Anas crecca

Famiglia : Anatidae

 

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Testo © Dr. Gianfranco Colombo

   

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Altro che anatra ! Queste, strette ed appuntite, sono ali da falco ! Con un peso di 350 g e 70 cm d’apertura alare, l’Anas crecca è l’anatra più piccola ed agile del paleartico © Gianfranco Colombo

Non si può parlare dell’Alzavola ( Anas crecca ) senza parlare della Marzaiola ( Anas querquedula ) e viceversa. Troppe relazioni intercorrono fra queste due specie, troppi legami e troppe storie collegano le vite di queste due anatrine che risultano fra le più piccole del paleartico.

L’Alzavola ( Anas crecca - Linnaeus 1758) appartiene all’ordine degli Anseriformes ed alla famiglia degli Anatidae, un vastissimo raggruppamento che include attualmente 152 specie sparse in tutti i continenti. Sono appunto davvero numerosi i riferimenti comuni fra queste due specie anche se mostrano, come vedremo più avanti, evidenti caratteristiche e comportamenti molto diversi seppur legati fra loro. Una prima relazione è connessa al nome volgare dato dai francesi alle due anatre che le accomuna entrambe nei termini ma le differenzia nella ricorrenza stagionale: sarcelle d’hiver l’alzavola e sarcelle d’été la marzaiola. Stessa situazione per il nome scientifico assegnato da Linneo all’alzavola. Anas crecca trae origine per il genere, dall’omonimo termine latino "anas", con significato di anatra mentre per la specie il riferimento è il termine svedese “kricka” nome dato localmente all’alzavola e probabilmente di origine onomatopeica ma riferita più alla marzaiola, il cui tipico verso è proprio un continuo “crekcrek” di collegamento e richiamo.

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L’areale di nidificazione è vastissimo. Copre quasi tutte le terre emerse al di sopra dei 45° di latitudine nord, fino alle coste artiche dell’America, dell’Asia e dell’Europa © Gianfranco Colombo

Interessante sarebbe conoscere quale metro abbia in realtà usato Linneo, lui stesso svedese, nello scegliere il nome che poi ha assegnato alla specie. Altra confusione può nascere tra il nome inglese Teal e Garganey dato rispettivamente ai due uccelli. L’etimologia di garganey, la marzaiola, deriva dal dialetto padano garganel o garganello ma che stranamente indica più l’alzavola che la marzaiola. Tanto per completare aggiungiamo che le femmine delle due specie sono praticamente simili sul campo ed assolutamente indistinguibili in abito eclissale, fatte salve piccolissime differenze rilevabili solo da esperti birdwatcher.

L’alzavola è un’anatra velocissima, un vero jet nel mondo degli anatidi già particolarmente portati a sviluppare forti velocità durante il volo. La caratteristica morfologia delle anatre, con un lungo collo, un corpo tozzo, ali piccole ed aguzze con ridotta portanza e timoniere poco sviluppate, richiede la necessità di esprimere una velocità di crociera sostenuta, per poter rimanere in aria. L’alzavola le batte tutte in questa attività tanto che si permette di effettuare, quando in volo compatto con sue conspecifiche, evoluzioni aeree simili ai limicoli, con scarti ed improvvise giravolte, tonneau e scivolate indiavolate, non abituali per un’anatra. Inoltre può praticare il cosiddetto scoppio, un decollo rapidissimo ed in perfetta verticale ma ad una velocità impensabile da fermo, proprio come uno scoppio improvviso che sconcerta l’aggressore quando effettuato in gruppo.

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Nel periodo riproduttivo il maschio è una vera tavolozza di colori. Vi è un notevole dimorfismo sessuale che si perde quasi completamente nel periodo eclissale © Gianfranco Colombo

Tanto rapida è la velocità di decollo tanto veloce è l’ammaraggio. Picchiate da incoscienti che terminano praticamente con dei tuffi in acqua con urti fragorosi. Alcuni nomi volgari dati in Europa: in inglese Common Teal, in tedesco Krickente, in spagnolo Cerceta Común, in francese Sarcelle d’hiver ed in portoghese Marrequinha-comum.

Zoogeografia

L’alzavola ha un areale di nidificazione vastissimo che copre praticamente tutte le terre emerse al di sopra dei 45° di latitudine e fino alle coste dell’oceano artico, dell’America, dell’Asia e dell’Europa. Nidifica anche in Islanda ma è praticamente assente in Groenlandia pur ritrovandola presente alle medesima latitudine nel Canada. L’Europa è l’unico dei continenti non pienamente abitato. Infatti oltre a mancare totalmente dall’area mediterranea, dalla penisola Iberica, dalla Balcanica e dall’Anatolia, è sporadica anche nella parte centroccidentale ed orientale del continente, con isolate popolazioni non sempre costanti. Anche in Italia è presente in numero ridotto e scostante, con poche coppie relegate principalmente nella valle Padana.

