Amanita muscaria

 

Testo © Loredana Battisti

   

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Bello ma tossico, talora anche mortale © Giuseppe Mazza

Famiglia: (Amanitaceae) Roze

Genere: Amanita Persoon

Sottogenere: Amanitaria (Gilbert) Gilbert

Amanita muscaria (Linnaeus : Fries) Lamarck 1783

L’origine del nome, dal latino muscarius = attinente alle mosche, risale al tredicesimo secolo, questo fungo veniva usato per attirare le mosche; ciò è dovuto ad una delle sue sostanze tossiche, e precisamente all’acido ibotenico che è un insetticida che attira e cattura le mosche: da qui il nome di “muscaria”.

Questo basidioma rientra nel Genere Amanita, uno dei più evoluti “filogeneti- camente” dell’ordine Agaricales (basidiomi a lamelle). Infatti la modalità di sviluppo di questo Genere prevede un primo stadio di crescita (primordio) che si presenta sotto forma di uovo, protetto da un velo generale o universale che si rompe lasciando fuoriuscire lo sporoforo e di cui rimangono (a seconda della loro struttura ifale) residui sia sul cappello (verruche o placche) che sulla base del gambo sotto forma di volva. Un secondo velo chiamato velo parziale, non sempre presente, protegge l’imenoforo e quindi la parte fertile del fungo (imenio), dove si sviluppano le spore; i resti del velo parziale ricadono sul gambo sotto forma di anello.

L’ Amanita muscaria presenta il margine del cappello sempre nettamente striato, un velo generale di consistenza friabile e la volva definita dissociata per effetto della sua struttura prevalentemente sferocistica e un anello membranoso, distinto e persistente, caratteri che inseriscono questo fungo nel Sottogenere Amanitaria. Basidioma di medie e grandi dimensioni può raggiungere anche i 18 cm di cappello e più, robusto e carnoso.

Cappello: da globoso ad emisferico a convesso a piano, a volte con depressione centrale, con margine brevemente striato, colorazione rosso scarlatto brillante, a volte più aranciato, ricoperto da verruche detersili più o meno appuntite, piramidali, di colore bianco.

Imenoforo: lamelle fitte, larghe e libere al gambo, intercalato da lamellule tronche bianche, a volte con sfumature giallastre, tagliente concolore fioccoso. Spore in massa bianche.

Gambo: mediamente robusto, slanciato, cilindrico, fistoloso, ingrossato alla base in un bulbo sub sferico-ovoidale, bianco pruinoso all’apice e fioccoso altrove. Anello, residuo del velo parziale, ampio e membranoso, persistente, bianco, striato con margine fioccoso, a volte giallastro. Volva, residuo del velo universale, dissociata in perle o placchette squamose, fioccose, bianche.

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Esemplari in crescita e sezione di Amanita muscaria © Giuseppe Mazza

Carne: spessa, soda, bianca immutabile, giallino arancione sotto la cuticola, soprattutto nella zona centrale del cappello. Odore e sapore non particolari, ma nemmeno sgradevoli.

Reazioni chimiche: spore non amiloidi = destrinoidi a contatto con il reagente di Melzer.

Habitat: Ubiquitaria estate-autunno sia in boschi di latifoglia (soprattutto faggi, querce, betulle) che in quelli di conifera (pecci, pini), dove è più frequente e cresce spesso insieme a B. edulis (dial. segnabrise). La troviamo sia nelle zone alpine che in quelle mediterranee.

Commestibilità: Tossico. Sindrome pante- rinica o neurotossica anticolinergica a breve latenza - da 15-30 minuti a 4 ore circa dall’ingestione - Principali sintomi : disturbi neuropsichici (euforia, ebbrezza, collera, stato confusionale), dilatazione e restringimento della pupilla a fasi alterne, incoordinazione dei movimenti volontari, eccitazione o depressione del sistema nervoso centrale, possibili convulsioni, raramente morte, durata dei sintomi dalle 4 alle 8 ore.

Note: bellissimo fungo conosciuto e consumato già nei tempi più antichi per le sue proprietà allucinogene, lo ritroviamo spesso nelle favole dei bambini; fungo impropriamente detto “malefico”, in realtà non si tratta di un fungo così pericoloso perché la sua tossicità è in effetti molto blanda ( ma pur sempre tossico ).

In alcune zone del mondo viene consumato dopo particolari trattamenti; bisogna tener presente, però, che in generale la quantità di tossine contenuta in un fungo può variare da raccolta a raccolta ed in rapporto al terreno, alla regione di crescita, a fattori climatici, ecc. questo spiega perché in alcune parti del mondo viene consumata a scopo voluttuario, senza provocare danni notevoli, come inebriante sciamanico nelle tribù siberiane. Il suo effetto allucinogeno ha giustificato l’uso divinatorio, insieme ai funghi del Genere Psilocybe, presso alcune popolazioni (Atzechi), e voluttuario nelle popolazioni di guerrieri, ma resta il fatto che comunque è un fungo tossico per cui se ne sconsiglia l’uso.

Varietà e specie simili e al pari velenose:

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Amanita muscaria : basidi, cellule marginali, spore, cuticola © Pierluigi Angeli

Amanita muscaria var. regalis (Fries) R. Maire 1913 = Amanita regalis (Fries: Fries) Michel – taglia più piccola della A. muscaria , con tonalità del cappello bruno rossastro , con velo generale grigio giallognolo come le lamelle a maturità, cresce presso faggi e conifere ( Picea , Pinus ).

Amanita muscaria var. alba Peck completamente bianca.

Amanita muscaria (Linnaeus : Fries) Persoon var formosa (Persoon) Gonnerman & Rabenhorst, si differenzia dal typus, oltre che per la taglia più grande, anche per il velo generale giallo intenso; habitat zona mediterranea presso piantagioni artificiali di Eucalyptus camaldulensis .

Amanita muscaria var. aureola Boudier è una varietà dei boschi montani ( Picea abies , Pinus ) e si distingue per la presenza di un cappello privo di verruche, con tonalità di colore arancione, giallo arancio e una volva poco aderente al bulbo, quasi circoncisa e fioccosa.

Amanita heterochroma S. Curreli, di recente validazione tassonomica (1994), presenta una colorazione giallastra verdognola, presto bruna con verruche grigio, grigio-bruno; habitat Eucalyptus camaldulensis .

Osservazioni: da non confondere con l’ Amanita caesarea (Scopoli: Fries) Persoon , ottimo commestibile, la quale si distingue per il cappello aranciato senza verruche, per il velo parziale giallo, lamelle gialle, gambo giallo, volva a sacco bianca.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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