Accipitriformes

 

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Testo del DrSc Giuliano Russini - Biologo Zoologo

 

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Un aggressivo Buteo albicaudatus, col tipico becco a falce per dilaniare le prede © Giuseppe Mazza

Il ben noto e vasto ordine dei Falconiformi (Falconiformes), definito anche degli Accipitriformes - Sharpe, 1874, compren- de i cosiddetti “rapaci diurni”, che insieme agli Strigiformi ( Strigiformes ), i “rapaci notturni”, costituiscono il gruppo degli uccelli predatori.

A questo ordine appartengono più di 274 specie d’uccelli, tra i più noti al profano, come aquile, falchi, condor.

Le caratteristiche generali dei membri di tutte le famiglie afferenti al gruppo dei rapaci diurni, sono riconducibili a linee morfologiche di adattamento e di tendenza generale.

Questi uccelli sono caratterizzati dalla presenza di un becco robusto ed adunco, dai margini taglienti, adatto a dilaniare la carne e provvisto alla base di una particolare cera, in cui si aprono le narici.

Testa piatta con fronte sfuggente, sterno con due incisure o fori, ali assai forti e volo potente.

Il termine “Falco” ad esempio, deriva dal latino tardo falco, falconis, da avvicinare a falx, falcis ‘falce’, per la forma del becco e degli artigli.

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Il lungo e tagliente becco del Gyps fulvus è l’ideale per sezionare i grossi cadaveri © Giuseppe Mazza

La coda è generalmente formata da dodici timoniere.

Le zampe sono robuste, spesso aventi tarsi piumati e una struttura chiamata “pantaloni”. Il piede ha quattro dita mobilissime e la quarta può essere opponibile. Gli artigli, con cui terminano le dita, sono robusti, lunghissimi e notevolmente ricurvi, per afferrare le prede.

Il piumaggio è solitamente fitto e duro.

Si hanno sensibili differenze di dimensioni tra i due sessi: la femmina è quasi sempre più grande del maschio.

Presentano un volo sia a battiti d’ala che planato.

Infine l’alimentazione, essenzialmente carni- vora, è costituita da invertebrati e vertebrati, sia vivi che morti ( carogne ).

A parte gli avvoltoi, i falconiformi si nutrono di prede catturate vive. I resti indigeriti dei loro pasti ( ossa e strutture cornee ) vengono rigettati sotto forma di “borre”, che, per i potenti succhi gastrici, danno però un’idea imperfetta del pasto sostenuto.

Nidificano sia sulle cime degli alberi che sulle cime delle rocce, ed in alcuni casi anche a terra.

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Con piccole varianti, lo ritroviamo anche in questo Cathartes burrovianus © G. Mazza

La cova incomincia dalla deposizione del primo uovo, e ciò causa,nelle specie poliovulatorie, una differenza di età tra i piccoli.

I pulcini schiudono ricoperti da un piumino, ma è sempre una prole altriciale-inetta, cioè nidicula, ed il loro allevamento, cui partecipano entrambi i genitori, dura talvolta molto a lungo, con picchi di 130 giorni.

La maggior parte delle specie di questo ordine sono solitarie o vivono in coppie stabili. Ma alcune sono sociali e nidificano addirittura in colonie.

Tutti i rapaci diurni hanno vista lunga. Questo dipende da una densità dei coni sulla retina che permette loro una visione diurna ( detta fotopica ) molto acuta, circa dieci volte superiore a quella dell’uomo, al contrario degli Strigiformes, i rapaci notturni, che hanno una denistà retinica maggiore per i bastoncelli, come adattamento alla vista notturna.

Forse i due rapaci diurni meglio dotati nella vista, sono l’Aquila reale ( Aquila chrysaetos ) ed il Gheppio comune ( Falco tinnunculus ), ma anche il Falco pellegrino ( Falco peregrinus ), come le varie specie di condor del Nuovo e Vecchio Mondo e tutti gli altri rapaci diurni, non hanno una vista inferiore.

E’ difficile fare una classifica. Certo, in termini ecologici, questo adattamento è causa della loro modalità di nutrizione.

