Ahaetulla prasina

Famiglia : Colubridae

 

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Testo © Dr. Gianni Olivo

 

 

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L’Ahaetulla prasina è un colubride poco pericoloso con i denti velenosi in fondo alla bocca © Giuseppe Mazza

Il Serpente frusta orientale ( Ahaetulla prasina - Boie, 1827 ), detto anche in italiano Serpente-ramoscello orientale, Serpente frusta di Gunther, è un elegante colubride (Colubridae), detto in inglese Oriental whip snake, Oriental vine snake, Gunther’s whip snake, in tedesco Peitschennatter e in Indonesia Ular pukuc.

Presenta una certa somiglianza con Ahaetulla nasuta: corpo snello ed esile, testa affusolata e con muso appuntito, a forma di testa di freccia, caratteristica che ha dato origine, come per l’ Ahaetulla nasuta , alla leggenda secondo la quale questi serpenti rimarrebbero in agguato su bassi rami, all’altezza del viso di un uomo, pronti ad attaccare l’ignaro passante, accecandolo.

D’altro canto, se si osserva la testa del rettile, soprattutto di fronte, l’impres- sione che se ne potrebbe ricavare è quella di uno spiritello maligno, accentuata da quel naso appuntito e dagli occhi a pupilla orizzontale che, osservati di fronte, paiono due strette fessure di taglio decisamente … orientale.

Quando poi l’animale spalanca a dismi- sura la bocca in atteggiamento di minaccia, per spaventare un potenziale aggressore, l’effetto è decisamente impressionante, del tutto sproporzionato alla sua relativa innocuità. L’aggettivo “relativa” mi è stato suggerito da una semplice considerazione: la stragrande maggioranza dei colubridi risulta inoffensiva per l’uomo, sia perché buona percentuale di essi è del tutto priva di apparato velenifero (aglifi), sia perché anche quei colubridi dotati di zanne e ghiandole velenifere (opistoglifi) sono, nella maggior parte dei casi, dotati di veleni poco o punto pericolosi per gli esseri umani, e tuttavia vi sono delle eclatanti eccezioni, come il boomslang ed il Twig snake o Vine snake africani, specie oggi annoverate tra quelle potenzialmente letali. Sebbene gli Ahaetulla siano considerati pressoché innocui per l’uomo, occorre precisare che molti dei veleni dei colubridi sono poco studiati, poco noti e molto variabili non solo da specie a specie, ma anche solo da zona a zona.

Credo, quindi, valga la pena fare un accenno a qualche report sull’argomento, cosa che potrà forse dare lo spunto per qualche utile riflessione anche circa altri opistoglifi considerati innocui e sovente maneggiati con nonchalance dagli appassionati e dagli erpetologi, anche professionisti. Il Mussurana ( Clelia clelia o Boiruna maculata ) è un colubride dell’America centrale e meridionale, ben noto per essere prevalentemente ofiofago, con netta predilezione per serpenti velenosi (al cui veleno risulta immune).

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Vive sugli alberi cacciando uccelli, batraci, lucertole, serpenti e pipistrelli © Giuseppe Mazza

Considerato animale docile (raramente morde anche quando catturato), veniva anche classificato come “harmless”, in quanto, pur dotato di apparato velenifero opistoglifo, il suo veleno non era reputato pericoloso per la specie umana. Eppure l’episodio che riporto farebbe pensare il contrario.

Nel 1997, un bambino venne ricoverato in un ospedale di Porto Alegre, in Brasile, dopo essere stato morso ad una caviglia da un Mussurana della sottospecie Boiruna maculata (ricordiamo che esistono altre sottospecie di questo serpente ma il riconoscimento del rettile responsabile era certo e confermato): il piccolo presentava segni locali evidenti di avvelenamento di tipo citotossico, con edema imponente, cianosi dell’arto, presenza di soffusioni ecchimotiche e sanguinamento dal sito del morso, sintomi accompagnati da dolore vivo ed ingrossamento dei linfonodi inguinali.

Pur non essendovi ancora segni di compromissione generale, l’età del paziente e la gravità dei sintomi locali spinsero i medici a somministrargli in vena, per infusione lenta, 200 ml di siero anti-bothrops, il quale non solo neutralizzò le emorragine responsabili dei sanguinamenti ma anche l’azione edemigena che avrebbe potuto mettere a rischio la vita del piccolo paziente a causa del possibile shock ipovolemico (caduta pressoria da stravaso di plasma nei tessuti).

