Achillea millefolium

Famiglia : Compositae

 

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Testo © Eugenio Zanotti

 

 

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L’Achillea millefolium è una specie frequente nei prati europei fin verso i 2200 m di quota © Giuseppe Mazza

Il genere Achillea comprende circa una novantina di specie, oltre 50 di queste presenti spontaneamente in Europa. Il Millefoglio ( Achillea millefolium - L. 1753 ) è una specie con areale circumboreale, ovvero presente nelle zone fredde e temperato-fredde dell’Europa, dell’ Asia e dell’America Settentrionale. Risulta naturalizzata in Australia e in Nuova Zelanda.

Il nome "achillea" deriva da un’antica leggenda, narrata anche da Plinio, secondo la quale Achille usava curare le ferite dei compagni con foglie di questa pianta, edotto sulle sue virtù terapeutiche dal centauro Chirone. “Invenisse et Achilles discipulus Chironis qua vulneribus mederetur quae ob id Achilleos vocatur…”. Si narra che con questa pianta furono guarite le ferite riportate in combattimento da Telefo, re dei Misi (Anatolia I° secolo A.C.).

Lo specifico "millefolium" è dovuto alle numerose foglie di questa pianta ma soprattutto per la suddivisione della lamina in numerosissime e sottili lacinie.

L’ Achillea millefolium fa parte di un gruppo di specie di aspetto molto simile, per lungo tempo considerata un’entità polimorfa, poi inquadrata in due sottospecie con undici varietà e più recentemente, dopo indagini citogenetiche, sono state individuate numerose specie meglio definite (e loro ibridi) come caratteristiche morfologiche ed habitat ( Achillea distans, Achillea striata, Achillea aplenifolia, Achillea collina, Achillea roseo-alba, Achillea pannonica, Achillea setacea ).

Il millefoglio è una pianta erbacea perenne stolonifera emettente ricacci, più o meno finemente pelosa, con odore aromatico, a fusto eretto o ascendente, alto 30-60 (90) cm, di solito semplice, a volte in alto ramoso-corimboso.

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Era detta "erba del soldato" per le sue virtù disinfettanti e cicatrizzanti delle ferite © Giuseppe Mazza

Foglie lanceolate, strette, alterne, bislungo-lanceolate, bipennatosette a lacinie lineari bi-trifide, acute e mucronate, quelle basali spicciolate, quelle lungo il fusto in subsessili e in alto sessili. Rachide fogliare intero, largo 0,5 - 1 mm.

I capolini (2,5-3 x 4-5 mm) sono raggruppati in un corimbo, hanno ligule orbicolari od ovate, tridentate, di colore bianco o roseo più o meno carico. La fioritura è concentrata da maggio a settembre. I frutti sono lunghi 1,8- 2 mm, appiattiti, brevemente alati e privi di pappo. Cresce nei prati aridi, nei prati stabili, nei pascoli sassosi, soprattutto montani e subalpini (0-2200 m).

Le numerose e belle varietà ottenute da questo genere di piante, segnatamente da Achillea millefolium, Achillea filipendulina, Achillea nobilis, Achillea ptarmica, Achillea sibirica, Achillea tomentosa, sono molto usate nei giardini per la formazione di aiuole e bordure. In passato le achillee erano ben viste nei prati poiché si ritenevano piante utili a mantenere in salute gli animali al pascolo e nel contempo, si diceva che con il loro aroma allontanasse le mosche ed altri insetti fastidiosi.

La coltivazione delle specie sopra ricordate è piuttosto semplice poiché sono piante rustiche che non richiedono particolari esigenze climatiche, preferiscono posizioni assolate e terreni leggeri sia poveri e asciutti, sia fertili e freschi.

Si propagano per divisione di cespi perché il seme germina molto lentamente e le giovani plantule possono essere quindi soffocate dalle infestanti. Si piantano piuttosto superficialmente a 30-35 cm di distanza, alternate ad altre specie con fiori cromaticamente adatti in modo da creare contrasto.

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I capolini, per lo più bianchi, sono raggruppati in un corimbo, in fiore da maggio a settembre © Giuseppe Mazza

Le achillee sono molto visitate da farfalle e altri insetti utili. E’ stata recentemente creata una bellissima cultivar chiamata “Fuerland” con fiori che variano dal colore rosso (giovani) all’arancione (maturi) fino al color giallo-crema prima di appassire. Tranne Achillea ptarmica che cresce bene in terreni umidi, le altre specie del genere impiegate come ornamentali hanno bisogno di poche irrigazioni, dopo le prime effettuate per favorire l’attecchimento dei cespi. In condizioni non ottimali (terreni pesanti, mal drenati, luoghi ombreggiati) sono a volte colpite dalle ruggini ( Puccinia millefolii ) e temono l’attacco di afidi e acari.

