Anacamptis morio

Famiglia : Orchidaceae

 

 

Testo © Prof. Giancarlo Castello

 

 

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Euromediterranea, l’Anacamptis morio è tra le orchidee più diffuse d’Italia, Sardegna esclusa © Giuseppe Mazza

Specie degli ambienti più vari, come prati aridi, alpeggi, cespuglieti e radure boschive, comunque dall’estrema tolleranza ecologica, soprattutto se in piena luminosità, ma su qualsiasi tipo di terreno, è generalmente reperibile dai 100 ai 1400 m e può raggiungere i 1900.

Anacamptis morio (L) R.M. Bateman, Pridgeon & M.W. Chase, 1997, si può trovare in tutte le regioni d’Italia, esclusa la Sardegna. Da considerarsi euromediterranea, a partire dal sud della Norvegia, si estende a est fino all’Iran e manca nelle zone meridionali, sostituita dalla specie Anacamptis picta (Delforge, 1994), molto simile ma più delicata, con aspetto piuttosto snello, i fiori meno appariscenti, più spaziati tra loro, e con sperone sottile.

Recentemente assegnata al genere Anacamptis, in base a studi cromosomici, nel 1753 fu nominata da Linneo, ascrivendola al genere Orchis, dopo aver esaminato alcuni esemplari del Baden-Württemberg, basandosi per la specie sul precedente nome latino morio, risalente al Rinascimento, il cui significato originario rimane dubbio.

Molti sostengono che derivi dalla parola buffone, pagliaccio, considerando la chiassosità del suo aspetto. Altri pensano che prenda il nome da “morione”, ovvero “elmo” in antico gergo militare, oppure da “morion”, in latino “pietra preziosa”.

Si può ipotizzare che “morio”, in latino “ingannare”, derivi dal suo comportamento cromatico, a volte ingannevole e inaspettato. Generalmente si può presentare con un colore viola scuro, oppure con ogni tipo di rosso, fino a essere di un bel rosa pallido o persino albina.

A tal proposito sembra che l’albinismo derivi da un’eccessiva azione della micorriza, il fungo simbionte di molte orchidee, che priverebbe, nello scambio, troppe sostanze energetiche dal seme.

La definizione del genere deriverebbe dalla voce “άνακάμπτειν” (anakamptein = ripiegarsi), riguardo i tepali ricurvi in modo caratteristico.

È volgarmente nota come Orchidea morio, Orchidea minore, Giglio caprino, Pan di cuculo, Orchidea pagliaccio, Salep (italiano); Orchis bouffon (francese); Green-Winged Orchid (inglese); Kleines knabenkraut (tedesco); Amor de dama (castigliano); Nevadna kukavica (croato).

Anacamptis morio fa parte di specie geofite bulbose, adattatesi a climi più temperati a livello del suolo con due rizotuberi sotterranei, ovaliformi. Alta dai 10 ai 35 cm è una robusta, ma bassa, pianta erbacea, con caule verde, cilindrico, che sfuma al viola nella parte superiore.

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I fiori sono privi di nettare ma ingannano i pronubi imitando l’aspetto di varie specie nettarifere © Giuseppe Mazza

Le foglie basali, di forma casuale e verdi-azzurrognole, sono raggruppate a rosetta, le cauline invece abbracciano il fusto.

I fiori, fino a 25, presenti con infiorescenza oblunga, a spiga con densità variabile, possono avere i colori più disparati. Anche le caratteristiche brattee possono presentarsi con tinte diverse.

Il casco, formato dai sepali raggruppati, con colori coerenti al fiore, è abbellito da evidenti striature verdastre. La parte mediana del labello, un po’ trilobato, con macchie rosso intenso, è di poco più sporgente dei due lati e appare lievemente accartocciata su se stessa. I sepali sono oblunghi, appena ovali, i petali più stretti. Lo sperone, lungo grosso modo come l’ovario, di forma cilindrica, può essere lineare o leggermente ricurvo. Il ginostemio è a conformazione breve, con le logge dell’antera color porpora e pollinodi verdastri.

Il periodo di fioritura va da marzo a maggio.

Tra le orchidee più diffuse d’Italia, viene nominata in svariati modi, a seconda delle regioni, e fa parte di un gruppo di specie usate per ottenere dai tuberi una sorta di farina detta Salep, energetica e molto sostanziosa, ricca di proteine, zuccheri e mucillagine. Essendo la raccolta delle orchidee tassativamente proibita, questo dato deve rimanere solo una curiosa e interessante informazione.

Similmente a specie appartenenti ai generi Ophrys ed Orchis, anche questa specie è totalmente priva di nettare e deve arrangiarsi per ottenere l’impollinazione.

Tra le diverse strategie si evidenzia la “geniale” imitazione di una pianta nettarifera. Si può affermare che la facies caratteristica di molte orchidee paleartiche non sia altro che un’imitazione di piante erbacee, soprattutto Lamiacee, la cui struttura appare agli insetti molto attrattiva.

Tra i suoi più importanti impollinatori possiamo sicuramente citare i lepidotteri Pieridi: Pieris brassicae, P. napi e P. rapae e gli Sfingidi Macroglossum stellatarum e Hemaris fuciformis. Tra i Ditteri Sirfidi: l’ Episyrphus balteatus e la Rhingia campestris. Tra gli Imenotteri Andrenidi l’efficientissima Andrena flavipes oppure, tra gli Apidi, Il Bombus pratorum, il B. terrestris ed il B. hortorum, compresa l’ Apis mellifera.

Sinonimi : Orchis morio L.

 

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