Aechmea fulgens

Famiglia : Bromeliaceae

Testo © Pietro Puccio

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Aechmea fulgens con frutti. Fiorisce una sola volta e poi muore © Giuseppe Mazza

La specie è originaria del Brasile nordorientale (Alagoas, Bahia, Ceará, Fernando de Noronha, Maranhão, Paraiba, Pernambuco, Piauí, Rio Grande do Norte e Sergipe), dove vive nella foresta atlantica sia come epifita sugli alberi, sia come terrestre che su affioramenti rocciosi.

Il nome generico deriva dal greco “aichme” = punta di lancia, con riferimento agli apici spinosi dei sepali e delle brattee floreali; il nome specifico è il participio latino “fulgens” = risplendente, brillante.

Nomi comuni: coral berry (inglese).

L’ Aechmea fulgens Brongn. (1841) è una specie erbacea sempreverde, monocarpica (fruttifica una sola volta e poi muore), acaule, epifita o terrestre, alta con l’infiorescenza circa 50 cm, presenta una rosetta imbutiforme di numerose foglie disposte a formare una cavità centrale solitamente riempita d’acqua.

Le foglie sono ricurve, lunghe 30-45 cm e larghe 5-6 cm, con margini spinosi ed apice arrotondato munito di spina, di colore verde superiormente, grigio cerose inferiormente. Infiorescenza, al centro della rosetta, costituita da uno scapo floreale eretto, di 20-25 cm di lunghezza ed 1 cm di diametro, che termina con un racemo composto, lungo circa 20 cm, formato da 3-8 racemi che si dipartono dall’asse centrale, di colore rosso, lunghi 5-8 cm, portanti fiori sessili (privi di picciolo) con sepali di colore rosso, lunghi 0,5 cm, petali di colore viola tendente al rosso all’appassimento e ovario rosso a maturazione.

I frutti sono bacche globose di colore rosso, persistenti per molti mesi. Si riproduce, oltre che per seme, per via vegetativa tramite le nuove piante che nascono alla base della pianta e che possono essere staccate quando hanno raggiunto una dimensione pari almeno ad un terzo di quella della pianta madre. La specie è una delle più coltivate come pianta da interno per le dimensioni contenute e la bellezza sia della infiorescenza che della infruttescenza di lunga durata. All’aperto può essere coltivata nelle zone a clima tropicale e subtropicale umido in luce solare filtrata, sia come epifita sugli alberi che come terrestre, su uno strato di terriccio ricco di humus leggermente sollevato rispetto al livello del suolo per evitare ristagni; se ne può tentare la coltivazione nelle aree più miti delle zone temperato calde dove le temperature intorno a 0 °C sono una eccezione di breve durata.

In vaso, per la decorazione di interni, richiede un substrato leggero, aerato, ricco di sostanza organica con aggiunta di sabbia grossolana silicea, e una esposizione molto luminosa, ma non al sole diretto, con temperature minime invernali che è preferibile non scendano sotto 14 °C. Le innaffiature devono essere abbondanti in estate e diradate in inverno e l’umidità ambientale elevata, incrementata, in presenza di aria secca ed elevate temperature, con nebulizzazioni utilizzando acqua a temperatura ambiente e non calcarea per evitare antiestetiche macchie sulle foglie. In estate si può lasciare dell’acqua nella cavità centrale formata dalla rosetta di foglie, rinnovandola frequentemente per evitare che diventi un focolaio larvale di zanzare, mentre in inverno è preferibile lasciarla piuttosto asciutta, in presenza di basse temperature, per evitare possibili marciumi.

Sinonimi: Aechmea discolor C.Morren (1846); Lamprococcus fulgens (Brongn.) Beer (1856).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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