Aepyceros melampus

Famiglia : Bovidae

 

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Testo © Dr. Gianni Olivo

 

 

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Grazia ed eleganza in questo Aepyceros melampus maschio © G. Mazza

L’Impala ( Aepyceros melampus - Lichtenstein, 1812, famiglia Bovidae, ordine Artiodactyla ), è un nome da sempre noto anche a chi di Africa non si interessava, sinonimo di grazia, eleganza e velocità, tanto che persino una celebre e potente auto americana, che portava il nome di questa antilope fece sognare quelli che erano bambini negli anni ’50 e ’60.

I modellini in mano ai bimbi della bassa e slanciata Chevrolet, con quelle sue pinne languidamente abbassate sulle luci di coda, come ciglia di una voluttuosa star del cinema, insieme a Tarzan, Watussi e leoni erano, a quei tempi, le uniche realtà africane note al grande pubblico.

Morfofisiologia

Il nome scientifico deriva dalle macchie di colore nero che spiccano sulla parte inferiore delle zampe, sopra il piede, mentre il nome Afrikaans deriva dal colore di fondo che tende al rossiccio, tuttavia il mantello dell’impala è solo apparentemente uniforme. In realtà le sfumature che si fondono in maniera tenue e delicata sulla sua livrea, possono conferirle, per quanto possa parere strano, anche proprietà mimetiche, per lo meno in certi ambienti.

La tinta di fondo è un marrone di due sfumature diverse: un color fulvo-rossiccio che forma come una sella, bordata, sui fianchi, da una zona inferiore più chiara e che contrasta con le zampe, che sono anch’esse, più chiare.

La parte ventrale è bianca, come pure la regione della gola, i padiglioni auricolari e lo specchio anale. Una stria bianca spicca sopra gli occhi, mentre strie nere appaiono sulla coda e sulla parte posteriore delle cosce.

Nere sono anche le macchie che danno il nome all’antilope, appena sopra i piedi, ed anche l’apice delle orecchie e le “briglie” agli angoli degli occhi, che sono ancora più appariscenti nella sottospecie angolana ( Aepyceros melampus petersi ) che, proprio per questo motivo, viene chiamata impala faccia-nera.

Di tanto in tanto vengono segnalati o fotografati impala bianchi : in alcuni casi si può trattare veramente di esemplari albini, ma vi sono anche casi di esemplari semplicemente ipopigmentati, che non sono affetti da albinismo e che non hanno l’occhio rosso, segno molto caratteristico dell’ albinismo evidente, e dovuto al trasparire del colore rosso della retina attraverso un’iride trasparente e priva di pigmento.

Tuttavia non mi sentirei così sicuro di escludere l’albinismo in ogni animale bianco che non presenti occhi rossi, almeno, senza accertamenti di tipo genetico, perchè anche nell’albinismo umano, la pigmentazione assente e l’occhio rosso non sono obbligatori e vi sono casi di albinismo senza tali segni o per lo meno in cui tali segni non sono così evidenti.

A questo proposito, cito le sottospecie o razze d’impala generalmente riconosciute in ambito zoologico:

- Impala meridionale ( Aepyceros melampus melampus ) tipico del Sudafrica, Botswana, Namibia, gran parte del Mozambico, Zimbabwe, Angola del Sud-Est e parte dello Zambia.

- Impala faccia-nera o dell’Angola ( Aepyceros melampus petersi ): Angola del Sud-Ovest.

- Impala del Malawi ( Aepyceros melampus johnstoni ): Zambia orientale, Malawi e parte settentrionale del Mozambico (Nyassa).

- Impala del Katanga ( Aepyceros melampus katangaei ) presente nel Sud del Congo

- Impala del Kenya ( Aepyceros melampus rendilis ): Kenya ed Uganda.

- Impala della Tanzania ( Aepyceros melampus suara ): Tanzania e Rwanda. Quest’ultima specie prende anche il nome di Impala orientale (eastern impala) e presenta generalmente corna più sviluppate di quelle delle specie meridionali.

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Un branco d’Impala meridionale (Aepyceros melampus melampus) tipico del Sudafrica © Giuseppe Mazza

Nell’impala, ed in particolare nei maschi adulti, sono presenti, nelle regione frontale e sugli arti posteriori, ghiandole odorose atte a marcare il proprio territorio.

