Acanthurus tristis

Famiglia : Acanthuridae

 

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Testo © Giuseppe Mazza

   

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L’Acanthurus tristis vive nelle acque tropicali dell’Oceano Indiano. Raggiunge al massimo i 25 cm con un colore mutevole secondo l’umore e l’ambiente © Giuseppe Mazza

Il Pesce chirurgo triste o Pesce chirurgo pentastriato ( Acanthurus tristis - Randall, 1993 ), appartiene alla classe degli Actinopterygii, i pesci con le pinne raggiate, all’ordine dei Perciformes ed alla famiglia Acanthuridae

Il nome del genere Acanthurus viene dal greco “akantha“, spina, e “ura” = coda, per via della caratteristica spina tagliente che questi pesci recano sui due lati del peduncolo caudale.

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L’appellativo specifico di triste pare derivi dagli occhi scuri. Sguardo cupo e colori non certo chiassosi © Giuseppe Mazza

Il nome della specie tristis , = triste in latino, trae forse origine dall’occhio scuro, uno sguardo cupo che non sprizza certo d’allegria.

Zoogeografia

Vive nelle acque tropicali dell’Oceano Indiano. Procedendo verso Est, lo troviamo alle isole Seychelles, alle Chagos, alle Maldive, nello Sri Lanka, alle isole Andaman e lungo le coste della Birmania e della Tailandia, fino in Indonesia.

Ecologia-Habitat

Nuota in acque relativamente basse. Ama le lagune, pascolare tranquillo fra scogli, coralli e fondi sabbiosi coperti da una appetitosa pellicola d’alghe microscopiche e detriti. Non scende mai oltre i 30 m di profondità.

Morfofisiologia

L’ Acanthurus tristis non supera i 25 cm di lunghezza. Il corpo piatto, tendente all’ovale come la maggior parte degli Acanthurus, ha in proporzione grandi pinne. La dorsale reca 8 raggi spinosi e 23-33 molli, l’anale, non meno ampia, 3 raggi spinosi e 22-29 raggi inermi. Le pinne pettorali contano 16 raggi e la caudale, dapprima tronca, si fa crescendo smarginata e poi quasi lunata, con i raggi esterni lunghi negli esemplari più vecchi. Le mascelle recano al massimo 17 piccoli denti in alto e 22 in basso. La lama tagliente del peduncolo caudale è evidenziata, come spesso accade, da un astuccio orizzontale nero. Negli adulti, il colore di fondo è marrone, più o meno chiaro, più o meno rosato o blu secondo l’umore del pesce, e la caudale reca un bordino posteriore bianco molto vistoso. Dopo due tratti bianchi sotto le labbra, il sottogola è arancio come la parte adiacente delle pinne ventrali.

Da notare il tratto nero sull’opercolo, parallelo al profilo del capo.

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Si nutre principalmente d’alghe filamentose e detriti, pascolando fra scogli, coralli e fondi sabbiosi in acque basse e tranquille © Giuseppe Mazza

I giovani, più colorati, imitano la livrea del Centropyge eibli. con appariscenti fasce scure aranciate che attraversano verticalmente il corpo, sottogola arancione, parte posteriore delle pinne dorsale, anale e caudale con tonalità bluastre ed anche nere, ed il bordino di quest’ultima, troncata, è azzurro. Tutte queste caracteristiche sbiadiscono crescendo, come può osservarsi nel subadulto delle foto, dove le fasce aranciate appaiono già spezzate in alto e la colorazione scura della caudale è già molto schiarita.

Etologia-Biologia Riproduttiva

Il pesce chirurgo triste si nutre principalmente d’alghe filamentose e detriti. I maschi mostrano una livrea di corteggiamento e le uova fecondate vengono abbandonate alle correnti. A Bali nel 2001 sono stati osservati ibridi con l’Acanthurus pyroferus.

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Eccolo di corsa mentre passa da uno scoglio all’altro. Il colore di base tende ora al rosato e sono ben visibili le caratteristiche fasce scure verticali © Giuseppe Mazza

L’ Acanthurus tristis è talora pescato da giovane per il mercato acquariologico ed in Taidandia gli adulti finiscono come gli altri pesci in padella. L’indice di vulnerabilità della specie è tuttavia basso, segnando solo 24 su una scala di 100, grazie anche ad una resilienza eccezionale che consente, in caso di bisogno, di raddoppiare gli effettivi in meno di 15 mesi.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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