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La coda, come nel Polyborus plancus, è formata in genere da 12 timoniere © G. Mazza

Ma, evolutivamente parlando, occorre domandarsi se è stato il tipo d’ambienti in cui si sono adattati a vivere a generare, selezionandoli, gli individui con vista sempre più acuta, o se invece, essendo già dotati di una vista acuta, ciò gli ha permesso di colonizzare e vivere sulle cime delle montagne e degli alberi, o in aree brulle aperte, ove animali come conigli selvatici, lepri, pernici che beccano a terra, o serpenti e sauri ad esempio, possono benissimo mimetizzarsi e di conseguenza, solo animali aventi una vista così acuta ( per gli uccelli appunto i rapaci diurni, per i mammiferi linci, lupi, volpi, iene, ghepardi, ecc. ) possono sopravvivere.

L’ordine degli Accipitriformes o Falconiformes, viene suddiviso in cinque famiglie:

- La famiglia dei Catartidi ( Cathartidae - Lafresnaye 1839 ), cioè gli avvoltoi del Nuovo Mondo, che a sua volta, si suddivide in cinque generi Vultur, Sarcorhamphus, Coragyps, Cathartes, e Gymnogyps.

Tra le specie più note troviamo il Condor ( Vultur gryphus ) e il Re degli avvoltoi o Avvoltoio papa ( Sarcorhamphus papa ).

Le varie specie, afferenti ai cinque generi, hanno il loro areale tra l’America del sud e l’America settentrionale, fino al Canada.

- La famiglia dei Sagittaridi ( Sagittariidae - R. Grandori & L. Grandori, 1935 ), che presenta un unico genere Sagittarius ed un’unica specie nominale o olotipo il Serpentario ( Sagittarius serpentarius ), detto in Inglese Secretary bird, endemico dell’Africa subsahariana.

- La famiglia degli Accipitridi ( Accipitridae - Vieillot 1816 ), che conta ben 64 e più generi con circa 208 specie e centinaia di subspecie o razze.

Tra i vari generi ricordiamo Elanus, Pithecophaga, Aegypius, Gyps, Pseudogyps, Gypaëtus, Circus, Gymnogenys, Ichthyophaga, Buteo, Milvus, Accipiter, Heliaëtus, Harpia, Aquila, ecc.

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La vista è ottima e nulla sfugge a questa Aquila pescatrice ( Haliaeetus vocifer ) © Giuseppe Mazza

Tra le varie specie, ricordiamo il Nibbio reale ( Milvus milvus ), il ben noto Nibbio bianco ( Elanus caeruleus ), lo Sparviere o Sparviero ( Accipiter nisus ), la Poiana comune ( Buteo buteo ), l’Arpia ( Harpia harpyja ), l’Aquila reale ( Aquila chrysaëtos ), l’Aquila di mare ( Heliaëtus albicilla ), l’Aquila di mare dalla testa bianca o Aquila calva ( Heliaëtus leucocephalus ), simbolo degli Stati Uniti d’America, ecc.

Le circa 208 specie di rapaci diurni, che compongono la corposa famiglia degli Accipitridi ( Accipitridae ), sono diffuse nella quasi totalità delle terre emerse, ad eccezione del Sahara, dell’Antartico e di alcune isole dell’Oceania.

- La famiglia dei Pandionidi ( Pandionidae - Linnaeus, 1758 ), presenta un unico genere, il Pandion, cui appartiene una sola specie, il Falco pescatore ( Pandion haliëatus ), da alcuni biologi ornitologi incorporato nella famiglia degli Accipitridi ( Accipitridae ).

- La famiglia dei Falconidi ( Falconidae - Vigors, 1804 ), che contempla 13 generi, a cui corrispondono diverse decine di specie, cinquantotto per la precisione.

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Il Falco peregrinus, addestrato per la caccia, raggiunge i 300 km/h © Giuseppe Mazza

I generi sono Herpetotheres, Micrastur, Daptrius, Milvago, Phalcoboenus, Polyborus, Spizapteryx, Gampsonyx, Polihiërax, Microhierax, Neohierax, Falco, e Laracidea.

Descrizione generale delle cinque famiglie

- Famiglia dei Falconidi ( Falconidae )

Tra le specie più note troviamo il Falco pellegrino o Falcone ( Falco peregrinus ), il Poliboro del Brasile o Caracara ( Polyborus plancus ), il Gheppio ( Falco tinnunculus ), il Gheppio americano ( Falco sparverius ), il Falco della regina ( Falco eleonorae ), il Lodolaio ( Falco subbuteo ).

Ogni specie di volta in volta, verrà trattata nelle specifiche schede.

