Ajaja ajaja

Famiglia : Threskiornithidae

 

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Testo © DrSc Giuliano Russini - Biologo Zoologo

 

 

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L’Ajaja ajaja vive nell’America meridionale e centrale, fino alla Florida © Giuseppe Mazza

La Spatola rosa ( Ajaja ajaja - Linnaeus, 1758 ) è uno splendido e curioso uccello afferente al clade o sottoclasse degli Ornituri (Ornithurae), superordine Neognati ( Neognathae ), ordine dei Pelecaniformi ( Pelecaniformes ), famiglia Treschiornitidi ( Threskiornithidae ), genere Ajaja.

Le spatole, sono diffuse con non meno di una decina di specie nell’Europa centromeridionale, in Africa, in Asia, in Australia tutte afferenti al genere Platalea, mentre in Sudamerica con il genere Ajaja.

In realtà, ancora oggi molti biologi ornitologi, nelle riviste di Ornitologia, identificano la Ajaja ajaja, uccello autoctono del centro e Sudamerica, con la terminologia utilizzata per le specie del Vecchio Mondo, cioè come Platalea ajaja; la International Commission for Zoological Nomenclature ( ICZN ), ancora non ha definitivamente dato una chiarificazione a riguardo.

L’ Ajaja ajaja è chiamato dai nativi “rosado”, per il colore della livrea, o “cucharon” ( Spatola, cucchiaione ) per la caratteristica forma del becco.

Oltre la Spatola rosa centro-sudamericana ( Ajaja ajaja ) altre due specie molto note sono: la Spatola bianca africana ( Platalea alba ) e la Spatola bianca e rosa ( Platalea leucorodia ), presente in Europa centromeridionale, come in Italia ( Sardegna, Puglia ), sebbene nidifichi anche nei Paesi Bassi, Ungheria, nelle regioni settentrionali dei Balcani, in Europa orientale, fino all’Asia occidentale e in Africa, migrando per svernare, nell’Africa centromeridionale come nella Penisola di Deccan in India.

Zoogeografia

La spatola rosa è presente nel centro e Sudamerica ( Messico, Caraibi, Guyana ecc.), dove si possono trovare diverse coppie intente a mangiare, col becco immerso nell’acqua. Spesso le si ritrova in compagnia di altri uccelli trampolieri e treschiornitidi, come garzette, aironi, ibis, pettegole, fenicotteri grigi e rosa.

In realtà le si ritrova anche nella parte meridionale degli Stati Uniti d’America, in particolare in Florida. A questo proposito, un centro dove possono essere osservate, ed i biologi possono studiarle facilmente, è il Rifugio Naturale Nazionale di Ding Darling. Qui le spatole rosa vivono in comunità, insieme a varie specie di aironi, pellicani occidentali, pettegole, garzette, e fenicotteri rosa.

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Sono animali agili, pronti all’involo elegante al minimo segno di pericolo © Giuseppe Mazza

Habitat-Ecologia

Sono animali che amano gli ambienti umidi, come le paludi a canneto e le associazioni a mangrovie ( dove nidifi- cano costruendo il nido sui rami), le rive dei laghi, ed amano anche le distese pianeggianti limacciose.

Essendo uccelli d’indole pacifica, non territoriale, è abbastanza facile trovarli in comunità miste.

Morfofisiologia

Per molti aspetti morfologici, le spatole del genere Ajaja e Platalea si somigliano nelle linee generali. Le differenze sono che le Ajaja ajaja hanno il capo nudo ( senza il ciuffo tipico della Platalea leucorodia ) di un color grigiastro, al pari del becco, che per altro ha forma analoga a quello di tutte le altre specie di spatole, comprese quelle del Vecchio Mondo.

La sua livrea è bellissima, quasi intera- mente di un rosa delicato, che contrasta con il rosso vivo carminio delle remiganti e copritrici alari.

Per il resto presentano caratteri morfologici e dimensioni comuni alle altre specie.

Hanno una lunghezza massima di 80 cm. Tuttavia, di questi, circa 15 cm spettano alla coda, di forma approssimativamente quadrata, che si confonde con il corpo, e circa 20 cm al becco.

Quest’ultimo, di colore grigiastro, è lungo e robusto. I due rami sono appiattiti a formare una struttura simile appunto a una spatola, che si allarga verso l’apice rostrale; il ramo superiore, inoltre, è caratterizzato dorsalmente da solcature e rugosità assai pronunciate e termina all’estremità, con un piccolo uncino rivolto verso il basso.

