Agrius convolvuli

Famiglia : Sphingidae

 

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Testo © Dr. Gianfranco Colombo

   

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L’Agrius convolvuli è una farfalla notturna a diffusione vastissima, dall’Euroasia all’Australia e Nuova Zelanda con un congenere simile in America. Migratrice ad ampio raggio, partendo dai climi mediterranei si è spostata nel tempo sempre più verso settentrione nella sua smania di conquista © Alvaro Dellera

La Sfinge del convolvolo ( Agrius convolvuli - Linnaeus, 1758 ) è un lepidottero appartenente alla vasta famiglia degli Sphingidae, un gruppo di farfalle eterocere con attività prettamente notturna, cosmopolite e con una particolare morfologia che le differiscono da ogni altro lepidottero.

Hanno corpo massiccio, ali molto robuste, strette ed appuntite che a riposo vengono chiuse a tetto lungo il corpo e sono dotate di una abilità di volo estremamente evoluta e potente.

Sono abitualmente specie migratrici che compiono movimenti ad ampio raggio, nel tentativo di colonizzare stagionalmente nuove aree.

La sfinge del convolvolo è la più coinvolta in queste migrazioni colonizzatrici ed effettua ogni estate spostamenti sempre più verso nord, per una generazione estiva, che però poi spesso non sopravvive alle condizioni invernali locali.

Come gran parte degli sfingidi si ritiene che queste falene siano una famiglia ancora in forte evoluzione e che questi tentativi di colonizzazione verso nuove aree sempre più ampie, sia il risultato di questa continua battaglia evolutiva.

L’etimologia del nome scientifico riporta come consuetudine alla mitologia greca. Agrius è uno dei giganti che ebbe l’ardore di intraprendere una guerra contro gli Dei. Venne ucciso dal Fato, una triade che comprendeva Clotho, Lachesis e Atropos che aveva il potere di decidere il destino dell’uomo e di collocarlo o tra i buoni o tra i demoni e di stabilire la durata della sua vita.

Il nome specifico convolvolus richiama semplicemente il genere Convolvolus, al quale appartengono le piante che ospitano abitualmente le larve di questa falena.

Anche quasi tutti i nomi volgari europei sono legati alla descrizione della pianta ospite. Convolvolus Hawk-moth in inglese, Sphinx de liseron o Sphinx à cornes de boeuf in francese, Windenschwarmer in tedesco, Esfinge de la correhuela in spagnolo e Windepijstaart in olandese.

Zoogeografia

È un falena molto comune in tutta Europa ad eccezione delle parti più settentrionali del continente e l’alta montagna.

Il suo areale si estende in Asia, in vaste zone isolate fra loro, fino alla Siberia, Corea e Giappone, includendo gran parte della Cina e totalmente il sudest asiatico. È presente diffusamente in quasi tutto il territorio australiano ed in Nuova Zelanda.In Africa è presente su tutto il litorale mediterraneo e diffusamente in tutto il continente fino al Sud Africa con esclusione nella parte desertica del Sahara.

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Falena di grandi dimensioni, ha un’apertura alare che può raggiungere i 12 cm. Capace anche di 80 battiti al secondo, può star ferma nell’aria, accanto ai fiori, per fare rapidamente il pieno di nettare con la sua lunghissima spirotromba. Poi, in un attimo, schizza via spaventata o per un’altra corolla col suo cupo ronzio © Giuseppe Mazza

La congenere americana Agrius cingulatus è una specie alquanto simile sia nella morfologia sia nel forte istinto migratorio ed è stata spesso rilevata in Portogallo e nelle isole di Capo Verde. La primordiale zona di origine della sfinge del convolvolo, situata nell’area meridionale eurasiatica e la successiva conquista di una così vasta area, sta a dimostrare la caratteristica di migratrice cosmopolita e la facilità di colonizzazione di questa falena.

Questa caratteristica fa si che la si possa trovare in ogni ambiente e ad ogni latitudine.

Al contrario non ama molto salire in altitudine ed in effetti in Europa la si trova fino a 2000 m, aree accidentalmente toccate durante le migrazioni mentre in Cina arriva a riprodursi fino a 4000 m.

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Il bruco ha colori estremamente variabili ma presenta sempre sulla coda un lungo ed inoffensivo corno pungente che simula una seconda testa per spaventare o disorientare secondo i casi gli aggressori © Gianfranco Colombo

È attratta moltissimo dalle luci notturne per cui queste falene sono spesso vittime, durante il loro peregrinare migratorio, delle grandi illuminazioni metropolitane. Durante l’estate i loro cadaveri travolti dalle vetture in transito e calpestati sui marciapiedi, si trovano in gran numero sotto le grandi illuminazioni stradali. È in assoluto la falena più frequente e comune in Europa. La facilità di reperimento del suo alimento principale, la capacità ad adattarsi ad ogni ambiente e la fortissima prolificità, sono i punti vincenti a favore di questa farfalla. Eppure la sfinge del convolvolo subisce ogni anno falcidie incredibili nella sua generazione estiva/autunnale.

La sua crisalide sopporta con difficoltà il freddo invernale ed immancabilmente tutta la seconda generazione, prodotta a nord di una certa latitudine viene inesorabilmente eliminata dalla natura. Questa linea è dettata dalle condizioni invernali e dal gradiente di insolazione delle aree coinvolte e può scendere in certi inverni fino al 40° parallelo. Nell’area paleartica, le regioni poste a nord di questo limite rivivono annualmente dell’afflusso di esemplari provenienti principalmente dall’Africa tropicale o dalle regioni mediterranee.

Morfofisiologia

La Sfinge del convolvolo è una falena di grandi dimensioni con una apertura alare che può arrivare fino a 12 cm.