Il peso, nel maschio varia da 55 ad 80 kg e nella femmina da 40 a 55 Kg, l’altezza alla spalla è di 75-90 cm nel maschio e 70 cm in media nella femmina. Le corna, eleganti e di forma simile ad una lira, presentano nodosità che gli amaZulu chiamano amazinga, che però terminano nella zona apicale, che si presenta, invece, levigata, e sono portate solo dai maschi, con qualche eccezione: ad esempio mi imbattei, tempo fa, in una femmina dotata di accenni di corna.

Ecologia-Habitat

L’impala appartiene ai ruminanti ed è sia un grazer (erbivoro che strappa o taglia le erbe dal suolo) che un browser (animale che bruca dalle piante), con una predilezione per il primo tipo di pastura, anche perché è animale che predilige zone aperte ma con presenza di macchioni di vegetazione o, ancor più, aree di transizione tra le distese erbose ed il bush.

Considerato animale di pianura, in realtà si adatta benissimo alle colline ed anche alla montagna, purchè con zone erbose alternate a boscaglia, ma con sottobosco assente o rado.

Raramente si allontana dall’acqua, elemento da cui dipende fortemente, ma quando si hanno periodi di siccità può supplire con un maggior consumo di piante grasse (vedi osservazione a proposito del kudu maggiore). Il grazing è decisamente preferito, specialmente quando le erbe sono verdi ed abbondanti, tuttavia, passato il periodo delle piogge, spesso sposta le sue preferenze al browsing, consumando grandi quantitativi di foglioline, semi ed anche bacche.

La capacità di usufruire tanto di piante dicotiledoni che monocotiledoni fa si che possa essere abbastanza stanziale, anche in quegli habitat che sono stati profondamente modificati.

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Femmina bianca e normale a confronto in una riserva sudafricana © Giuseppe Mazza

Ho spesso constatato tale fatto in aree antropizzate dove, sia i bush-fires, sia il fuoco usato dai locali per modificare la vegetazione, hanno eliminato il manto erboso, favorendo la crescita del bush, anche spinoso: in tali zone molti brucatori obbligati (grazer), ad esempio gnu , zebre ed alcelafi, se ne vanno, mentre popolazioni di impala resistono senza eccessivi problemi.

Etologia-Biologia Riproduttiva

Gli impala sono territoriali, anche se spesso a periodi, come vedremo, sedentari e tenden- zialmente portati ad aggregarsi.

In Africa meridionale spesso il maschio diviene territoriale nel periodo riproduttivo, che solitamente è verso il termine della stagione delle grandi piogge, ma, passato tale periodo, diventa più apatico ed incurante di custodire un territorio.

Mi permetto di fare un parallelo con i cervi, parlando di “tempo del bramito”, perché, tra le antilopi dell’Africa, l’impala è quella che più vocalizza sotto la spinta dell’istinto a riprodursi.

I maschi adulti e soprattutto i “dominanti”, si lanciano in performance canore rumorose, ma, stranamente, anche in tale periodo passano dalla strenua difesa di un territorio all’apatia più completa, salvo poi ricordarsi nuovamente di doversi imporre. Per questo motivo vi furono, inizialmente, divergenze di idee circa la loro territorialità. Il verso emesso dal maschio in calore è udibile a 2-3 km di distanza: l’animale emette, a bocca serrata, una serie di sbuffi, generalmente da uno a cinque, simili a dei rumorosi snort, cui fa seguito una seria più lunga di muggiti profondi che possono parere ruggiti, e tali suoni sono emessi, come nei cervi, a bocca spalancata. Durante tale “canto” la coda si solleva lentamente, quasi ad accompagnare l’emissione del bramito.

Al di fuori della stagione riproduttiva, i maschi preferiscono vegetazione più fitta che non le femmine, ai cui gruppi talvolta si associano, ma si tratta di un’associazione molto lassa e transitoria.

