Aechmea bromeliifolia

Famiglia : Bromeliaceae

Testo © Pietro Puccio

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Lo scapo floreale è ricoperto da un denso tomento bianco © Mazza

L’ Aechmea bromeliifolia (Rudge) Baker (1883) è originaria dell’Argentina, Belize, Bolivia, Brasile, Colombia, El Salvador, Guaiana Francese, Guatemala, Guyana, Honduras, Nicaragua, Paraguay, Perù, Suriname, Trinidad e Venezuela.

Il nome generico deriva dal greco “aichme” = punta di lancia, con riferimento agli apici spinosi dei sepali e delle brattee floreali; il nome specifico è la combinazione del nome “bromelia” e del termine latino “folia” = foglia, per la somiglianza delle foglie a quelle del genere Bromelia.

Nomi comuni: “abacaxi-de-tingir”, “copo-de-vaqueiro”, “gravatá de pau” (portoghese); “caraguatá”, “piña del monte” (spagnolo).

Specie erbacea sempreverde, monocarpica (fruttifica una sola volta e poi muore), acaule, epifita o litofita, piuttosto variabile come dimensioni ed aspetto, alta con l’infiorescenza 60-90 cm, presenta una rosetta, a volte tubolare, a volte aperta, di foglie nastriformi rigide dall’apice ricurvo, lunghe 30-90 cm e larghe 4-9 cm, e dai margini muniti di spine brune lunghe fino ad 1 cm.

Le foglie sono di colore verde scuro e ricoperte da minuscole scaglie grigie e formano al centro una cavità normalmente riempita di acqua.

Lo scapo floreale, al centro della rosetta, è ricoperto da un denso tomento bianco e da brattee lanceolate di colore dal rosa al rosso e termina con una spiga semplice, lunga circa 15 cm, cilindrica, densa, costituita dalle brattee floreali, spesse e coriacee, coperte da un fitto tomento bianco, di lunga durata.

I singoli fiori hanno i petali lunghi 15 mm, di colore giallo verdastro, ed ovario ricoperto da un fitto tomento bianco, sono di brevissima durata e diventando neri contrastano con il bianco delle brattee; il frutto è una bacca subglobosa contenente numerosi semi.

Si riproduce, oltre che per seme, per via vegetativa tramite le nuove piante che nascono da gemme ascellari tra le foglie, che possono essere staccate quando hanno raggiunto una dimensione pari almeno ad un terzo di quella della pianta madre.

Specie molto ornamentale per la caratteristica infiorescenza, ma piuttosto “aggressiva” per i margini spinosi, poco adatta quindi, anche per le dimensioni, ad essere coltivata in vaso in ambienti di dimensioni limitate.

All’aperto può essere coltivata nelle zone tropicali e subtropicali sia umide che a spiccata stagionalità, in pieno sole come in parziale ombra, sugli alberi come epifita o in giardini rocciosi e su scogliere e rupi, essendo resistente a periodi di secco, al vento ed agli aerosol marini.

Se ne può tentare la coltivazione, in posizione riparata dalle piogge invernali, anche nelle zone temperato calde, resistendo, sia pure per brevissimo periodo, a temperature di circa -3°C.

Sinonimi: Tillandsia bromeliifolia Rudge (1806); Macrochordion bromeliifolium (Rudge) Beer (1856); Macrochordion renaudii E.Morren ex Baker (1889); Hoiriri bromeliifolia (Rudge) Kuntze (1898).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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