Adansonia digitata

Famiglia : Malvaceae

Testo © Pietro Puccio

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Frequente nella savana keniota, l’Adansonia digitata perde le foglie nella stagione secca © Giuseppe Mazza

La specie è originaria dell’Africa (Angola, Benin, Botswana, Burkina Faso, Camerun, Chad, Costa d’Avorio, Etiopia, Ghana, Guinea, Kenia, Malawi, Mali, Mozambico, Namibia, Niger, Senegal Sierra Leone, Sudan, Sudafrica, Tanzania, Togo, Zaire e Zimbabwe) e Madagascar dove cresce prevalente- mente nelle savane da aride a sub umide, con una stagione delle piogge da 2 a 6 mesi e temperature medie annuali da 20 a 30 °C, dal livello del mare fino a circa 1500 m di altitudine.

Il genere è dedicato al naturalista francese Michel Adanson (1727-1806); il nome specifico è l’aggettivo latino “digitatus, a, um” = provvisto di dita, con riferimento alla forma della foglia.

Nomi comuni: african baobab, baobab, cream-tartar tree, dead-rat tree, monkey-bread tree, Senegal calabash, upside-down tree (inglese); apebrood- boom, kremetart (afrikaans); baubab, hamaraya (arabo); hou mian bao shu (cinese); adansonie d’Afrique, baobab africain, baobab de Mahajanga, baobab de Mozambique, calebassier du Sénégal, gros mapou, pain de singe (francese); baobab (italiano); baobaba, baovola, bozobe, boy, boringy, mboio, mboy, rainiala, reniala, ringy, sefo, vanoa, vontana (malgascio); baobá, imbondeiro (portoghese); baobab del África (spagno- lo); mbuya (swahili); Affenbrotbaum, Afrikanischer Baobab (tedesco).

L’ Adansonia digitata L. (1753) è un albero alto fino a 25 m con tronco massiccio cilindrico o dalla caratteristica forma a bottiglia, che può raggiungere 10 m di diametro, e rami irregolarmente distribuiti lungo il tronco o concentrati all’apice. La corteccia è liscia e fibrosa di colore da grigio a bruno rossastro con un sottile strato verde fotosintetico sotto la superficie.

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Un maestoso esemplare centenario nel Transvaal. La corteccia, liscia, fibrosa, grigia o bruno rossastra, ha un sottile strato verde fotosintetico sotto la superficie © Giuseppe Mazza

Le foglie, su un picciolo lungo fino a 12 cm, sono alterne, raggruppate all’estremità dei rami, palmato-composte, quelle ad inizio stagione con 2-3 foglioline, le successive con 5-7, rarement 9, di forma ellittica o ellittico-obavata con margine intero o leggermente dentato, di dimensioni molto variabili, 5-14 cm di lunghezza e 2-5 cm di larghezza, di colore verde scuro.

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Le foglie palmato composte sono molto variabili con più elementi al culmine della stagione vegetativa. Quelle giovani, ricche di proteine, minerali e vitamina A, vengono consumate cotte come verdure © Giuseppe Mazza

Fiori ascellari ermafroditi, su un peduncolo lungo 15-50 cm, solitari o raramente in coppia, penduli, grandi, vistosi, dall’odore sgradevole, con calice di colore verde esternamente, crema internamente, to- mentoso, lungo 5-9 cm, solitamente pentapartito con lobi triangolari con apice appuntito, retroflessi.

Corolla a 5 petali parzialmente sovrap- posti, obovati con apice arrotondato, crespati, di 5-9 cm di lunghezza e 4-8 cm di larghezza, di colore bianco.

Stami fitti e numerosi, fusi alla base per circa metà della lunghezza a formare un tubo lungo 3-5 cm che circonda lo stilo bianco che supera le antere di 1-2 cm; stigma con 5-10 lobi fimbriati.

I fiori si aprono nel tardo pomeriggio e iniziano a chiudersi la mattina successiva e sono impollinati principalmente da pipi- strelli attirati dall’odore del nettare secreto dai peli ghiandolari posti alla base dei sepali.