Ebbene, a seguito di tale avvelenamento e dell’efficacia dimostrata, nel trattarlo, dal siero anti-ofidico normalmente usato per contrastare il veleno dei temuti crotalidi “ferro-di-lancia”, successivi studi sul veleno del mussurana vennero posti in atto e dimostrarono la presenza di mio-tossine che, confrontate con quelle di vari Bothrops, mostrarono, con esse, notevoli analogie!

Alcuni erpetologi, d’altro canto, riferirono sintomi di avvelenamento di tipo neurotossico lieve anche a seguito di morso di Ahaetulla nasuta, per cui è mia personale opinione che la assoluta innocuità di molti colubridi opistoglifi sia ancora da dimostrare. E ciò potrebbe valere anche per il serpente frusta orientale.

Tornando ad Ahaetulla prasina, si tratta di un serpente arboricolo, con una netta predilezione per aree densamente coperte da vegetazione, sia che si tratti di vera e propria foresta pluviale (di cui preferisce le zone marginali e di transizione) che di piantagioni, parchi o giardini, diffuso in un’ampia parte dell’Asia, dalla penisola indiana al Viet-nam, passando per tutta la fascia meridionale della Cina, e che si spinge a colonizzare anche l’Indonesia e le Filippine, coabitando, quindi, in determinate zone, con Ahaetulla nasuta.

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Mimetico, dallo scatto imprevedibile, con perfetta visione bioculare © Giuseppe Mazza

Se ne riconoscono diverse sottospecie:

-  Ahaetulla prasina praeocularis, caratteristica delle Filippine

-  Ahaetulla prasina suluensis, anch’essa tipica delle Filippine (Isole di Tawi-Tawi, Siasi, Sanga-sanga, Bongau e Jolo)

-  Ahaetulla prasina medioxima, presente nel Sud della Cina

-  Ahaetulla prasina prasina, la sottospecie a più ampia diffusione (India, Viet-nam, Malesia, Thailandia, Myanmar, ecc.).

E’ animale abbastanza comune, anzi, in certe aree, come l’India e Sumatra, è uno dei serpenti che più comunemente vengono avvistati, ed è possibile, quindi, reperirlo tra le specie “da terrario” anche se pare adattarsi difficilmente alla cattività.

Il corpo di questo serpente è sottile ed allungato, anche se individui maturi possono apparire propor- zionalmente più robusti, di colore che può andare dal verde vivo al marroncino, spesso con una linea longitudinale più chiara lungo i fianchi. In alcuni esemplari il verde può apparire quasi fluorescente e, se si osserva la pelle da vicino, si può notare che la tonalità non è uniforme ma data da un’alternanza di piccoli poligoni di diversi colori, formati dalle squame: bianchi, verdi e neri. La testa è molto simile a quella di Ahaetulla nasuta (vedi scheda), ben distinta dal corpo, gli occhi sono relativamente grandi e consentono probabilmente una visione binoculare, come nel caso del boomslang e dei telotorniti, per cui il predatore può, a differenza della maggior parte dei serpenti, distinguere anche una preda che non sia in movimento.

Caccia prevalentemente vertebrati: uccelli e nidiacei, batraci, lucertole, serpenti, pipistrelli ecc. che vengono avvicinati con cauti e progressivi movimenti, mimando l’ondeggiare dei rami mossi dal vento, fino a che la preda sia a tiro del veloce allungo della testa, proiettata in avanti a fauci spalancate. Probabilmente, in alcuni casi, caccia anche all’agguato, fidando sul perfetto mimetismo, ed il veleno, inoculato tramite le zanne poste piuttosto indietro sul palato, quasi sotto l’occhio, agisce piuttosto rapidamente su animali di piccole dimensioni, rendendoli inoffensivi ed uccidendoli in breve tempo. Una caratteristica curiosa di questi serpenti di abitudini diurne, tuttavia, è la frequenza con cui certe popolazioni e certi esemplari nell’ambito di una stessa popolazione prediligano un … menage un po’ diverso, ovverossia una vita arboricola (con preferenza per i cespugli e le piante basse, come nel caso di Thelotornis capensis) ma utilizzando il suolo come terreno di caccia: questo spiega come mai anche rane e rospi entrino molto comunemente nella loro dieta, e spiega anche come mai si tratti di rettili che vengono avvistati con frequenza (poiché quando sono tra il fogliame è molto difficile scorgerli).

La riproduzione è di tipo ovoviviparo ed i nuovi nati sono di colore marrone, con picchiettature gialle e nere, autonomi subito dopo la “nascita” ed abbandonati a se stessi dalla genitrice.

Sinonimi :

Dryophis prasinus - Boie, 1827 ; Tragops xanthozonius - Duméril & Bibron, 1854 ; Dryophis prasinus chinensis - Mell, 1930.

 

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