Aechmea aquilega

Famiglia : Bromeliaceae

Testo © Pietro Puccio

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Sempreverde monocarpica, si riproduce per seme e divisione dei cespi © Mazza

L’ Aechmea aquilega (Salisb.) Griseb. (1864) è originaria dell’America tropicale (Antille Venezuelane, Brasile, Costa Rica, Giamaica, Guaiana Francese, Guyana, Suriname, Trinidad & Tobago e Venezuela).

Il nome generico deriva dal greco “aichme” = punta di lancia, con riferimento agli apici spinosi dei sepali e delle brattee floreali; il nome specifico deriva dal latino “aquilega” = che raccoglie acqua (da “aqua” = acqua e “lego” = raccogliere) con probabile riferimento alla abbondante secrezione mucosa nella infiorescenza.

Nomi comuni: “aqua bromeliad” (inglese); “bosananas”, “caraguata guacu” (spagnolo).

Specie erbacea sempreverde, monocarpica (fruttifica una sola volta e poi muore), acaule, epifita o terrestre, presenta una rosetta imbutiforme di numerose foglie disposte a formare una cavità centrale solitamente riempita d’acqua.

Le foglie sono lineari, strette, lunghe fino ad 1,5 m, verdi, fittamente ricoperte da minuscole scaglie bianche e dai margini muniti di spine lunghe 1-5 mm di colore bruno; in pieno sole le foglie assumono una tonalità dal rosa al porpora.

L’infiorescenza, al centro della rosetta, è costituita da uno scapo floreale lungo 40-80 cm, coperto in basso da un denso tomento bianco, provvisto di brattee ellittiche, appuntite, più lunghe degli internodi, che si sovrappongo; quelle superiori sono di colore rosso.

Lo scapo termina con una infiorescenza di lunga durata alta circa 40 cm costituita da un racemo composto, formata cioè da più racemi che si dipartono da un asse centrale, i racemi, in numero di 10-20, sono costituiti da grappoli di fiori compatti, solitamente racchiusi in una secrezione mucosa.

Le brattee sotto i singoli racemi, di colore rosso, sono più lunghe dei grappoli dei fiori, circa 10 cm quelle inferiori, mentre quelle dei singoli fiori sono ovali, appuntite, con una spina all’apice, lunghe circa 30 mm e larghe 15 mm, di colore verde.

I fiori hanno sepali di colore giallo arancio lunghi 15 mm, con una spina all’apice, mentre i petali sono lunghi 25 mm e larghi 3 mm, appuntiti, di colore giallo arancio.

Si riproduce, oltre che per seme, per via vegetativa tramite le nuove piante che nascono alla base della pianta e che possono essere staccate quando hanno raggiunto una dimensione pari almeno ad un terzo di quella della pianta madre.

Specie adatta ad essere coltivata nei climi tropicali e subtropicali a spiccata stagionalità, sia in pieno sole che leggera ombreggiatura e su suoli anche poveri, sabbiosi, particolarmente drenanti, essendo soggetta a marciumi per ristagno d’acqua, specie in connessione con basse temperature.

Nei climi più umidi può essere coltivata anche come epifita sugli alberi. La sua collocazione ideale, dal punto di vista ornamentale, è in giardini “desertici”, potendo sopportare una intensa radiazione solare e bassa disponibilità di acqua.

Può essere coltivata in vaso per la decorazione di interni spaziosi, per le sue dimensioni e la presenza di spine, sia in piena luce che in leggera ombreggiatura, utilizzando un substrato particolarmente drenante e poroso, con temperature superiori ai 14-16°C.

Il substrato in estate deve essere mantenuto leggermente umido e l’umidità ambientale, in presenza di aria secca ed elevate temperature, può essere eventualmente incrementata con nebulizzazioni utilizzando acqua a temperatura ambiente e non calcarea per evitare antiestetiche macchie sulle foglie; in inverno le innaffiature vanno distanziate per permettere al substrato di asciugare.

In estate si può lasciare un po’ d’acqua nella cavità centrale formata dalla rosetta di foglie, rinnovandola frequentemente per evitare che diventi un focolaio larvale di zanzare, mentre in inverno è preferibile lasciarla asciutta per evitare possibili marciumi.

Sinonimi: Bromelia aquilega Salisb. (1806); Gravisia aquilega (Salisb.) Mez (1892).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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