Amphiprion rubrocinctus

Famiglia : Pomacentridae

 

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Testo © Giuseppe Mazza

 

 

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L’Amphiprion rubrocinctus prende il nome dal contorno rosso-arancio © Giuseppe Mazza

L’ Amphiprion rubrocinctus - Richardson, 1842, appartiene alla classe degli Actinopterygii, i pesci con le pinne raggiate, all’ordine Perciformes, alla famiglia dei Pomacentridae ed alla sottofamiglia dei pesci pagliaccio, gli Amphiprioninae.

Il nome del genere “amphiprion” deriva dal greco “amphi” = “su entrambi i lati” e “priön” = sega, perché su entrambi i lati del capo il preopercolo ed il sottopercolo mostrano una dentellatura a mo’ di sega.

Il nome della specie “rubrocinctus” deriva dal latino “ruber” = rosso e “cinctus” = cinto, cintura, con riferimento al bordo rosso che circonda il corpo.

Zoogeografia

E’ di casa nell’Oceano Indiano Orientale lungo le coste australiane.

Ecologia-Habitat

Vive fino a 8 m di profondità, dove sono fissate le sue due attinie simbionti: l’ Entacmaea quadricolor e la Stichodactyla gigantea.

Morfofisiologia

Raggiunge i 14 cm di lunghezza con un corpo piatto ed alto come l’Amphiprion clarkii e l’ Amphiprion ephippium.

Come tutti i pesci pagliaccio, ha una sola pinna dorsale con 10 raggi spinosi più 16-17 molli, l’anale 2 raggi spinosi e 13-15 molli, mentre le pettorali, ampie e tondeggianti, contano 18-19 raggi inermi. Le ventrali sono più o meno appuntite e la caudale, quasi tronca negli adulti, ha i lobi arrotondati.

La livrea, caratterizzata da tonalità rosso-arancio come l’ Amphiprion ephippium, ha in più una vistosa fascia bianca accanto all’occhio e la zona scura si estende in pratica tutto il corpo. Anche le pinne ventrali hanno il bordo anteriore nero, ma non sono mai completamente nere come nell’ Amphiprion melanopus, per il resto molto simile. La coda e parte posteriore della pinna dorsale sfumano al giallo arancio.

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Vive solo in Australia ed è quindi poco presente negli acquari © Giuseppe Mazza

Etologia-Biologia Riproduttiva

Si nutre d’alghe, piccoli invertebrati e di tutti i frammenti animali commestibili che gli passano accanto.

Protetto da un muco protettivo che ricopre le squame è immune al veleno delle due attinie che lo ospitano, e vi trova, come tutti i pesci pagliaccio, un nascondiglio sicuro. In cambio rimuove i parassiti e gli avanzi di cibo dell’attinia e scaccia i pesci che si nutrono di tentacoli.

L’ Amphiprion rubrocinctus è una specie ermafrodita proterandrica: i maschi, crescendo, possono infatti al momento opportuno trasformarsi in femmine.

Se si osservano le attinie di buona taglia, si scopre che forma quasi sempre delle piccole comunità capeggiate da una femmina dominante più grande degli altri. Un regina col consorte, e spesso dei maschi più piccoli che aspettano il giorno della sua morte per salire di rango.

Quando accade il coniuge superstite prende il posto della femmina e cambia sesso per accoppiarsi in seguito col maschio più grande del gruppo.

In natura le uova vengono incollate sulle rocce ai piedi dell’attinia. Il maschio le feconda e le sorveglia, ventilandole con le pinne per evitare infezioni fungine. Alla schiusa ritorna fra le braccia dell’attinia, mentre le larve si disperdono trascinate dalle correnti.

Come per l’ Amphiprion ephippium si tratta di un pesce poco frequente negli acquari, per la diffusione modesta, la taglia e le difficoltà per trovare uno dei due antozoi simbionti.

In natura le popolazioni possono raddoppiare in appena 15 mesi e le loro attinie non hanno subito danni, come i coralli, dai recenti mutamenti climatici. L’indice di vulnerabilità della specie è quindi oggi molto basso: appena 23 su una scala di 100.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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