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La femmina, cui è affidata la cova, ha invece bisogno di un piumaggio mimetico per passare inosservata ai predatori © Gianfranco Colombo

Le popolazioni collocate più a nord, sono migratrici regolari ma a breve raggio, tanto che raggiungono la parte meridionale del loro territorio originale, addentrandosi a volte anche più a sud ma restando abitualmente nell’ambito del continente di appartenenza. Le colonie europee svernano nell’area mediterranea ed in numero esiguo, in alcune località della costa africana prospiciente. Quelle asiatiche in Giappone, Cina meridionale e penisola Indiana con alcuni balzi sino all’alto bacino del Nilo per quelle centroasiatiche e cisuraliche. Le nordamericane, negli Stati Uniti meridionali ed in Messico. Ecco spiegato perché i francesi le chiamano sarcelle d’hiver, sarcelle dell’inverno, appunto periodo nel quale le ritrovano in grandissimo numero sul loro territorio.

Ecologia-Habitat

Durante l’estate, nel periodo di nidificazione, l’alzavola preferisce specchi di acqua ferma anche di piccole dimensioni poste all’interno di fitta ma bassa vegetazione, lagune che fiancheggiano corsi d’acqua importanti, terreni semiallagati prossimi a laghetti ma anche in praterie umide ben lontani dai corsi d’acqua ma ricoperti da fitto strato erbaceo dove collocare il nido.

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Madre fedele ed assidua, è lei che sceglie il posto adatto per il nido. Lo costruisce, ammassando erbe secche e radici, lo rende soffice, strappandosi il piumino, e poi cova per quasi 3 settimane © Colombo

È presente anche nella tundra, nei piccoli specchi d’acqua che si formano con il disgelo estivo ma sempre contornati da una vegetazione erbacea adatta a nascondere il suo nido.

Durante l’inverno il suo habitat si allarga a territori con vegetazione più varia. Innanzi tutto in questo periodo le alzavole si riuniscono in gruppi numerosissimi tanto da formare stormi a volte con migliaia di esemplari ed insieme amano frequentare ambienti più ampi ed aperti, specchi d’acqua circondati da canneti, paludi costiere, lagune, laghetti artificiali, estuari, laghi poco profondi ma anche corsi di fiumi a lento scorrimento.

L’alzavola è un’anatra di superficie e si procura il cibo immergendo la testa in profondità sventolando le zampe in aria ma ogni tanto, come per divertimento, si tuffa per brevissime immersioni a pochi centimetri di profondità ma con azioni rapidissime e rumorose non certo adatte per procurarsi cibo ma piuttosto per farsi un bagno o come per togliersi qualche parassita d’indosso.

È specie alquanto riservata e non sfrutta mai habitat condivisi con gli esseri umani o con attività umane. Al contrario, seppur specie elusiva e riservata, è una delle vittime più comuni dei cacciatori di tutto il mondo che durante la stagione venatoria ne ricavano consistenti carnieri.

Morfofisiologia

L’ Anas crecca è l’anatra più piccola del paleartico, misurando solo 35 cm di lunghezza nel maschio e poco meno nella femmina, un peso di circa 350 g ed un’apertura alare di 70 cm. Ha ali strette ed appuntite tale da sembrare in volo come un velocissimo limicolo.

Il dimorfismo sessuale è notevole avendo i sessi livree assolutamente diverse fra loro e per nulla collegate od imitate.

Certamente come in tutti gli anatidi, vale il concetto che la femmina dovendo covare all’aperto, necessita di un piumaggio assolutamente mimetico e poco visibile dall’alto mentre è accovacciata sul nido. Il piumaggio della femmina è totalmente marrone macchiato di giallastro e simile a tantissime altre femmine di anatidi in particolar modo alla marzaiola che risulta a volte indistinguibile se non per un becco leggermente più corto segnato da piccoli screzi arancioni. Specchio alare verde brillante quasi sempre visibile anche ali chiuse e non ha un evidente sopracciglio biancastro come la marzaiola.

Il becco è di color grigio verdastro ma mostra piccole sbavature arancioni alla sua base e lungo il bordo di entrambe le mandibole, uno dei piccoli segni che la distinguono dalla simile marzaiola che l’ha invece totalmente grigio. Il maschio al contrario, quando in abito nuziale, mostra una vera tavolozza di colori. La testa completamente di color nocciola vivido, è fasciata da un’ampia striscia verde smeraldo con riflessi bluastri che partendo dalla parte anteriore dell’occhio scende, allargandosi, fino a congiungersi sulla nuca. A delimitazione della fascia, nella parte inferiore sotto oculare, corre una delicatissima linea gialla che accompagna fin sulle guance questa banda segnandone distintamente il limite.

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Il nido, che contiene 2-7 uova, è posto al suolo, ben nascosto dalla vegetazione: unica traccia il camminamento creato dalla femmina nell’erba quando esce per nutrirsi © Museo Civico di Lentate su Seveso

Il collo ed i fianchi sono finemente segnati da linee sottilissime di colore bianco e nero, parallele ed alternate che si attenuano sul basso petto fino a divenire gocce nerastre e poi scomparire e diventare bianco crema compatto fino all’altezza del sottocoda dove, delimitata da una spessa linea nerissima, si trasforma in un’ampia chiazza bianca giallastra visibilissima anche da lontano ed in particolare in volo.