Per questa famiglia, prendiamo come esempio il Falcone, che come accade con altri membri dei Falconidi ( Falconidae ), tende a vivere in tutto il mondo.

Si stabiliscono nei luoghi più diversi, lungo le coste come nell’entroterra, in pianura come in montagna; sono particolarmente numerosi nei boschi sia a conifere ( Taiga ), che a latifoglie-caduche, ma non per questo mancano in ambienti ove sono presenti prevalentemente rocce brulle, sui cui nidificano; vivono bene anche in vecchi edifici ( casolari, capannoni agricoli dismessi, stalle ), nelle lande desolate come nelle città popolose.

Numerose specie sono migratrici, altre più o meno erratiche ( vedi scheda Falco peregrinus ).

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Un Geranoaetus melanoleucus. L’apertura alare degli Accipitriformes è spesso imponente © Giuseppe Mazza

Tutti i falconidi hanno una straordinaria padronanza dell’aria, come i membri delle altre famiglie.

Il loro volo, particolarmente elegante è di una rapidità e agilità veramente notevoli.

La loro abilità al volo, fu sfruttata dall’essere umano, sin da tempi storici, per attività venatorie, per esempio la caccia alla lepre, alla volpe, ecc.

Tale procedura, soprattutto nel Medioevo, si sviluppò molto in Europa, contribuendo alla nascita di vere e proprie scuole di falconeria, in particolar modo in Italia, Francia, Inghilterra e Spagna, ma anche in oriente, in particolare in Persia ( attuale Iran ) e Mesopotamia ( attuale Iraq ).

I falconidi in volo, assumono talorauna posizione definita dello “Spirito Santo”, tipica del gheppio.

Osservandoli dal basso verso l’alto, mentre planano ad ali aperte sfruttando le correnti ascendenti di aria calda, sembrano infatti uno spirito che plana nel cielo. Un nome nato dai viandanti, che in epoca medioevale, durante i loro pellegrinaggi, osservavano spesso queste evoluzioni, attribuite a spiriti benigni.

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L’Aquila di Bonelli ( Hieraaetus fasciatus ) è ormai rara in Italia © Giuseppe Mazza

A terra, in genere, tutti i Falconidae camminano tenendo il corpo in posizione orizzontale rispetto al suolo, ma non sono completamente a loro agio ed avanzano aiutandosi con le ali.

Alcune specie depongono le uova persino sul terreno, ma la maggior parte preferisce stabilirsi in un nido abbandonato da un altro rapace, o costruire un nido rudimentale su picchi rocciosi o in cima a un grande albero.

Anche le specie più primitive del gruppo, come il Falco sghignazzante ( Herpetotheres cachinnans ), che si nutre prevalentemente di rettili, autoctono delle foreste tropicali dell’America meridionale, presentano un compor- tamento di questo tipo. Le uova deposte, sono, in quasi tutte le specie, covate da entrambi i coniugi, che sempre insieme allevano i piccoli.

Il regime alimentare dei falconidi è a base di vertebrati: uccelli, piccoli mammiferi, rettili e pesci, ma si nutrono anche d’insetti, molluschi e crostacei, senza disdegnare le carogne.

I membri dei Falconidae hanno la caratteristica di catturare le prede solo in volo, o almeno posate su un ramo d’albero, mentre stentano a catturare un piccione che cammina a terra.

Altri falconi, oltre quelli veri del genere Falco, che riunisce il maggior numero di specie, 39 per l’esattezza, afferiscono a diversi generi, come Microhierax, Polioheirax e Spiziapteryx, che contano specie molto piccole, ma con una biologia pressoché identica.

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Il Butastur rufipennis, africano, si nutre prevalentemente d’insetti © G. Mazza

- Famiglia degli Accipitridi ( Accipitridae )

Come accennato prima, questa famiglia presenta 208 specie, che hanno dimensioni molto variabili.

L’Avvoltoio degli agnelli ( Gypaetus barbatus ) misura 1,10-1,50 m di lunghezza, con un peso di circa 6 kg, mentre un piccolo nibbio del genere Gampsonyx misura solo 19 cm di lunghezza, per 500-600 g di peso, ma si assomigliano dal punto di vista anatomico: le narici sono separate ( vale a dire indipendenti ), il tubo digerente presenta appendici cecali, ed il primo dito è notevolmente sviluppato.

