Aechmea blanchetiana

Famiglia : Bromeliaceae

Testo © Pietro Puccio

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Aechmea branchetiana col suo racemo composto. E’ una spece monocarpica © G. Mazza

La specie è originaria del Brasile (Alagoas, Bahia, Ceará, Espirito Santo, Fernando de Noronha, Maranhão, Minas Gerais, Paraiba, Pernambuco, Piauí, Rio de Janeiro, Rio Grande do Norte, São Paulo, Sergipe e Trindade), dove cresce lungo le coste nella tipica vegetazione chiamata localmente “restinga”, caratterizzata da suoli poveri, sabbiosi e acidi.

Il nome generico deriva dal greco “aichme” = punta di lancia, con riferimento agli apici spinosi dei sepali e delle brattee floreali; la specie è dedicata al suo scopritore, Jacques S. Blanchet.

La Aechmea blanchetiana (Baker) L.B.Sm. (1955) è una specie erbacea sempreverde, monocarpica (fruttifica una sola volta e poi muore), acaule, epifita o terrestre, presenta una rosetta imbutiforme di numerose foglie disposte a formare una cavità centrale solitamente riempita d’acqua. Le foglie sono appuntite, ricurve, lunghe 0,4-1 m, con margini ed apice spinosi, di colore verde che diventa arancio rossastro quando esposta in pieno sole.

L’infiorescenza, al centro della rosetta, lunga fino a oltre 1,5 m, è costituita da uno scapo floreale che termina con un racemo composto, formato cioè da più racemi che si dipartono da un asse centrale, con fiori minuscoli circondati da appariscenti brattee appuntite di colore rosso e giallo. I frutti sono bacche globose contenenti semi ellittici lunghi circa 2 mm. Si riproduce, oltre che per seme, per via vegetativa tramite le nuove piante che nascono alla base e che possono essere staccate quando hanno raggiunto una dimensione pari almeno ad un terzo di quella della pianta madre. Di grande valore ornamentale e paesaggistico, per le foglie dal particolare colore e le infiorescenze che persistono per molti mesi, è una delle bromelie più utilizzate nei paesi tropicali e subtropicali in massa e come copri suolo o epifita sugli alberi.

La sua collocazione ideale, dal punto di vista ornamentale, è in giardini “desertici”, anche in prossimità del mare, potendo sopportare una intensa radiazione solare, bassa disponibilità di acqua e aerosol salini; asciutta può sopportare temperature appena inferiori a 0 °C, in queste situazioni resiste meglio se riparata dalle piogge invernali dato che l’azione combinata dell’umidità e delle basse temperature la rendono più sensibile ai marciumi.

Richiede un terreno particolarmente drenante, preferibilmente sabbioso, e una esposizione in pieno sole per una colorazione più intensa, può crescere anche in ombra, ma le foglie diventano verdi e piuttosto morbide e cascanti. Innaffiature e concimazioni in estate vanno effettuate con moderazione, un loro eccesso infatti tende a fare perdere la particolare colorazione delle foglie.

Può essere coltivata in vaso, anche piccolo avendo un limitato apparato radicale, con substrato molto aerato, leggero, drenante e ricco di sostanza organica con aggiunta di sabbia grossolana silicea. In estate si può lasciare dell’acqua nella cavità centrale formata dalla rosetta di foglie, rinnovandola frequentemente per evitare che diventi un focolaio larvale di zanzare, mentre in inverno è preferibile lasciarla piuttosto asciutta, in presenza di basse temperature, per evitare possibili marciumi.

L’infiorescenza recisa dura circa un mese ed è spesso utilizzata nelle composizioni floreali.

Sinonimi: Streptocalyx laxiflorus Baker (1889); Tillandsia blanchetiana Baker (1889); Aechmea laxiflora (Baker) Mez (1892); Aechmea remotiflora Mez (1896).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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