Agrimonia eupatoria

Famiglia : Rosaceae

 

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Testo © Eugenio Zanotti

 

 

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L’Agrimonia eupatoria cresce nelle regioni temperate dell’emisfero boreale © Giuseppe Mazza

Il genere Agrimonia comprende, secondo vari Autori, da 12-15 specie di piante erbacee perenni; l’Agrimonia comune o eupatòria ( Agrimonia eupatoria L. 1753) ha un areale Subcosmopolita che occupa le regioni temperate dell’emisfero settentrionale, eccetto una specie dell’Africa.

Alcuni Autori fanno risalire l’origine del nome del genere Agrimonia al greco “agros” = campo, e “monos” = solitario, ovvero i luoghi selvaggi e solitari, per l’habitat della specie; per altri invece dalla distorsione del termine “argemónia”, dal greco “árghemon”, albugine o leucoma dell’occhio, poiché si riteneva che la pianta curasse la cataratta degli occhi, per altri riferito ad una specie di papavero (probabilmente Papaver argemone ).

Il nome specifico è stato dedicato da Carlo Linneo al famoso medico erborista Mitridate VI° Eupatore, re del Ponto (132-63 a.C.), che si vuole sia stato il primo a scoprire le proprietà terapeutiche della pianta e a farle conoscere ai medici dell’antica Grecia che in seguito la usarono per curare le affezioni del fegato e della milza.

E’ verosimile anche il legame con i termini greci “hépar”, “hépatos”, per gli impieghi medici della pianta usata in passato per curare le malattie croniche del fegato.

L’agrimonia comune, detta anche erba di San Guglielmo o thè dei boschi, è un’erba perenne dall’elegante portamento, alta mediamente da 30 a 70 cm (< 130), con fusto cilindrico, spesso rossastro, coperto da peli lunghi, brevi e ghiandolari misti, che nasce da un corto rizoma obliquo e ingrossato-nodoso.

Ha foglie alterne, fornite alla base di due stipole incise, avvolgenti il fusto, lamine fogliari imparipennate, solitamente più corte degli internodi, le basali molto ravvicinate e fitte tanto da sembrare in rosetta.

Le foglie hanno contorno oblanceolato (6-8 x 10-15 cm) e lamina irregolarmente pennata, con 4-5 paia di segmenti principali (fino a 2,5 x 5 cm) e segmenti brevi (5-15 mm) intercalati e con bordi seghettati.

Pagina superiore verde e l’inferiore più chiara, grigio-vellutata, con ghiandole sub-sessili non odorose.

L’infiorescenza è un racemo spiciforme allungato (10-30 cm); peduncoli fiorali alla fruttificazione ripiegati. Calice con due brattee basali, campanulato, percorso esternamente da 10 solchi intercalati da coste salienti. Sepali triangolari, lunghi 1,5 mm, cinque petali obovati di un bel giallo luminoso (2 x 3,5 mm); stami 10-20, frutto (3 x 7 mm) all’ascella di una brattea divisa in 5 lacinie.

La fioritura può iniziare in aprile e durare fino a ottobre ma è concentrata in giugno-luglio. Il frutto contiene due, o raramente un seme, nella metà superiore ha un anello di aculei uncinati che favoriscono la disseminazione zoofila (trasporto dei frutti e/o dei semi per mezzo degli animali). Oltre alla specie nominale ( subsp. eupatoria ) esistono in Europa anche la subsp. grandis e la subsp. asiatica.

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L’infiorescenza è un racemo spiciforme allungato di 10-30 cm © Giuseppe Mazza

L’agrimonia cresce nei luoghi erbosi, nei boschi asciutti, nei prati aridi, nei pascoli, e negl’incolti, presso macerie, lungo il margine delle vie e delle rive dei fossi, dal piano fin verso i 1000 (<1500 m). I frutti dell’agrimonia sono stati trovati in quantità notevoli nei depositi delle stazioni neolitiche ma non si sa a cosa servissero. E’ una specie raccolta nelle sue naturali stazioni di crescita, ma è anche coltivata ed esportata in alcuni paesi europei, soprattutto Bulgaria, Ungheria e stati dell’ex Jugoslavia.