Queste particolarità, distinguono gli accipitridi dai catartidi.

Altre caratteristiche, come la forma del becco, delle narici, il numero delle vertebre cervicali, da 14 a 17, li separano invece dai falconidi.

Le aquile, sono le specie più grandi e più forti di questa famiglia.

La loro apertura alare, in media, può superare il metro e venti, ed il loro peso va da 1 a 7 kg.

Alcuni generi di accipitridi, come Aquila, Hieraetus, posseggono una distribuzione molto ampia, mentre altri si trovano solamente in alcune zone continentali, come ad esempio l’Arpia ( Harpia harpyja ), dell’America centrale e meridionale, e l’Aquila delle scimmie o delle Filippine ( Pithecophaga jefferyi ), ormai di casa solo nell’arcipelago delle Filippine.

Alcune specie abitano le foreste, come l’Aquila minore ( Hieraetus pennatus ), altre le steppe, come l’Aquila rapace ( Aquila rapax ), ma cacciano tutte prede di taglia notevole.

Quelle di maggiori dimensioni vengano catturate dall’Aquila reale ( Aquila chrysaetos ), che attacca per esempio i giovani agnelli in Scozia, e dall’Arpia ( Harpia harpyja ), che si nutre di scimmie e bradipi nelle foreste Venezuelane.

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Accipitride atipico, l’Astore cantante dell’est ( Melierax poliopterus ) caccia correndo nella savana © Mazza

L’ingiustificata e prolungata persecuzione di questi meravigliosi uccelli ad opera dell’uomo, nei paesi detti “civilizzati”, li ha costretti a rifugiarsi nelle regioni meno accessibili, come le montagne.

Le aquile costruiscono un nido di rami secchi posto su un albero o su un cornicione roccioso.

Il loro tasso riproduttivo è purtroppo molto modesto: 1-3 uova macchiettate di bruno, su sfondo biancastro, vengono covate da 40 a 50 giorni e spesso gli aquilotti nati, non vanno tutti a “buon fine”, perché i fratelli più robusti eliminano quelli più fragili.

Le aquile di taglia maggiore, volano pesan- temente, ma planano tutte con grande abilità.

In Italia, troviamo ancora l’Aquila reale ( Aquila chrysaetos ) e in Sardegna e forse anche in Sicilia, l’Aquila di Bonelli ( Hieraaetus fasciatus ).

Le poiane, sono vicine alle aquile, cui assomigliano anche nella sagoma, ma se ne discostano per la relativa debolezza delle zampe e perché, nonostante le dimensioni tutt’altro che trascurabili, si accontentano di piccole prede ( roditori e altri rosicanti, rettili, uccelli terrestri ), che catturano soprattutto all’aspetto e cogliendoli di sorpresa.

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La poiana o falco di Harris ( Parabuteo unicinctus ) vive in Arizona, Texas e Argentina © Giuseppe Mazza

Questi rapaci diurni, planano molto bene. I generi principali sono Buteo, Butastur ( Africa e Asia ), Parabuteo, Buteogallus ( America ), ecc.

La Poiana comune ( Buteo buteo ) è uno dei rapaci più comuni in Italia.

La maggior parte degli Astori e Sparvieri ( generi Accipiter e Urotriorchis ), possiedono un piumaggio barrato trasversalmente sulla parte inferiore del corpo, ali corte e arrotondate e una coda piuttosto lunga.

Di tutti gli accipitridi, sono i più rapidi nel volo. Basano infatti la loro tecnica di caccia nell’inseguimento degli uccelli ad alta velocità, che riescono tuttavia a mantenere solo su brevi distanze.

Nonostante le dimensioni relativamente modeste, in virtù del loro temperamento particolare, sono in grado di catturare anche prede della loro taglia.

I più piccoli accitripidi si trovano nel gruppo degli sparvieri, come il Piccolo sparviero ( Accipiter minullus ), africano, presente nella lista rossa della IUCN, che misura appena 21 cm.

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L’Aquila crestalunga ( Lophaetus occipitalis ) vive a sud del Sahara © Giuseppe Mazza

Le tre specie canore, del genere Melierax, i cosiddetti astori cantanti : l’Astore cantante nero ( Melierax metabates ), l’Astore cantante pallido ( Melierax canorus ) e l’Astore cantante dell’est ( Melierax poliopterus ), conducono un tipo di vita aberrante.