Le narici sono di forma notevolmente allungata e decisamente ravvicinata, perché convergenti all’estremità inferiori; si trovano quasi alla base del becco. La pelle che circonda gli occhi è nuda, come anche quella del mento, delle redini e della fronte, mentre la regione auricolare è piumata.

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Una Ajaja ajaja, in Florida, intenta alla costruzione del nido © Giuseppe Mazza

Le ali sono ampie, con un’apertura alare di circa 120-130 cm.

La livrea non varia né in ragione del sesso, né in ragione della stagione. Per cui non v’è un dimorfismo sessuale, né stabile, né stagionale.

Gli occhi, negli adulti, sono rossi. Ma nei piccoli il becco e gli occhi hanno una colorazione diversa : giallastro il primo e nocciola i secondi.

Le zampe in tutte le specie sono molto lunghe; nella Ajaja ajaja color rosa carne.

In tutte le spatole, per adattarsi alla vita nei biotopi acquatici, le tre dita del piede rivolte in avanti, sono unite tra loro mediante una membrana che raggiunge la seconda falange. I biologi chiamano tale piede “sindattilo”.

Si nutrono muovendo continuamente il lungo becco nell’acqua, grufolando il fondo, alla stregua dei fenicotteri, ma a differenza di questi ultimi non sono filtratori. Pur nutrendosi anche di piccoli crostacei e molluschi, mangiano infatti coleotteri ed eterotteri acquatici, pesci, rane e tritoni, non disdegnando i ger- mogli delle piante sommerse.

Il becco viene anche utilizzato come perno d’appoggio, su cui sostenersi, per spostare il corpo in una o l’altra direzione.

Gli adulti non hanno ( salvo fatto per eventuali caimani, alligatori e coccodrilli ) un grande numero di potenziali predatori, sebbene procioni ed aquile calve possano uccidere dei subadulti. I pulcini sono predati da aquile ed altri rapaci.

L’essere umano non le caccia, neanche le popolazioni autoctone, perché la carne è immangiabile, in quanto oleosa e con sapore di pesce. Da dati raccolti su campo, sembra possano vivere fino a 17 anni.

Etologia-Biologia Riproduttiva

Sono animali agili, pronti all’involo elegante non appena avvertono un pericolo qualsiasi. Diversamente dagli aironi, volano con il collo teso in avanti e con un alternarsi di rigidi battiti d’ala.

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Anche se la carne è immangiabile, è una specie a rischio per l’alterazione dell’aerale in cui vive © G. Mazza

Questi ciconiformi hanno un comportamento e abitudini che non differiscono molto da quelli delle cicogne e degli aironi, come di altri uccelli acquatici di taglia analoga. Per questo motivo, e per l’indole pacifica che le caratterizza, vivono bene in congreghe miste.

Svolgono la loro attività nutritiva principal- mente nelle ore diurne, sebbene spesso non rimangono inoperose durante la notte.

Nella stagione riproduttiva, le spatole rosa si riuniscono in stuoli immensi, talvolta con aironi, marangoni e mignattai, e costruiscono il loro nido sugli alberi che costeggiano i bacini d’acqua frequentati, ad esempio le Mangrovie.

Non hanno particolari esigenze in quanto al supporto, che può essere un albero rigoglioso o un vecchio ceppo semisommerso. E a volte il nido può essere costruito direttamente al suolo.

Nella costruzione peraltro è il maschio che svolge il ruolo principale, per ingraziarsi la compagna.

E’ uno spettacolo veramente inconsueto vedere, nell’area dove le Ajaja ajaja si sono riunite in grandi branchi, migliaia e migliaia di nidi vicini gli uni agli altri, che mascherano quasi le impalcature dei rami. Le uova, vengono deposte verso la fine d’aprile, o ai primi di maggio, in un numero che varia da tre a cinque. In genere se ne contano 4. Sono bianche, picchiettate di marrone, con dimensioni di 67,3 x 45,5 mm. La prole viene seguita a lungo da entrambi i genitori, anche quando è diventata autosufficiente, e con questa compiono lunghi voli nei dintorni.

Data la natura immangiabile delle carni, il declino della popolazione di Ajaja ajaja, è da attribuirsi a fenomeni di modificazione ambientale e alterazione degli areali in cui vivono. La IUCN monitora e censisce le popolazioni senza sosta; attualmente è considerata una specie vulnerabile.

Per la loro splendida livrea, queste spatole sono spesso presenti all’interno di giardini zoologici e parchi. Si adattano molto bene alla cattività, riproducendosi e affezionandosi a chi li nutre.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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