I costituenti principali delle foglie e delle sommità fiorite (raccolte durante la fioritura ed essiccate all’ombra in locali ventilati) sono l’acido ursòlico (o ursòne) con attività simile al cortisone, che si trova anche nel mirtillo, nell’uva ursina, oltre che nel rivestimento ceroso che ricopre l’uva, le prugne ed altri frutti, ed altri triterpeni (1,5% nelle foglie), il glucoside eupatorìna, tannini catechici (fino al 5%), fitosteroli, alfa-amirina, flavonoidi (quercetina, kaempferolo), gomme, acido silicico (fino al 12%), acidi citrico, malico, nicotinico, ascorbico, vitamine K e B1. Sono state confermate per questa pianta (Agrimoniae herba) proprietà coleretiche e colagoghe, antinfiammatorie nelle forme reumatiche e muscolari, antipruriginose, decongestionanti, antiallergiche, ipoglicemizzanti, antidiarroiche, antisettiche e cicatrizzanti e quindi è impiegata in fitoterapia nelle gastroenteriti, infiammazioni intestinali, prostatiti ed ipertrofia prostatica benigna, colecistopatie, utili nelle insufficienze epatiche, anticoagulanti, disinfiammanti del cavo orale (faringiti, tonsilliti, gengive infiammate e sanguinanti, stomatiti), riniti allergiche e dermatiti pruriginose, congiuntiviti.

Per uso esterno è cura efficace delle piaghe e delle ulcere varicose. Alcuni secoli orsono questa pianta era nota fra i soldati come medicamento per le ferite e si impiegava per preparare una celebre “acqua”: l’eau d’arcquebusade. Per produrre (per ordine del re Francesco I nel XVI secolo) questa antica ’acqua’ si utilizzavano 75 specie di piante aromatiche e medicinali, rapidamente ebbe fama come rimedio per diverse malattie e infezioni della pelle; è tuttora prodotta in Francia.

Le sommità fiorite dell’agrimonia, fino alla metà dell’800, erano ricercate dai tintori per colorare i tessuti di giallo o in bianco-crema e dai cantanti lirici che la usavano a preparare infusi per gargarismi prima dei concerti per mantenere una bella voce a lungo.

Preparazioni :

Infuso per curare coliti, infiammazioni intestinali, coadiuvante nell’ipertrofia della prostata

Far bollire una tazza d’acqua, togliere dal fuoco, unire un cucchiaino di foglie e sommità fiorite di agrimonia secca e lasciare in infusione un quarto d’ora. Consumare due volte al giorno lontano dai pasti.

Decotto da impiegare per gargarismi in casi di afte

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Le foglie ed i fiori, un tempo usati per colorare i tessuti, trovano svariati impieghi in erboristeria © Giuseppe Mazza

Porre 90 grammi di sommità fiorite secche in un litro d’acqua fredda, portare a bollore per tre minuti e lasciar raffreddare, filtrare e colare spremendo il residuo; conservare in frigorifero in bottiglia di vetro tappata. Si effettuano gargarismi ogni tre ore. Lo stesso decotto serve anche come ordinario collutorio.

Sinonimi : Agrimonia eupatoria var. glabra W.P.C. Barton (1815); Agrimonia eupatoria L. var. hirsuta W.P.C.Barton (1815); Agrimonia eupatoria var. hirsuta Torr. (1824); Agrimonia eupatoria L. var. parviflora Hook. (1832); Agrimonia eupatoria var. mollis Torr. & A.Gray (1840); Agrimonia eupatoria subsp. procera (Wallr.) Arrh. ex Fr. (1842); Agrimonia eupatoria L. var. suaveolens Kuntze (1891); Agrimonia eupatoria subsp. odorata Bonnier & Layens (1894); Agrimonia eupatoria proles odorata sensu Rouy (1900); Agrimonia eupatoria var. grandis Andrz. ex Asch. & Graebn. (1902); Agrimonia eupatoria subsp. officinalis Gams (1923); Agrimonia eupatoria L. f. rosulata Skalický (1973); Agrimonia eupatoria subsp. grandis (Andrz. ex Asch. & Graebn.) Bornm. (1940).

Altri: Agrimonia acutifolia, Agrimonia aitchisonii, Agrimonia americana, Agrimonia asiatica, Agrimonia bracteata, Agrimonia conopsea, Agrimonia convergens, Agrimonia coreana, Agrimonia dahurica, Agrimonia davurica, Agrimonia elata, Agrimonia glabrata, Agrimonia glandulosa, Agrimonia godetiana, Agrimonia gorovoi, Agrimonia gotectiana, Agrimonia graeca, Agrimonia grandis, Agrimonia granulosa, Agrimonia japonica, Agrimonia lanata, Agrimonia leroyi, Agrimonia microcarpa, Agrimonia nepalensis, Agrimonia nipponica, Agrimonia x nipponopilosa, Agrimonia obtusifolia, Agrimonia odorata, Agrimonia parvi flora, Agrimonia pilosa, Agrimonia patycarpa, Agrimonia polyphylla, Agrimonia procera, Agrimonia pumila, Agrimonia repens, Agrimonia robusta, Agrimonia rostellata, Agrimonia serrifolia, Agrimonia sororia, Agrimonia striata, Agrimonia suaveolens, Agrimonia suffrutescens, Agrimonia tokiatensis, Agrimonia velutina, Agrimonia viscidula, Agrimonia x wirtgenii, Agrimonia zeylandica.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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