Sfruttando i loro tarsi, piuttosto lunghi, cacciano infatti correndo nella savana.

Astore e sparviero nidificano ancora in alcune parti d’Italia.

I bianconi, genere Circaetus e le aquile dei serpenti, generi Dryotriorchis, Spilornis e Terathopius, sono rapaci diurni di grandi dimensioni, con una lunghezza che va da 46 a 62 cm, specializzati nella cattura dei rettili.

Essi cercano le vittime sorvolando a lungo i terreni di caccia, o attendendole al passaggio.

Queste uccelli depongono un solo uovo e l’incubazione è molto lunga.

Il Biancone ( Circaetus gallicus ) nidifica ancora, sebbene di rado, in Italia e migra in Africa.

Le Albanelle del genere Circus si dividono in 10 specie, ed altri due generi hanno una lunghezza media di 45 cm.

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Il Biancone ( Circaetus gallicus ) si nutre di rettili e nidifica ancora in Italia © Giuseppe Mazza

Tali uccelli si riconoscono facilmente per l’aspetto allungato ed il volo radente a lenti battiti d’ala, che si alternano a planate o a scivolate.

Inoltre, al contrario dei rapaci fin qui descritti ed altri di cui parleremo in seguito, nidificano elettivamente a terra, nelle praterie, nei campi, nelle paludi e nelle steppe, che costituiscono il loro ambiente tipico.

Il piumaggio è di solito chiaro ( grigio misto, bianco sporco ), ma talvolta scuro come nel Falco di palude ( Circus aeruginosus ).

Il dimorfismo sessuale è ben netto, soprattutto per la colorazione.

Non poche specie delle regioni temperate sono migratrici.

Si nutrono di piccole prede ( insetti, roditori, sciurimorfi, piccoli uccelli, lucertole, serpentelli ) che catturano a terra.

Il falco di palude e l’Albanella minore ( Circus pygargus ) nidificano ancora in Italia.

I Nibbi ( 13 specie afferenti ai generi Milvus, Haliastur, Ictinia, Harpagus, ecc.) sono uccelli di taglia discreta, ad esempio 60 cm di lunghezza per il Nibbio reale ( Milvus milvus ), ma poco dotati per la caccia attiva.

I biologi ornitologi hanno spesso notato che s’accontentano d’animali feriti, come pesci, roditori, uccelli o di carogne, e che almeno una specie è parassita d’altri rapaci più potenti, specializzata com’è nel furto delle prede, portate da questi ai nidi per il nutrimento della prole.

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Avvoltoio nubiano ( Torgos tracheliotus ) al pasto © Giuseppe Mazza

Le specie del genere Americano Ictinia sono in gran parte insettivore. I nibbi prediligono la vicinanza dei corsi d’acqua e dei laghi, ove trovano una parte del loro nutrimento.

Cinque specie posseggono una coda biforcuta.

Il Nibbio bruno ( Milvus migrans ) ed il Nibbio reale ( Milvus milvus ) nidificano ancora in Italia.

Le aquile di mare, che assomigliano alle aquile vere e proprie per le enormi dimensioni, peso 4-6 kg e lunghezza sino a 90 cm nell’Aquila di mare comune ( Haliaeetus albicilla ).

Si contano due generi: Haliaeetus ( Haliaeetus vocifer e Haliaeetus leucocephalus ) e Ichthyophaga ( 2 specie ).

Vivono tutte in riva al mare, o sui laghi, o lungo le sponde dei fiumi e dei grandi corsi d’acqua dolce, dove catturano i pesci e raccolgono animali morti o morenti.

I giovani delle aquile di mare, si trovano alcune volte anche nel Mediterraneo.

I Falchi pecchiaioli appartenenti al genere Pernis, sono rapaci insettivori nonostante le notevoli dimensioni. Il Falco pecchiaiolo comune od occidentale ( Pernis apivorus ) arriva per esempio a 50 cm. Questo gruppo comprende anche il genere Henicopernis, ed altri, ma quelli del genere Pernis sono i più specializzati, con adattamenti a regimi alimentari basati su insetti che pungono, soprattutto Imenotteri ( Hymenoptera ).

Così i rapaci del genere Pernis hanno narici a forma di fessura, orlo del becco e degli occhi ricoperto da piccole piume squamose, molto fitte, ed unghie poco ricurve, adatte a scavare il terreno per mettere a nudo i nidi dei Bombi ( Bombus ) e delle vespe.

