Aechmea woronowii

Famiglia : Bromeliaceae

Testo © Pietro Puccio

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La Aechmea woronowii è monocarpica con infiorescenze di 30-40 cm © Giuseppe Mazza

La specie è originaria della Colombia, Ecuador e Perù, dove cresce epifita nelle foreste umide a basse altitudini.

Il nome generico deriva dal greco “aichme” = punta di lancia, con riferimento agli apici spinosi dei sepali e delle brattee floreali; la specie è dedicata al suo scopritore, il botanico russo Georg Jurij Nikolajevic Woronow (1874-1931).

L’ Aechmea woronowii Harms (1930) è una specie erbacea sempreverde, monocarpica (fruttifica una sola volta e poi muore), acaule, epifita, presenta una rosetta imbutiforme di foglie ascendenti disposte a formare una cavità centrale solitamente riempita d’acqua. Le foglie, lunghe 1-1,5 m e larghe fino a circa 7 cm, sono lanceolate con apice appuntito e margini spinosi, ricoperte da minuscole scaglie bianche.

L’infiorescenza, al centro della rosetta, lunga 30-40 cm, è costituita da un robusto scapo floreale, ricoperto da microscopiche scaglie e da una pruina farinosa biancastra, provvisto di brattee ellittiche con apice appuntito e spinose ai margini, lunghe fino a 15 cm, piuttosto cartacee, di colore rosa. Lo scapo termina con una infiorescenza lunga circa 25 cm costituita da un racemo composto, formato cioè da più racemi che si dipartono da un asse centrale, costituita da brattee floreali ovate con apice acuminato di colore rosa da cui sporgono i fiori con ovario oblungo di 1,5 cm di lunghezza.

Mentre i fiori sono effimeri, asse floreale, brattee e sepali permangono per molti mesi, diventando questi ultimi, col passare del tempo, di colore blu.

Il frutto è una bacca contenente numerosi minuscoli semi. Si riproduce, oltre che per seme, per via vegetativa tramite le nuove piante che nascono alla base della pianta e che possono essere staccate quando hanno raggiunto una dimensione pari almeno ad un terzo di quella della pianta madre.

Specie poco diffusa, nonostante le indubbie caratteristiche ornamentali, è coltivabile all’aperto nei climi tropicali e subtropicali umidi come epifita sugli alberi, ma anche come terrestre, per formare bordure ed aiuole, su substrati molto aerati, porosi, drenanti e ricchi di sostanza organica, in pieno sole o leggera ombreggiatura.

Altrove va coltivata in vaso su substrati con le stesse caratteristiche previste per la coltivazione in esterno, con temperature minime invernali superiori a 14 °C. Il substrato deve essere mantenuto costantemente umido in estate, leggermente in inverno, permettendo al substrato di asciugarsi tra le innaffiature, e l’umidità ambientale, in presenza di aria secca ed elevate temperature, può essere incrementata con nebulizzazioni utilizzando acqua a temperatura ambiente e non calcarea per evitare antiestetiche macchie sulle foglie. In estate si può lasciare un po’ d’acqua nella cavità centrale formata dalla rosetta di foglie, rinnovandola frequentemente per evitare che diventi un focolaio larvale di zanzare, mentre in inverno è preferibile lasciarla asciutta per evitare possibili marciumi.

Sinonimi: Streptocalyx subnuda L.B.Sm. (1955); Streptocalyx holmesii Slingerland (1964).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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