Anguilla anguilla

Famiglia : Anguillidae

 

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Testo © DrSc Giuliano Russini - Biologo Zoologo

 

 

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L’Anguilla anguilla può superare i 50 anni ed i 10 kg di peso © Giuseppe Mazza

L’ordine degli Anguilliformi ( Anguilliformes ) annovera tra anguille e murene, circa 300 specie di pesci.

Due sono le specie principali di anguilla, il ceppo di Anguilla europea ( Anguilla anguilla ) ed il ceppo di Anguilla americana ( Anguilla rostrata ).

Sono da considerare anche diverse razze o sottospecie. Tali pesci fanno parte della corposa classe degli Osteichthyes, i pesci ossei.

Notevole è l’importanza economica dell’anguilla, dal punto di vista alimentare: la pesca industriale, praticata per mezzo di chiuse particolari, dette “lavorieri”, è assai fiorente in Italia, in particolare a Comacchio.

Qui, le grosse femmine non migranti, vengono allevate, potendo raggiungere anche i 10 kg di peso ed i 50 anni di vita.

L’insieme delle tecniche e dei principi, che sono alla base dell’allevamento dell’anguilla, vanno sotto il nome specifico di “vallicoltura”, riferito anche all’allevamento dei muggini.

La vallicoltura è una pratica di allevamento che rientra nella più generale “piscicoltura” o “acquacoltura”.

Zoogeografia

Sono pesci a distribuzione cosmopolita, sebbene i biologi, mediante analisi zoogeografiche e di genetica di popolazione, sembrerebbero orientati a considerare come centro d’origine di questi pesci ( sia per l’ Anguilla anguilla che per l’ Anguilla rostrata ) l’Atlantico occidentale.

Habitat-Ecologia

Sono pesci a doppia vita, come i salmoni ( specie anadroma ), in quanto trascorrono parte della loro vita nei fiumi, sotto forma di un organismo che è in grado di vivere nelle acque dolci.

Ma come dice il grande biologo ittiologo americano N.B. Marshall, sono pesci anche a natura “catadroma”, poiché al contrario dei salmoni, che si riproducono raggiungendo i fiumi d’origine, l’ Anguilla anguilla e l’ Anguilla rostrata, hanno il ciclo vitale invertito, cioè ridiscendono i fiumi, per raggiungere e riprodursi nella stessa zona di mare ove sono nati ( Atlantico occidentale, Mar dei Sargassi ).

Ma il biologo americano va oltre, definendoli, durante i suoi studi negli anni ’50 del secolo XX, anche pesci “potamotrofi” e “talassotochi”, perché il “Leptocefalo”, la larva nastriforme, trasparente, metamorfosante ( le anguille essendo pesci a sviluppo indiretto passano per uno stadio larvale, l’embrione ), che si forma dallo zigote derivante dalla ovocellula fecondata, migra nei vari fiumi dove i genitori hanno passato parte della loro vita, per accrescersi, svilupparsi e metamorfosare.

E poiché per portare a termine ciascuna di queste tappe, tra cui anche la maturazione sessuale, che li porterà poi a ridiscendere i fiumi per andare a riprodursi, si sono nutriti parecchio nei fiumi, per acquisire il giusto carico proteico, di acidi grassi e carboidrati, il Marshall pensa che si dovrebbero perciò definire anche “potamotrofi”: che si nutrono cioè nel fiume.

E per terminare, dato che la riproduzione avviene in mare, e rappresenta il momento più importante della vita, quello attraverso cui avviene la perpetuazione e la propagazione all’infinito dei propri alleli o geni mediante la prole, dovrebbero essere anche definiti “talassotochi”.

In sostanza, per il biologo americano N.B. Marshall, sia l’ Anguilla anguilla che l’ Anguilla rostrata sono specie di pesci ossei: catadrome, potamotrofe, e talassotoche, ( per ulteriori informazioni, anche sul meccanismo dell’Homing, l’introduzione ai PISCES ).

Le si ritrova nei fiumi di tutto il mondo, compresi quelli italiani, raggiungono anche aree di fiume, prossime al Circolo Polare Artico.

