Angelica sylvestris

Famiglia : Apiaceae

 

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Testo © Eugenio Zanotti

 

 

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L’Angelica sylvestris cresce nei luoghi umidi fino a 1600 m di quota © Giuseppe Mazza

Il genere Angelica comprende una cinquantina di specie diffuse soprattutto nelle zone temperate e fredde del mondo. L’angelica selvatica è una pianta a distribuzione eurosiberiana, ovvero delle aree fredde e temperato-fredde dell’Europa, Asia boreale e media.

Il nome generico nasce dal greco “aggelos”= angelo, messaggero, allude al grato odore della pianta e alle sue proprietà medicinali, e fu il medico di Lipsia August Quirinus Bachmann (Rivinus), nel secolo XVII, a dare il nome di "herba angelica" alla pianta, volendo con questo affermarne le origini sacre: una leggenda vuole che fu l’arcangelo Gabriele (in alcune zone è associata all’arcangelo Raffaele a all’arcangelo Michele) a far conoscere le proprietà della pianta agli uomini. Il nome specifico deriva dal latino “silvèster”, da “silva” ovvero selva, silvestre, delle selve o dei boschi.

L’angelica selvatica ( Angelica sylvestris - L. 1753 ) è una grande pianta erbacea perenne, con fusti eretti, alti 50-150 (200) cm, robusti, un po’ zigzaganti, striati, cavi, ramoso-corimbosi, di un rosso-porporino glauco-pruinoso. Radice rizomatosa di colore bruno chiaro o grigiastro contenente un succo colore giallo-limone, di odore aromatico acre e pungente. Foglie basali molto grandi (fino a 60 cm di lunghezza), a contorno triangolare, (2)-3 pennatosette, divise in segmenti ovato-lanceolati il margine ha denti acuti terminanti in spinule biancastre cartilaginee, con guaine dei piccioli molto dilatate e rigonfie che avvolgono e proteggono i giovani rami ascellari e le infiorescenze ancora in bocciolo. Infiorescenze portate da 20-30 (50) raggi che formano ombrelle coniche, fiori piccoli, con 5 petali bianco-rosei (fioritura da maggio ad agosto). I frutti sono diacheni ellittici, compressi sul dorso, di 2-3 x 3-4 mm con due ali membranacee larghe quanto il seme e tre coste longitudinali ben evidenti.

L’angelica cresce nei boschi e nei luoghi umidi, in forre, siepi e sulle sponde dei corsi d’acqua. E’ comune dal piano fino a 1600 m di quota. Nell’ambito dell’entità Angelica sylvestris L. sono state distinte due sottospecie: la Angelica sylvestris sylvestris, comune dall’alta pianura-collina sino alla media montagna, con segmenti fogliari ovali o ovali lanceolati, di norma non decorrenti sul picciolo ( i frutti sono lunghi 4-5,5 mm e larghi 3-4 (5) mm ), e la Angelica sylvestris montana ( = Angelica elatior ), diffusa in alcune regioni montane e della fascia subalpina; essa presenta segmenti fogliari più stretti, di forma allungata, prevalentemente lanceolati, i terminali decorrenti sul picciolo e spesso anche fusi alla base (connati). I frutti sono lunghi 6-8 mm e larghi (4,5) 5-6 mm.

Una specie molto nota, più pregiata della sylvestris per l’impiego erboristico, culinario e liquoristico è l’ Angelica archangelica nota come Angelica nobile o Angelica di Boemia; si distingue per i fusti verdi, i piccioli fogliari cilindrici, i petali bianco-giallastri o verdastri, i frutti con ali sugherose, e per i raggi delle infiorescenze disposti in modo che la stessa si presenti globosa o quasi. E’ specie con areale circumboreale-artico ma che, grazie alla coltivazione (diffusa soprattutto in Francia, Germania, Polonia, Cecoslovacchia e del Nord Europa.), in alcune zone delle Alpi talora è divenuta subspontanea. E’ impiegata per la preparazione di svariati liquori, come la Chartreuse, il Bénédictine, l’Anisette, lo Strega, il Petrus Boonekamp, e ancora: nell’acqua di melissa composta dei Carmelitani, nel vespetrò, nei bitter e nel Vermouth di Torino.

