Amphiprion nigripes

Famiglia : Pomacentridae

 

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Testo © Giuseppe Mazza

 

 

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L’Amphiprion nigripes vive in piccoli harem appartenenti a una femmina © Giuseppe Mazza

Il Pesce pagliaccio delle Maldive ( Amphiprion nigripes - Regan, 1908 ) appartiene alla classe degli Actinopterygii, i pesci con le pinne raggiate, all’ordine dei Perciformes, alla vasta famiglia dei Pomacentridae, che conta 28 generi ed oltre 320 specie, ed alla sottofamiglia degli Amphiprioninae, i così detti pesci pagliaccio.

Il nome del genere “amphiprion” viene dal greco “amphi” = “su entrambi i lati” e “priön” = sega, perché su entrambi i lati del capo il preopercolo ed il sottopercolo presentano una dentellatura a mo’ di sega.

Quello della specie, “nigripes”, deriva dal latino “niger” = nero e “pes” = piede, quindi un pesce “dai piedi neri” per via delle pinne ventrali scure.

Zoogeografia

E’ presente solo lungo le coste tropicali dell’India, nello Sri Lanka ed alle Isole Maldive.

Ecologia-Habitat

Vive fra i 2-25 m di profondità fra le braccia protettive del suo anemone, l’ Heteractis magnifica.

Morfofisiologia

Il Pesce pagliaccio delle Maldive non supera gli 11 cm. Il corpo, un po’ tozzo, è ovale e compresso sui lati.

Vi è una sola pinna dorsale con 10-11 raggi spinosi e 17-18 inermi, mentre l’anale conta solo 2 raggi spinosi e 13-15 molli.

Le pettorali recano 18-19 raggi inermi e le ventrali, arrotondate, sono nere, come del resto, salvo in alcune popolazioni isolate, l’anale, come sottolinea l’appellativo latino di “nigripes” e quello inglese di “Blackfinned anemonefish”.

La caudale è tronca, più o meno traslucida, giallo-arancio come le pettorali ed in genere la parte posteriore del pesce, mentre il resto assume tonalità più cariche tendenti al bruno-rossastro.

Caratteristica è una fascia verticale bianca, dopo l’occhio, a livello dell’opercolo, che attraversa anche il dorso a mo’ di sella.

Etologia-Biologia Riproduttiva

Come tutti i pesci pagliaccio, l’ Amphiprion nigripes vive in simbiosi con un’attinia dai tentacoli urticanti. Fin da piccoli, grazie al muco protettivo che ricopre le squame, i giovani appena usciti dallo stadio larvale diventano poco a poco immuni al suo veleno e l’adottano come casa, un rifugio sicuro in cui nascondersi, dissuasivo per i predatori.

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E’ associato per l’eternità ad una sola specie d’attinia: l’ Heteractis magnifica © Giuseppe Mazza

In cambio tengono pulita l’attinia dalle alghe infestanti e dai residui alimentari scacciando coraggiosamente certe specie, come i pesci farfalla, che hanno la cattiva abitudine di mangiucchiarle i tentacoli.

La maggior parte dei pesci pagliaccio, 21 specie su 30, può scegliere fra vari ospiti, ma l’ Amphiprion nigripes fa parte dei 9 pesci pagliaccio fedelissimi, che si sono sposati per l’eternità con una sola specie d’attinia, in questo caso, come già detto, l’ Heteractis magnifica.

In genere questi grossi antozoi ospitano l’harem di una femmina dominante con maschi di varie dimensioni ed alla sua morte quello più grande cambia sesso e ne prende il posto.

Il pesce pagliaccio delle Maldive si nutre di piccole alghe e zooplankton, per lo più larve di crostacei e uova trascinate dalle correnti.

E’ una specie ermafrodita proterandrica: i maschi possono cioè trasformarsi in femmine raggiunta una certa età.

Al momento della riproduzione le uova vengono incollate sulle rocce o sul fondo, in genere ai piedi dell’attinia, e dopo la fecondazione il maschio prescelto monta la guardia fino alla schiusa, ventilandole con le pinne.

Poi le larve si disperdono ed i piccoli cercheranno una giovane attinia senza pesci o una comunità accogliente.

Il pesce pagliaccio delle Maldive si è riprodotto più di una volta in cattività, ma non è fra i più allevati perché accetta solo un’attinia, per giunta ingombrante. In natura le popolazioni possono raddoppiare in appena 15 mesi. Non è pescato, non è sensibile ai mutamenti climatici e la specie ha quindi un indice di vulnerabilità bassissimo: appena 23 su una scala di 100.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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