Gli unici falchi pecchiaioli migranti sono quelli autoctoni delle regioni temperate.

In Italia nidifica il Falco pecchiaiolo comune od occidentale ( Pernis apivorus ).

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E’ spesso aiutato in questo compito dal grifone dorsobianco africano ( Gyps africanus ) © Giuseppe Mazza

Al gruppo dei falchi pecchiaioli si congiunge qualche rapace con regime alimentare simile: generi Chondrohierax e Leptodon nel Nuovo Mondo e Avicea nel Vecchio.

I nibbi bianchi sono piccoli uccelli ( 4 specie d’America e del Vecchio Mondo ) che si distinguono per la colorazione decisamente chiara ( grigia e bianca, con zone nere ) ed il loro regime insettivoro.

Il Nibbio coda di rondine ( Elanoides forficatus ), americano, assomiglia parec- chio ad essi.

La Poiana dei pipistrelli, appartenente al genere Machaerhamphus, sottofamiglia dei Machaerhamphinae, dell’Africa e dell’Asia orientale, merita una citazione particolare per il suo regime monofagico o stenofago: questa specie, cattura quasi esclusivamente pipistrelli, che verso sera prendono il volo, uscendo dalle tane ove hanno trascorso la giornata.

Questo rapace pertanto, rispetto quelli visti finora, presenta abitudini crepuscolari e rimane inattivo durante il giorno.

Infine due strani uccelli del genere Rostrhamus, dal becco sottile e molto ricurvo, si nutrono in gran parte, se non esclusivamente, di molluschi gasteropodi e vivono in America.

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Il Capovaccaio (Neophron percnopterus), 1,60 m d’apertura alare, è un necrofago del Vecchio Mondo © Mazza

Gli avvoltoi del Vecchio Mondo ( 14 specie ) sono stati per lungo tempo posti in una famiglia a sé stante dai biologi ornitologi, quella degli Egipidi ( Egiipidi ), giustificando tale classificazione con la loro biologia.

Si tratta d’uccelli di grandi dimensioni. Il più piccolo, il Capovaccaio ( Neophron percnopterus ), misura 1,60 m d’apertura alare. Il più grande è l’Avvoltoio degli agnelli ( Gypaetus barbatus ), dal piumaggio nero, bruno e beige e talvolta in gran parte bianco, con ali molto lunghe e larghe, che permettono loro di planare in maniera egregia.

Tutti, tranne l’avvoltoio degli agnelli, hanno la testa e il collo senza piume, rivestiti solamente da un piumino più o meno sparso.

Le zampe hanno piedi con dita deboli e adatte per camminare.

Gli avvoltoi vivono nelle regioni povere, desertiche e montagnose.

Sono “necrofagi” e la presenza di branchi d’ungulati è una delle condizioni per la loro esistenza, poiché si nutrono quasi esclusivamente dei cadaveri che trovano a vista.

L’Avvoltoio delle palme ( Gypohierax angolensis ), africano, mangia anche frutti.

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Il Cathartes burrovianus ha la stessa taglia, ma si occupa delle carogne del Nuovo Mondo © Giuseppe Mazza

L’avvoltoio degli agnelli invece, si nutre quasi esclusivamente d’ossa.

Quattro specie vivono in Europa, 8 in Asia e 9 in Africa.

Viene deposto un solo uovo bianco a macchie brune e l’incubazione dura da 46 a 53 giorni, a seconda della specie.

L’Avvoltoio grifone ( Gyps fulvus ), razza ( Gyps fulvus fulvus ), si trova ancora in Sardegna mentre è recentemente scomparso dalla Sicilia.

Il capovaccaio dovrebbe ancora vivere negli Appennini centromeridionali, ed infine l’avvoltoio degli agnelli potrebbe ancora essere presente in Sardegna.

- Famiglia degli Pandionidi ( Pandionidae )

Contempla la sola specie Falco pescatore ( Pandion haliaëtus ). Questo uccello viene, come accennato prima, ancora oggi collocato da molti biologi ornitologi nella famiglia degli Accipitridae, ma la sua morfologia e la sua biologia, del tutto particolari, ha indotto i biologi tassonomi ad assegnargliene una propria. In effetti è l’unico rapace diurno che si nutre esclusivamente di pesci, che cattura tuffandosi in acqua.