Per gli usi erboristici si impiegano le grosse radici ed i frutti raccolti in autunno ed essiccati al sole (le radici fresche contengono un olio essenziale con forte azione irritante e vescicatoria). Sono numerosi i loro costituenti: olio essenziale (0,35-1,3 %) composto da idrocarburi monoterpenici con beta fellandrene, alfa fellandrene, alfa pinene, beta pinene, sabinene, carene, mircene, limonene; sesquiterpeni, lattoni macrociclici, oltre venti furocumarine e cumarine (responsabili di fitodermatosi), acidi angelico, ascorbico, caffeico, clorogenico, malico, valerianico, metilacetico, arcangelenone, fitosterolo, resorcina, acidi grassi, sostanze amare, tannini, saccarosio, resine.

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Frutti e radici hanno virtù medicinali, ma è controindicata per l’ulcera e le abbronzature © Mazza

I frutti contengono circa l’1 % dell’olio essenziale contenente principalmente beta fellandrene e altri terpeni, cumarine (bergaptene, imperatorina e isoimperatorina), isopimpinellina, psoralene, idrossipsoralene, fallopterina, xantotoxolo, xantotoxina.

L’angelica ha spiccate proprietà stimolanti delle secrezioni epato-pancreatiche e lenisce gli spasmi dolorosi dovuti alla formazione di gas intestinali, oltre che aperitive, digestive ed eupeptiche, carminative, diuretiche, espettoranti, antispasmodiche ed emmenagoghe. Impiegata per la preparazione di amari eupeptici a meccanismo diretto, con azione sulle ghiandole gastriche.

L’estratto della radice entra nella composizione di acque sedative e liquori digestivi; combatte l’acidità di stomaco, le atonie gastriche e l’aerofagia. Chi soffre di inappetenza, anoressia, meteorismo, dispepsie e ha problemi digestivi troverà in quest’erba sicuro giovamento.

E’ controindicata per le persone che soffrono di ulcera gastrica e duodenale e si consiglia di non esporsi a lunga insolazione durante l’impiego di preparati con angelica (le furocumarine possono causare allergie e scottature alla pelle).

Alcuni preparati a base di bergaptene, xantotoxina ed altre cumarine sono utilizzati nella cura psoriasi. La polvere ottenuta triturando i semi, è efficace contro i pidocchi. In Groenlandia, in Finlandia e in Svezia l’angelica è utilizzata alla stregua di verdura cotta e molti dolci di quei luoghi sono aromatizzati con i suoi frutti; i piccioli fogliari e i giovani fusti cavi vengono tagliuzzati e canditi.

In estate le eleganti ombrelle fiorite delle angeliche richiamano innumerevoli insetti ed emanano un soave profumo. I caratteri da tener presente per non confonderla con ombrellifere tossiche o irritanti, come la cicuta ( Conium maculatum ) o lo spondilio ( Heracleum sphondylium ), sono: il suo l’odore gradevole, la mancanza di fitte macchioline bruno-porpora sui fusti e la presenza delle caratteristiche grosse guaine avvolgenti alla base dei piccioli.

Preparazioni:

Infuso digestivo indicato nei casi di atonie gastriche, acidità e gonfiori di stomaco

Due cucchiaini di rizoma spezzettato in una tazza di acqua bollente. Lasciare infondere venti minuti e bere un’ora dopo i pasti dolcificando con un po’ di miele.

Vino aperitivo, digestivo e tonico

Lasciare in macerazione per 3 giorni un pugno di radice spezzettata e un pizzico di semi in un litro di buon vino rosso corposo agitando di tanto in tanto. Dopo la filtrazione se ne beva un bicchierino prima dei pasti.

Sinonimi: Angelica trilobum (L.) Desf. (1804); Angelica sylvestris var. elatior Wahlenb. (1814); Angelica villosa Lag. (1816), = A. sylvestris var. sylvestris ; Angelica sylvestris var. decurrens Fischer (1842) = var. elatior ; Angelica sylvestris subsp. montana (Brot.) Arcangeli (1882), = var. elatior ; Angelica sylvestris var. grossedentata Rouy & E.G. Camus (1901) = var. sylvestris ; Angelica venetum (Koch) M. Hiroe (1979); Angelica sylvestris subsp. bernardiae Reduron (2007).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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