Pur dotati di ghiandole per marcare, queste rivestono minore importanza nella territorialità di quanto si verifichi in altre specie, mentre è soprattutto il “linguaggio del corpo” ad esprimere dominanza o sottomissione: l’imposizione è generalmente tentata assumendo una postura impettita, a zampe estese, per aumentare la statura, ed un porsi di lato per apparire più grandi, mentre coda sollevata ed un procedere a piccoli passi marziali e scattanti segnalano che l’animale si sente al di sopra di ogni sfidante.

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Strie nere sulla coda e sulla parte posteriore delle cosce © G. Mazza

Anche le “latrine” rivestono grande importanza nella territorialità: generalmente le feci, in forma di palline o castagne, vengono deposte in gran numero su spiazzi aperti, formando delle macchie scure visibili da lontano.

A differenza dei maschi, le femmine e i giovani utilizzano simili latrine, senza un significato preciso, in ogni periodo dell’anno.

Animali gregari, tuttavia i gruppi di giovani e femmine sono variabili e non fortemente vincolanti, possono variare da tre capi a oltre un centinaio, ed i grandi branchi sono spesso costituiti dalla volatile associazione di più gruppi o clan.

Anche il legame tra madri e piccoli divengono presto labili e le femmine si disinteressano presto dei giovani, che finiscono per aggregarsi in gruppetti, anch’essi labili e volatili.

L’impala, se non disturbato, è animale prevalentemente diurno, e la routine quotidiana inizia con il primo pascolo, come colazione del mattino, cui segue un periodo di riposo, generalmente al riparo dal sole diretto, di cui l’animale approfitta per ruminare.

Trascorse le ore più calde all’ombra, gli impala escono, tra le 4 e le 6 del pomeriggio, per la cena, per poi ritirarsi nuovamente al riparo a ruminare quando scende il buio.

Questo è un periodo delicato e pericoloso, a causa dei predatori ed i sensi delle antilopi rimangono vigili al massimo: le orecchie sono in perenne movimento e, dietro l’aspetto di calma, si cela uno stato di allarme controllato.

Anche il sonno è all’insegna della perenne attenzione e basta il minimo rumore o movimento per farle passare dal sonno alla fuga.

In zone ad alta presenza di predatori notturni, come nella nostra zona, tuttavia, spesso è presente un’attività notturna, perché il pascolare in branco, in zone aperte, con diversi paia di orecchie in ascolto, offre meno probabilità di finire sotto gli artigli di un leopardo che il dormire distese nel bush, mentre, alla luce del giorno, generalmente l’attività del leopardo è più ridotta ed il riposo, quindi, meno pericoloso. Si può avere, così, una sorta di inversione del ritmo sonno-veglia.

La difesa dai predatori più piccoli può anche essere attiva, specie per quanto riguarda i maschi, ed ho visto un maschio tenere a bada, a corna basse, uno sciacallo dalla gualdrappa troppo intraprendente.

Nei confronti dei predatori più potenti, sensi sviluppati, prudenza, velocità ed agilità sono la sola arma disponibile. Tuttavia si tratta di un’arma abbastanza efficace: i balzi che possono catapultare l’antilope a tre metri da terra ed a 12 metri di distanza, spesso rompendo improvvisamente ed in modo del tutto imprevisto una fluida corsa, sono volti a confondere l’inseguitore.

Più volte mi sono goduto lo spettacolo di danza acrobatica che io stesso avevo scatenato, avvicinando degli impala nel bush: la partenza delle antilopi, i salti improvvisi, anche laterali, dove spesso due individui si incrociano in volo senza collidere, sembrano un balletto studiato a tavolino e provato e riprovato infinite volte, mentre si tratta di un fatto, per loro, naturale come per noi salire uno scalino.

Un’altra acrobazia è l’atterrare verticalmente dopo un balzo, con gli arti anteriori in estensione ed i posteriori che calciano verso il cielo.

Le femmine possono procreare già ad un anno, la gestazione è di circa 180 giorni ed il parto avviene nel fitto, dove la madre rimane in compagnia del nuovo nato per un paio di giorni, prima di raggiungere le compagne.

Nomi comuni :

Inglese, Tedesco, Francese: Impala; Afrikaans: Rooibok (antilope rossa); isiZulu: Impala; Shangane: Mhala; Ndebele-Siswati: Impala; Venda-Tswana-Sotho: Phala; Swahili: Swala pala; Lozi: Pala; Yei: Umpala.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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