-aster" significa proprio “stella spinosa”. Planci invece è della stessa radice greca di "Plancton", ossia errabondo, ed è probabilmente legato al suo incedere lento. Essendo, pertanto, una stella di mare, fa parte del phylum degli Echinodermata, classe Asteroidea, ovvero la classe che racchiude tutte le stelle marine. L’ordine è quello dei Spinulosida, famiglia Acanthasteridae.

Zoogeografia

Ampiamente diffusa nelle barriere coralline della regione Indo-Pacifica (Hawaii, Australia, Sud Africa, Mar Rosso e India).

Ecologia-Habitat

Abitante sedentario e solitario, trovato quasi esclusivamente in associazione con la barriera corallina, di cui è un vorace predatore, gli esemplari adulti possono essere osservati anche sugli spazi aperti dei fondali sabbiosi. Gli esemplari giovani, invece, cercano di nascondersi tra gli anfratti del reef. Localmente e in brevi periodi la popolazione di A. planci può raggiungere velocemente altissimi livelli di densità, diventando una vera e propria piaga per la barriera corallina, distruggendone ampie porzioni. Di solito A. planci si ciba di coralli durante la notte, ed è stato stimato che un singolo individuo può distruggere anche 8 km2 di reef in un anno. In molte zone movimenti locali hanno dato vita a delle vere e proprie crociate subacquee, di dubbia utilità, alle quali spesso anche i vacanzieri prendono parte, e ogni anno migliaia di individui vengono pescati e sotterrati a riva nel tentativo di abbatterne la densità e preservare il reef. Oggi vi è però anche un nuovo metodo biologico più efficace basato sull’iniezione di una sostanza derivata dalla bile bovina che provoca reazioni allergiche nell’animale con conseguenze letali.

Morfofisiologia

A. planci può raggiungere e superare i 40 cm di diametro. Di simmetria tipicamente raggiata come tutti gli echinodermi, presenta dai 10 ai 30 raggi (solitamente più di venti) che contornano un disco centrale molto ampio. Tutta la superficie è ampiamente ricoperta di spine velenose molto alte, 40-50 mm, e spesse, che nell’uomo provocano un gonfiore diffuso e doloroso con un decorso lento, e talvolta nausea nei casi di intossicazione più grave.

Nell’adulto la colorazione può variare molto, dal rosso al verde, con le spine che presentano la punta rossastra ad indicare la pericolosità del veleno che portano.

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Acanthaster planci visto dal sotto con la bocca e gli innumerevoli tentacoli © Giuseppe Mazza

Il colore dipende principalmente dalle branchie dermali (papulae), dal loro grado di estensione e dalla dieta, perciò può variare nel tempo. Gli individui giovani hanno colori più criptici per mimetizzarsi con la barriera. Ogni braccio presenta due file di pedicelli ambulacrali grazie ai quali questa stella può arrampicarsi sulle superfici più insidiose della barriera corallina. Un numero variabile di piccole piastre, detti madreporiti, sono situati sulla superficie aborale del disco orale. La loro posizione relativa varia da individuo a individuo. Possono presentare fino a sei ani.

Etologia-Biologia Riproduttiva

A. planci è una specie a sessi separati che si riproduce solo per via sessuale. La fertilizzazione è esterna, come spesso accade tra gli invertebrati. Femmine e maschi spargono il loro materiale genetico nel mezzo acquoso. Una singola femmina può produrre anche alcune decine di milioni di uova.

Il periodo riproduttivo avviene tra dicembre e gennaio, quando la temperatura dell’acqua delle regioni pacifiche supera i 28 °C, ma in alcune zone il periodo è probabilmente più lungo, o addirittura le uova possono essere rilasciate e fertilizzate durante tutto l’anno. In ogni caso il periodo di riproduzione è fortemente legato alla temperatura dell’acqua, quindi può variare di molto su base regionale o di anno in anno. Il singolo evento di rilascio dei gameti dura circa 30 minuti sia nel maschio che nella femmina. Assieme ai gameti viene anche rilasciata una sostanza che induce il rilascio di gameti anche negli individui nelle vicinanze. Questo chiaramente avviene per far si che maschi e femmine sincronizzino il loro rilascio di uova e spermi aumentando la probabilità di incontro delle cellule sessuali. Una volta avvenuta la fertilizzazione, l’embrione sviluppa in una larva planktonica erbivora. La finestra di vita planktonica dura circa un mese, dopodichè la larva, passando attraverso una serie di stadi intermedi di sviluppo, metamorfosa in una fase giovanile a cinque raggi. Inizialmente la piccola stella non abbandona subito la dieta erbivora, cibandosi probabilmente di alghe incrostanti. Dopo circa sei mesi di crescita lenta l’ultima metamorfosi ad adulto ne modifica anche il comportamento: l’animale diventa carnivoro e comincia a cibarsi di polipi. Dopo due anni l’adulto raggiunge la maturità sessuale.

Sinonimi

Acanthaster echinites Ellis & Solander, 1786; Acanthaster echinus Gervais, 1841; Acanthaster ellisi Gray, 1840; Acanthaster mauritiensis de Loriol, 1885; Acanthaster pseudoplanci Caso, 1962; Acanthaster solaris Schreber, 1793; Asterias echinites Ellis & Solander, 1786; Asterias echinus Ellis Verrill, 1914; Asterias planci Linnaeus, 1758; Asterias solaris Schreber, 1793; Stellonia echinites L. Agassiz, 1836.

 

Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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