Acanthurus chirurgus

Famiglia : Acanthuridae

 

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Testo © Giuseppe Mazza

   

Il Pesce chirurgo ( Acanthurus chirurgus - Bloch, 1787 ), appartiene alla classe Actinopterygii, i pesci con le pinne raggiate, all’ordine dei Perciformes ed alla famiglia degli Acanthuridae che conta oggi (2016) 6 generi e 82 specie.

Il nome del genere Acanthurus viene dal greco “akantha“, spina, e “ura” = coda, per la spina affilata come un rasoio che questi animali recano sui due lati del peduncolo caudale.

Il nome della specie chirurgus, vuole semplicemente dire chirurgo in latino. E’ vero che qui la spina tagliente è particolarmente pericolosa, anche per l’uomo, ma c’è da domandarsi perché con 82 pesci chirurgo esistenti proprio questo abbia meritato l’appellativo scientifico di chirurgo. La risposta è semplice. Quando nel 1787 Bloch ricevette questo pesce dalla Martinica, dove lo chiamavano in francese “chirurgien”, cioè chirurgo, per le ferite provocate ai pescatori, solo 6 Acanthurus ( Acanthurus gahhm - Forsskål, 1775; Acanthurus lineatus - Linnaeus, 1758; Acanthurus nigricans - Linnaeus, 1758; Acanthurus nigrofuscus - Forsskål, 1775; Acanthurus sohal - Forsskål, 1775; Acanthurus triostegus - Linnaeus, 1758 ) erano stati descritti e tenendo presente il nome locale e l’etimologia data da Linneo al genere trovò più che naturale ribadire il concetto nella specie.

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L’Acanthurus chirurgus è presente nelle acque tropicali dell’Atlantico, prevalentemente americane © Giuseppe Mazza

Zoogeografia

Vive quasi esclusivamente nelle acque tropicali dell’Oceano Atlantico. La maggior concentrazione è in America, dal Massachusetts e le Bermuda a Rio de Janeiro, ma verso Est lo troviamo nelle acque del Senegal ed all’isola della Ascensione.

Ecologia-Habitat

Nuota fra gli scogli e le formazioni madreporiche fra i 2 e i 15 m di profondità, scendendo occasionalmente anche a 25 m lungo i costoni dei reef.

Morfofisiologia

L’ Acanthurus chirurgus raggiunge in genere i 35 cm di lunghezza con un record a 39 cm e 5 kg di peso.

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Può raggiungere i 5 kg con 39 cm di lunghezza e la vistosa lama tagliente del peduncolo caudale, che gli ha valso il nome di chirurgo, è pericolosa anche per l’uomo © Giuseppe Mazza

Corpo piatto, ovale con una dentatura fatta per tagliare le piante, con un massimo, negli adulti, di 18 piccoli denti mascellari che s’incastrano a mo’ di forbice sui 20 della mandibola. Un’unica grande pinna dorsale con 9 raggi spinosi e 24-25 raggi molli. L’anale è simmetrica ma più corta, con 3 raggi spinosi e 22-23 raggi inermi. Le pinne pettorali, scure, recano 16-17 raggi, le ventrali 1 spina e 5 raggi molli. La pinna caudale, quasi tronca nei giovani, è smarginata negli adulti, per un nuoto lento con scatti veloci quando serve. La livrea, nell’insieme bruna grigiastra con eleganti pinne azzurre, presenta una decina di bande verticali scure. L’occhio è camuffato da tratti giallo arancio fra le narici e l’opercolo e la lama tagliente del peduncolo caudale è particolarmente vistosa, enfatizzata da un astuccio di contenimento carnoso azzurro brillante. Pro memoria inequivocabile per predatori in cerca di guai.

Etologia-Biologia Riproduttiva

L’ Acanthurus chirurgus si nutre prevalentemente d’alghe più o meno filamentose dei generi Chaetomorpha, Cladophora, Dictyota e Wurdemannia, ma anche d’alghe più consistenti e di piante acquatiche appartenenti al genere Thalassia, che formano le praterie sommerse dei tropici. Per meglio frantumarle nello stomaco, inghiotte spesso, come fanno gli uccelli, un po’ di sabbia, ed integra spesso, come altri Acanthurus, questa dieta vegetariana con detriti organici; tant’è che all’acquario di New York un esemplare ha vissuto 5 anni accontentandosi, oltre che di sporadiche alghe, di piccoli frammenti di pesce e molluschi bivalvi.

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Facilmente riconoscibile, per le pinne azzurre ed una decina di bande scure verticali, è una specie vegetariana e detritivora con un indice di vulnerabilità molto basso © Giuseppe Mazza

Il pesce chirurgo pascola, specialmente di giorno, in libere aggregazioni. Le uova fecondate vengono abbandonate alle correnti e le larve planctoniche si sviluppano in mare aperto. Quando, raggiunta una certa dimensione, i giovani tornano in branco al reef, si comportano spesso come pesci pulitori, come i giovani dell’Acanthurus coeruleus. Crescono sbarazzando dai parassiti animali di grossa taglia, tartarughe verdi ( Chelonia mydas ) incluse.

Benché localmente pescato a fini alimentari, il pesce chirurgo non è una specie in pericolo. Ha una buona resilienza, con popolazioni che possono raddoppiare 1,4-4,4 anni, ed un indice di vulnerabilità decisamente basso di 23 su una scala di 100.

Sinonimi

Chaetodon chirurgus - Bloch, 1787; Acanthurus chirurgicus - Bloch, 1787; Acanthurus phlebotomus - Valenciennes, 1835.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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