Le sommità fiorite, raccolte in giugno ed essiccate preferibilmente all’ombra in ambienti ventilati, contengono il glucoside achilleina o achillina, acido achilleico, una sostanza amara, olio essenziale con composti terpenici (cineolo, pinene, borneolo, cariofillene e camazulene), canfora, esteri degli acidi acetico, isovalerianico e formico, fitosterina, tracce di eugenolo, tannini e mucillaggini, sali di potassio, fosfati, cumarine, tannini, ecc. Nei fiori vi è anche acido propionico e nelle radici, composti solforati volatili. Il millefoglio è impiegato soprattutto come migliorativo delle condizioni generali della circolazione, per accelerare il ricambio, come emmenagogo, eupeptico, antigastralgico, spasmolitico-sedativo. Si somministra in polvere od in infuso. Migliora le condizioni generali della circolazione, influenza positivamente le funzioni digestive ed epatiche, accelera il ricambio, frena le emorragie uterine, emorroidarie, nasali e polmonari, stimola l’appetito ed è consigliata nelle cure primaverili depurative del sangue.

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Possono assumere anche tonalità rosate. Attirano le farfalle e scacciano gli insetti sgraditi © Giuseppe Mazza

Indicata anche come amaro-aromatica, blandamente antinfiammatoria antipi- retica e ipotensiva.

Diversi botanici ed erboristi ne parlano dal Medioevo in poi nei loro trattati e l’ "erba dei tagli", l’erba di carpentieri o "erba del soldato" è tuttora considerata provvidenziale sulle ferite perché disin- fetta, cicatrizza e stimola la rigenerazione dei tessuti.

Un altro impiego interessante che recentemente ha dato buoni risultati in cosmesi è quello di preparati topici per schiarire progressivamente le cosiddette “macchie della vecchia” della pelle, causate da un alterato metabolismo dei melanociti.

Non è ancora chiaro il meccanismo d’azione e quali siano i principi attivi che ne determinano l’effetto: potrebbero essere dei glucosidi cianogenetici presenti nella pianta oppure, più probabilmente, dei flavonoidi che hanno notevoli capacità antiossidanti; in questa ipotesi il flavonoide cederebbe al citoplasma del melanocita quella quantità di H+ necessaria per impedire l’ossidazione della tiroxina. Insieme con altre congeneri entra nella composizione delle ricette tradizionali per la produzione di amari e liquori digestivi e le sue foglie giovani sono raccolte in molti luoghi e cotte in frittate e minestre assieme ad altre erbe commestibili e conferiscono un gradevole aroma. In passato nei Paesi del nord Europa questa pianta sostituiva l’aromatico luppolo nel processo fabbricazione della birra, ed in Germania nel XVI secolo si mettevano suoi semi nei tini per assicurare la conservazione del vino.

Preparazioni:

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Niente da stupirsi che sia diventata una pianta da giardino, con fantasiosi cultivar anche gialli © Giuseppe Mazza

Infuso carminativo, indicato nei casi di digestione difficile e come calmante di dolori addominali

Un cucchiaino colmo di sommità fiorite secche in una tazza di acqua bollente: lasciare infondere 15 minuti e bere un’ora dopo i pasti dolcificando con un cucchiaio di miele.

Vino digestivo

Un pugno di sommità fiorite secche in un litro di vino bianco secco: lasciare in macerazione una settimana. Per migliorarne il sapore si può aggiungere all’ Achillea millefolium un pizzico di semi di finocchio o di anice. Si filtra il tutto e se ne beve un bicchierino dopo i pasti dolcificato con miele o zucchero.

Infuso cosmetico

Una manciata di sommità fiorite secche in mezzo litro di acqua bollente: si lascia infondere mezz’ora, e dopo la filtrazione e la spremitura del residuo si applica sul viso per venti minuti mediante cotone idrofilo. Lo stesso infuso è utile come lozione da applicare ai capelli con seborrea e forfora.

 

Sinonimi: Achillea millefolium L. var. alpestris Wimmer & Grab (1827), Achillea millefolium L. var. lanuginosa Gaudin (1829), Achillea millefolium L. var. lanata Koch (1838), Achillea millefolium L. var. collina (Becker ex Reichamb. Fil. (1854), Achillea millefolium L. var. macrocephala (1861), Achillea millefolium L. subsp. alpestris (Wimmer & Grab.) Gremli (1878), Achillea millefolium L. subsp. lanata Arcangeli (1882), Achillea millefolium L. subsp. sudetica (Opiz) Oborny (1885), Achillea millefolium L. subsp. compacta (Lam.) Boonier & Layens (1894), Achillea millefolium L. proles monticola (Martrin-Donos) Rouy (1903), Achillea millefolium L. var. lamotteanum Rouy (1903), Achillea millefolium L. proles setacea sensu Rouy (1903), Achillea millefolium L. subsp. caroli Sennen (1929), Achillea millefolium L. subsp. strictifolia Sennen (1929), Achillea millefolium L. subsp. ceretana Sennen (1929), Achillea millefolium L. subsp. foliosa Sennen (1929), Achillea millefolium L. subsp. tanacetifolia (Janchen) P. Fourn. (1939), Achillea millefolium L. var. pedemontana Briq. & Cavillier in Burnat (1917), Achillea millefolium L. var. pellatii Bonnier (1922).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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