Aerangis luteoalba var. rhodosticta

Famiglia : Orchidaceae

Testo © Pietro Puccio

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La piccola Aerangis luteoalba var. rhodosticta ha infiorescenze di 30 cm © G. Mazza

La specie è originaria dell’Africa tropicale (Camerun, Etiopia, Kenya, Repubblica Democratica del Congo, Tanzania e Uganda), dove vive epifita, generalmente su arbusti, nelle foreste umide, tra 700 e 1800 m di altitudine, in prossimità di corsi d’acqua.

Il nome del genere è la combinazione dei termini greci “aer” = aria e “angos” = vaso, con probabile riferimento allo sperone; il nome della specie è la combinazione dei termini latini “luteus, a, um” = giallo e “albus, a, um” = bianco, quello della varietà è la combinazione dei termini greci “rodon” = rosa e “stictos” macchiato, con riferimento alla colonna di colore arancio o rosso brillante che risalta al centro del fiore.

L’ Aerangis luteoalba var. rhodosticta (Kraenzl.) J. Stewart (1979) è una epifita monopodiale con radici spesso piatte che aderiscono alla corteccia dei rami.

Le foglie, pressoché distiche, sono carnose, ricurve, di colore verde chiaro, lunghe 4-14 cm e larghe fino a 2 cm, con apice bilobato.

Infiorescenze racemose ricurve o pendenti, lunghe fino a circa 30 cm, portanti 6-25 fiori piatti, di 2-4 cm di diametro, con sperone ricurvo, lungo fino a circa 4 cm, alla base del labello.

I fiori sono disposti su due file giacenti quasi sullo stesso piano, con sepali e petali di colore da bianco a bianco crema su cui risalta al centro la colonna, piuttosto piccola, arancio o rosso brillante.

Una delle orchidee in miniatura più ornamentali con fiori di lunga durata, 4-6 settimane, richiede una posizione ombreggiata, alte temperatura diurne (24-28 °C), con elevata escursione termica giornaliera, ideale di 10-12 °C, ed umidità, 70-90%, durante il periodo vegetativo in primavera-estate, condizioni più fresche (4-5 °C in meno) e asciutte (intorno al 60%) in inverno durante il riposo, importante un buon movimento dell’aria.

Preferisce stare su zattera di sughero o su rami, eventualmente con dello sfagno alla base; si può coltivare anche in vaso con corteccia (bark) di media pezzatura, o altro materiale drenante, ma è maggiore il rischio di ristagno di umidità con conseguente marciume radicale.

Utilizzare per le innaffiature e nebulizzazioni acqua piovana, da osmosi inversa o demineralizzata. E’ piuttosto sensibile al danneggiamento delle radici, va fatta quindi particolare attenzione nei rinvasi o nel posizionamento su corteccia. Le concimazioni, opportunamente distribuite in modo da evitare accumulo di sali, vanno fatte preferibilmente con prodotti bilanciati idrosolubili, con microelementi, a metà dose, o meno, di quella consigliata sulla confezione. La specie è iscritta nell’appendice II della CITES (specie per la quale il commercio è regolamentato a livello internazionale).

Sinonimi: Angraecum rhodostictum Kraenzl. (1896); Angorchis rhodosticta (Kraenzl.) Kuntze (1903); Angraecum albidorubrum De Wild. (1916); Aerangis albidorubra (De Wild.) Schltr. (1918); Aerangis rhodosticta (Kraenzl.) Schltr. (1918); Angraecum mirabile auct. (1923).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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