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Con oltre 3 m d’apertura alare, il Condor ( Vultur gryphus ) è fra i più grandi rapaci esistenti © Giuseppe Mazza

Le zampe a tarsi nudi, terminano con dita la cui superficie è rivestita di spicule cornee, particolarmente adatte a trattenere prede squamate e viscide.

Occorre notare inoltre, che il dito esterno è reversibile, vale a dire può essere portato più indietro del dito esterno di molte altre specie e ciò facilita ulteriormente la presa.

Il falco pescatore si trova praticamente in tutto il mondo, esclusa l’America meridionale.

In Italia non nidifica più. Qualche coppia forse, fa ancora il nido in Corsica, mentre nella penisola, durante il passo, si vedono alcuni individui sostare soprattutto lungo i principali fiumi.

Purtroppo, vengono spesso abbattuti dai cacciatori.

- Famiglia dei Catartidi ( Cathartidae )

Questa famiglia annovera gli avvoltoi del Nuovo Mondo, che assomigliano molto a quelli del Vecchio Mondo, famiglia Accipitridae.

Due specie di Condor afferenti a due generi distinti Vultur e Gymnogyps, e 4 avvoltoi. I generi Sarcorhamphus, Coragyps e Cathartes, posseggono però alcuni caratteri anatomici che li distinguono nettamente; si tratta dei tendini delle dita, delle narici, della ghiandola “uropigiale”, delle unghie ( molto meno ricurve ) e dell’apparato vocale, che è assente.

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Come le grue e le otarde, il Serpentario ( Sagittarius serpentarius ) ha abitudini di vita terrestri © G. Mazza

Il Condor delle Ande ( Vultur gryphus ) ed il famoso Condor californiano ( Gymnogyps californianus ) sono i rapaci più grandi che si conoscano, rispettivamente un’apertura alare di 3,15 m per la prima specie e 3,20 m per la seconda e una lunghezza per entrambi di 1,25 m.

I vari Urubù, come il Coragyps atratus e l’Avvoltoio papa ( Sarcoramphus papa ), sono più piccoli, generalmente 60-72 cm di lunghezza. Solo due specie si trovano nell’ America settentrionale.

- Famiglia dei Sagittaridi ( Sagitariidae )

Il serpentario, in Inglese Secretary bird ( Sagittarius serpentarius ), delle savane africane forma da solo questa famiglia.

Per il suo becco adunco, il regime a base di piccoli vertebrati ( rettili, batraci e piccoli roditori ) e il modo di riprodursi, questo uccello è decisamente un rapace.

Se però, si considerano le sue lunghe zampe ( le cui dita sono collegate alla loro base, mediante una membrana interdigitale, piede “sindattilo” ) e le abitudini ed i costumi di vita, per la maggior parte terrestri, si sarebbe indotti a credere che le sue affinità, con uccelli quali le otarde e le gru, siano notevoli.

Tra gli altri strani caratteri, il serpentario, che misura 1,15 m di lunghezza e, 2,10 m di apertura alare, c’è quello di possedere delle timoniere mediane molto allungate, che superano le altre penne di 13-15 cm e una cresta occipitale, che gli ha valso il nome in Inglese di segretario ( Secretary bird ), alludendo all’abitudine che avevano i segretari di altro tempo, nel sistemarsi sull’orecchio la penna.

Ha un piumaggio grigio-nero.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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Haliaeetus vocifer - Parabuteo unicinctus - Aquila nipalensis

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Aquila nipalensis- Forma giovanile di Parabuteo unicinctus - Haliaeetus vocifer

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Haliaeetus vocifer

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Haliaeetus vocifer

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Gyps africanus - Aquila nipalensis - Neophron percnopterus - Lophaetus occipitalis - Torgos tracheliotus

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Cathartes burrovianus - Vultur gryphus - Falco peregrinus

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Falco peregrinus

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Falco peregrinus - Buteo albicaudatus - Circaetus gallicus - Butastur rufipennis - Sagittarius serpentarius

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Gyps fulvus - Geranoaetus melanoleucus - Hieraaetus fasciatus - Melierax poliopterus - Parabuteo unicinctus - Polyborus plancus

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Falco cherrug

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Falco cherrug - Geranoaetus melanoleucus - Harpia harpyja

© Giuseppe Mazza

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