Lo specchio alare è di colore verde brillantissimo tendente al blu sotto certe angolazioni e poco visibile quando posata a terra ma splendente quando in volo riflesso dalla luce solare. Quando in aria mostra un sottala bianco e sulla copertura alare oltre al visibile specchio verde anche uno nerastro affiancato ed entrambi sormontati da una fascia bianca sottile ma molto accentuata, a sua volta affiancate da altre color marrone che corrono parallele all’ala.

Il becco è minuto e piuttosto corto di colore nerastro con un leggera parvenza all’insù mentre le zampe sono color verdastro. Coda ridotta come in gran parte delle anatre e leggermente appuntita.

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In caso di pericolo le alzavole si alzano tutte in volo, verticalmente, con velocità impensabili da fermo e col rumore di uno scoppio che sconcerta l’aggressore © Colombo

Nel periodo eclissale entrambi i sessi ed i giovani vestono livree simili alla femmina, difficilmente distinguibili se non osservati da vicino e con attenzione.

Sebbene abbia un territorio vastissimo, l’alzavola è piuttosto limitata nel numero di sottospecie. Solo due sono state accettate dalla moderna tassonomia, l’ Anas crecca crecca dell’Europa e dell’Asia e l’ Anas crecca nimia relegata alle isole Aleutine. La sottospecie Anas crecca carolinensis, tipica del continente americano è stata definitivamente collocata come specie a sè stante e classificata con il nome comune di Alzavola americana ( Anas carolinensis ).

Etologia-Biologia riproduttiva

L’alzavola è una madre molto fedele ed assidua. È lei che si interessa alla scelta del luogo ed alla costruzione del nido e sempre lei che si prende cura della cova. Il nido viene collocato in una parte asciutta del terreno nascosto tra l’erba alta e ricoperto dalla densa vegetazione erbosa che ne occulta la vista dall’alto.

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Molto legate all’acqua, passano tre quarti della giornata, notte inclusa, a nutrirsi di piante acquatiche, insetti, crostacei, molluschi e granaglie con razzie nei campi © Gianfranco Colombo

Vengono ammassate erbe secche, foglie e radici che vengono poi foderate delicatamente con il suo stesso piumino fino a formare una ampia coppa sofficissima. Depone 7-12 uova di color bianco crema piuttosto piccole per un’anatra ma consono alle ridottissime dimensioni di questo minuscolo uccello. La cova dura per circa 20 giorni durante i quali il maschio rimane guardingo nei dintorni ma solo per difendere il territorio e comunicare eventuali intrusioni di predatori.

Il nido può essere anche ad alcune centinaia di metri dallo specchio d’acqua più prossimo ma non è rado trovarlo direttamente sulla sponda del corso d’acqua. Il camminamento creato dalla femmina nell’erba, quando lascia il nido per raggiungere il luogo di alimentazione, è forse l’unica traccia rilevabile della presenza del nido di questo elusivo uccello. La schiusa avviene quasi simultaneamente per tutte le uova deposte e le anatrelle sono immediatamente in grado di abbandonare il nido e seguire la madre, fino allo stagno più vicino che non abbandoneranno più fino al raggiungimento delle dimensioni degli adulti e alla completa autonomia nel volo. Staranno con la femmina per circa 4-5 settimane anche se da subito in grado di nutrirsi autonomamente per poi rendersi totalmente indipendenti.

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È comunque un animale che fugge l’uomo, più sociale d’inverno quando emette in continuazione, a rischio doppiette, il tipico borbottio di collegamento © Colombo

L’alzavola si nutre principalmente di vegetali preferendo erbe ed alghe di acqua dolce che preleva dal fondo sguazzando con il becco la superficie sommersa. Ama molto granaglie e semi in generale che trova spostandosi di notte su terreni coltivati o ricchi di graminacee anche a distanza notevole dai luoghi dove passa abitualmente la giornata.

Si nutre anche di larve di insetti acquatici, piccoli crostacei, molluschi e larve. Quest’anatra trascorre circa tre quarti della giornata impegnata alla ricerca del cibo e quindi deve usufruire anche delle ore crepuscolari e notturne per poter soddisfare le proprie necessità alimentari. Questa bramosia può essere quindi motivazione della notevole energia che esprime nei suoi movimenti sempre attivi ed instancabili. È specie molto vocifera in qualsiasi momento dell’anno e della stessa giornata in particolare da parte del maschio e nei momenti sociali di assembramento con i conspecifici, durante i quali emette in continuazione il tipico e borbottato “guit guit guit” di collegamento. In considerazione dell’enorme territorio occupato e la congruità delle singole popolazioni locali, questa specie non è considerata a rischio.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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