Ha ali anteriori molto strette ed appuntite di colore bruno-grigiastro con screziature più o meno chiare che la mimetizzano fortemente quando a riposo, facendola sembrare un pezzo di legno marcescente. Le ali posteriori, sempre invisibili allo stato di riposo, sono di dimensioni assai ridotte e di colore grigio più chiaro, attraversate da fasce e linee più scure. Il corpo è molto robusto, appiattito e caratterizzato da anelli colorati alternativamente di rosso rosato e nero.

Ha occhi estremamente grossi e prominenti appunto per la necessità di una visione notturna durante l’alimentazione e la migrazione. Le antenne sono molto tozze e robuste in particolar modo nei maschi mentre nella femmina sono sensibilmente più affusolate.

C’è un leggero dimorfismo sessuale dato da una dimensione più evidente ed un addome più cilindrico nella femmina.

Il volo di questo sfingide è assai rumoroso e non è difficile sentire il cupo ronzio del suo batter d’ali durante le serate estive, quando è intento a succhiare, con la sua lunghissima spiritromba, il nettare delle petunie, delle nicotiane, della lantane e dei gelsomini, fiori ormai presenti ovunque nei giardini mediterranei. Può battere le ali fino a 80 volte al secondo. Vola nei mesi più caldi che vanno da giugno a ottobre e sembra che una parte degli esemplari dell’ultima generazione sia soggetta ad una contro migrazione verso sud. Sono state determinate un numero notevolissimo di sottospecie.

Biologia riproduttiva

La sfinge del convolvolo è specie bivoltina con la prima generazione che vola in maggio/giugno. Gli esemplari della prima generazione compaiono contestualmente a quelli in afflusso dalle aree meridionali intenti nella loro migrazione.

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Mimetico e schivo, come in questo caso, si mostra però assai reattivo se viene toccato agitandosi violentemente ed emettendo, se non basta, un liquido verdastro irritante © Gianfranco Colombo

Depone le uova singolarmente sulla pianta ospite mentre è in volo ed incollandoli direttamente sulla foglia. Sono di colore verde bluastro e diventano quasi subito giallastri.

Questa sfinge è molto prolifica e la femmina può arrivare a deporre fino a 200 uova. L’incubazione è alquanto breve e dopo circa 10 giorni appaiono piccoli bruchi di colore verdastro. La larva cresce in modo assai rapido raggiungendo in breve tempo anche i 12 cm di lunghezza ed un diametro di 1,5 cm. Ha un colore molto variabile che va da un diffuso bruno nerastro, ad un verde intenso ed a volte molto chiaro fino ad un giallo brunastro.

Come tutti i bruchi delle sfingidi, porta sull’ultimo segmento del corpo un lungo ed inoffensivo corno pungente che dovrebbe dare alla parte posteriore l’aspetto di un seconda testa. Ha infatti il solo scopo di deterrenza contro gli attacchi dei predatori.

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Il bruco cresce a spese delle foglie dei Convolvulus. A maturazione avvenuta lascia la pianta ospite e dopo un rischioso peregrinare allo scoperto, come questo insolito esemplare verde con finti occhi rossi, raggiunge rapidamente il luogo idoneo per avvolgersi in detriti vegetali e trasformarsi in crisalide nel sottosuolo © Alvaro Dellera

È un bruco assai reattivo ed appena toccato si agita violentemente e spesso emette un liquido verdastro irritante per l’incauto aggressore.

A maturazione avvenuta il bruco lascia la pianta ospite e dopo un lungo peregrinare, percorso a notevole velocità, si incrisalida rifugiandosi ad alcuni centimetri di profondità nel suolo e formando una capsula di detriti vegetali. In questo periodo lo si vede spesso attraversare strade e viottoli di campagna in questo suo necessario esercizio che gli permette di scaricare completamente il suo apparato digestivo e prepararsi per l’incrisalidamento.

La crisalide è lunga fino a 6 cm ed è di colore marrone giallastro con una particolare caratteristica che la rende unica: la spiritromba è staccata dal corpo ed è incapsulata in uno stretto astuccio a forma di manico di ombrello.

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La crisalide, qui messa allo scoperto, mostra il curioso involucro a manico d’ombrello destinato alla lunghissima spirotromba. L’incubazione dell’Agrius convolvuli dura circa 2 settimane e l’ultima generazione, se non muore congelata durante l’inverno, sfarfallerà dopo mesi, verso giugno, nell’anno successivo © Gianfranco Colombo

La generazione intermedia rimarrà in questo stadio per circa due settimane mentre quella destinata all’anno successivo, sempre che riesca a sopravvivere all’inverno, riapparirà solo nel mese di giugno successivo. Nelle aree tropicali questa falena risulta dannosa ad alcune piantagioni in special modo della batata (patata dolce o americana). Il bruco è spesso parassitato da alcuni Ichneumonidae e Tachinidae. Piante ospiti principalmente Convolvulaceae e Malvaceae. Ama in particolare anche l’Ipomea ( Ipomoea sp.) coltivata nei giardini.

Sinonimi:

Sphinx convolvuli – Linnaeus, 1758; Sphinx abadonna - Fabricius, 1798; Herse convolvoli - Oken, 1815; Sphinx patatas - Ménétries, 1857; Sphinx roseofasciata - Koch, 1865; Sphinx pseudoconvolvuli - Schaufuss, 1870; Sphinx distans - Butler, 1874; Protoparce orientalis - Butler, 1876; Protoparce distans - Butler, 1876; Protoparce convolvoli fasciata - Pillich, 1909; Protoparce convolvoli indica - Skell, 1913.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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