I frutti sono capsule indeiscenti di forma variabile, da globosi a oblunghi, 10-35 cm di lunghezza e 7-15 cm di diametro, ricoperti da una densa e corta peluria giallastra, con pericarpo legnoso, spesso circa 1 cm, e polpa farinosa in cui son dispersi i semi reniformi appiattiti lateralmente, di 1-1,3 cm di lunghezza, 0,8-1 cm di larghezza e circa 0,4 cm di spessore, di colore bruno scuro.

Si riproduce per seme, preventivamente scarificato meccanicamente o chimica- mente (per immersione in soluzione di acido solforico per alcune ore) per intaccare il duro tegumento esterno, utilizzando contenitori profondi almeno 20 cm e terriccio drenante costituito per il 60% di terra da giardino più sabbia e sostanza organica in parti uguali, con tempi di germinazione da 10 a 30 giorni e prima fioritura a partire da 10 anni.

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Il frutto, lungo 10-35 cm, contiene una polpa farinosa commestibile ricca in vitamina C. Anche i semi sono commestibili e tutte le parti della pianta hanno note virtù medicinali © Giuseppe Mazza

Si riproduce anche per talea preferibilmente apicale, di circa 10 cm di lunghezza, privata delle foglie, tranne le due superiori divise a metà per limitare l’evapotraspirazione, e per innesto.

Albero maestoso, di veloce crescita allo stadio giovanile, richiede un clima tropicale o subtropicale con estati calde e umide e inverni secchi, con valori minimi di temperatura superiori a 5 °C, e una esposizione in pieno sole.

Cresce in un’ampia varietà di suoli, anche poveri e pietrosi, purché profondi e drenanti, non sopportando ristagni idrici, ed è particolarmente resistente alla siccità, grazie all’acqua immagazzinata nel tronco, e al fuoco.

Il baobab è una importante fonte di cibo per le popolazioni locali, le foglie giovani, ricche di proteine, minerali e vitamina A, vengono consumate cotte come verdure oppure seccate per preparare salse o da aggiungere al riso bollito, sono anche utilizzate nell’alimentazione animale.

La polpa di colore bianco giallastro, farinosa e leggermente acidula, con il più alto contenuto di vitamina C presente in un frutto, viene consumata disciolta in bevande sia calde che fredde, aggiunta in gelati e confetture o usata come agente lievitante. I semi, liberati dal duro strato esterno, ricchi di proteine e con un contenuto di olio intorno al 15%, sono consumati freschi, tostati, essiccati o macinati, spesso aggiunti alle minestre come addensante.

Le fibre ricavate dalla corteccia vengono impiegate, per la loro robustezza, per realizzare corde, reti, borse, stuoie e numerosi altri oggetti di uso comune, l’epicarpo legnoso del frutto, variamente decorato, viene utilizzato per oggetti artigianali, infine dalle radici si ricava un colorante rosso.

Tutte le parti della pianta sono ampiamente utilizzate nella medicina tradizionale africana per varie patologie, in particolare le foglie, la polpa del frutto e soprattutto la corteccia sono utilizzate come antipiretico e la polpa contro diarrea e dissenteria; in India, dove da tempo si è naturalizzata, è utilizzata soprattutto la corteccia radicale.

L’albero infine riveste anche significati mitici e religiosi per molte popolazioni locali ed è al centro di numerose leggende che si tramandano da generazioni.

Sinonimi: Adansonia bahobab L. (1763); Ophelus sitularius Lour. (1790); Adansonia baobab Gaertn. (1791); Adansonia situla (Lour.) Spreng. (1826); Adansonia integrifolia Raf. (1838); Adansonia scutula Steud. (1840); Baobabus digitata (L.) Kuntze (1891); Adansonia sphaerocarpa A.Chev. (1901); Adansonia sulcata A.Chev. (1906); Adansonia somalensis Chiov. (1932).

 

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