Angraecum gabonense

Famiglia : Orchidaceae

Testo © Pietro Puccio

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Epifita a densi cespi, con fusti di 1 mm lunghi anche 35 cm, l’Angraecum gabonense è nativo delle umide foreste tropicali dell’Africa occidentale © Giuseppe Mazza

La specie è originaria del Camerun, Gabon, Guinea Equatoriale, Isole del Golfo di Guinea e Repubblica Democratica del Congo dove vive nelle dense foreste umide, dal livello del mare fino a circa 1800 m di altitudine.

Il nome del genere deriva da quello malese “angurek” utilizzato per orchidee epifite; il nome specifico fa riferimento ad uno dei luoghi di origine, il Gabon. Nomi comuni: the Gabon Angraecum (inglese).

L’ Angraecum gabonense Summerh. (1954) è una specie epifita che forma densi cespi con sottili fusti ascendenti o ricadenti, ramificati, fino a circa 35 cm di lunghezza e 1 mm di diametro, con internodi lunghi 2,5-5 mm.

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Infiorescenze subsessili con un singolo fiore bianco di 1,3-1,5 cm di diametro © Giuseppe Mazza

Foglie numerose, alterne, distiche, carnose, lineari-lanceolate con apice acuminato, lunghe 1-3 cm e larghe 2-4 mm, con le guaine fogliari avvolgenti interamente il fusto.

Infiorescenze subsessili costituite da un singolo minuscolo fiore, su un pedicello e ovario lungo 4-7 mm, di colore bianco, di 1,3-1,5 cm di diametro. Sepali pressoché simili, ovato-ellittici, di 4-8 mm di lunghezza e 2-3 mm di larghezza, petali ovato-ellittici, di 4-8 mm di lunghezza e 1-2 mm di larghezza, labello ovato-triangolare con apice acuto, concavo, di 2,5-5 mm di lunghezza e 3-6,5 mm di larghezza, provvisto alla base di uno sperone lungo 2-4 mm.

Si riproduce per seme, in vitro, e per divisione, con ciascuna sezione provvista di almeno 3-4 fusti. Specie relativamente diffusa su una vasta area dell’Africa tropicale occidentale, ma rara in coltivazione, richiede una posizione ombreggiata, elevate temperature, 16-30 °C, e umidità ambientale, 75-85%, con un costante leggero movimento dell’aria. Le innaffiature devono essere effettuate a intervalli regolari, evitando di fare rimanere all’asciutto le delicate filiformi radici, con aggiunta di nebulizzazioni al mattino per mantenere un elevato tasso di umidità ambientale, utilizzando acqua piovana, demineralizzata o da osmosi inversa a temperatura ambiente. Viene solitamente coltivata su tronchi, zattere di sughero o di radici di felci arborescenti con uno strato di sfagno alla base per mantenere l’umidità. Può pure essere coltivata in vasi o canestri, anche sospesi, con composto drenante che può essere costituito da frammenti di corteccia (bark) di media pezzatura, carbone e inerti, come il polistirolo espanso, per migliorare il drenaggio e la circolazione dell’aria attorno alle radici. Trapianti ed eventuali divisioni vanno effettuati ai primi segni di ripresa vegetativa.

La specie è iscritta nell’appendice II della CITES (specie per la quale il commercio è regolamentato a livello internazionale).

Sinonimi: Pectinariella gabonensis (Summerh.) Szlach., Mytnik & Grochocka (2013).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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