Nelle acque dolci dei fiumi prediligono le aree calme, ricche in vegetazione, dal fondo melmoso, evitando quindi le sorgenti. Se ne stanno acquattate durante il giorno, ed escono la notte in cerca di prede. Sono molto voraci. Si nutrono principalmente di pesci, crostacei, molluschi e insetti acquatici, ma anche d’animali terrestri, come molluschi, lombrichi, insetti, ecc., carogne comprese.

Fuori dal loro elemento, sono resistentissime, anche perché, la presenza di camere peribranchiali, in cui viene immagazzinato un certo volume di acqua e ossigeno che si misceleranno, gli permettono di vivere, per un certo periodo di tempo nell’ambiente subaereo. Ben lo sanno i pescivendoli, quando per caso un’anguilla cade per terra, sfugge agilissima e riprenderla diventa una vera sfida.

Questa proprietà garantisce loro spesso in natura d’avventurarsi alla ricerca di nuovi bacini idrici: percorrendo così anche distanze assai notevoli nell’ambiente terrestre, riuscendo a superare ostacoli di ogni genere, fino ad arrampicarsi su arbusti di media altezza!

Questi spostamenti, nell’ambiente subaereo avvengono specialmente durante le piogge, o comunque in condizioni di forte umidità.

Le anguille trascorrono il letargo invernale, avvolte nel fango umido.

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Il sangue dell’anguilla è velenoso, ma il principio, altamente tossico, si disperde nella cottura © G. Mazza

Morfofisiologia

Il corpo delle anguille è serpentiforme; delle piccolissime squame ellittiche sono inglobate nella pelle, spessa e mucosa e sono, fornite di pinne non spinose.

Si tratta nello specifico, di quella anale e di quella dorsale, unite alla caudale.

Il capo, ha una forma allungata, ed in esso si distinguono un paio di piccoli occhi.

Il sangue dell’ Anguilla anguilla contiene un principio altamente tossico, che da esperimenti di laboratorio su cavie, sembrerebbe in grado di antagonizzare il veleno delle vipere! Ma che perde ogni potere con la cottura ( termolabile ).

Possono raggiungere, in particolare le femmine, una lunghezza di 1,50 m e pesare diversi kg.

Divenute adulte, dopo circa 6 anni ( secondo alcuni biologi, secondo altri la maturazione sessuale avviene a circa 10-12 anni di vita ), alternando fasi di vita in acqua a momenti di vita subaerea, cessano completamente di nutrirsi, subendo un’atrofia del digerente.

A questo stadio i maschi misurano circa 50 cm, le femmine anche 1,50 m.

Per istinto riproduttivo, sia maschi che femmine, si dirigono, ridiscendendo i fiumi, verso il mare. In questo periodo, il loro colore prima giallastro, si è fatto argentato; è quindi possibile capire, campionandole, se stanno andando a riprodursi.

Etologia-Biologia Riproduttiva

Raggiunto finalmente il mare i membri d’entrambi i sessi si dirigono verso il Mar dei Sargassi, in alcuni casi coprendo un percorso di quasi 4.000 km !

Arrivate lì, a qualche centinaio di metri di profondità, le femmine depongono numerose uova, subito inseminate dai maschi.

Le larve neonate “Leptocefali”, ritenute fino ai primi anni del ’900 dai biologi, un genere a sé di pesci, lunghe pochi millimetri, trasparenti e a forma di fogliolina lanceolata, o dette anche nastriformi, cominciano a menar vita propria. Due-tre anni dopo, nutrendosi di plancton, le larve di Anguilla anguilla raggiungono le coste europee, trasportate passivamente dalla corrente del Golfo.

A questo punto i Leptocefali, subiscono una profondissima metamorfosi, per assumere un aspetto simile all’adulto e raggiungere una lunghezza di circa 10 cm.

A questo stadio le anguille vengono erroneamente definite “cieche”, benché abbiano occhi perfettamente funzionali.

Le “cieche” si trattengono dapprima in prossimità delle coste, quindi, appena si sono raggruppate in grande numero alle foci dei fiumi, li risalgono.

Benché fin dai tempi di Aristotele si discutesse sul misterioso ciclo biologico delle anguille, il rapporto fra anguille e Leptocefali, in parte ancora da approfondire, fu chiarito alla fine del secolo XIX, dal grande biologo italiano Giovan Battista Grassi, lo stesso che dedusse e dimostrò che sono le femmine adulte della zanzara del genere Anopheles a veicolare la forma maligna di malaria, tramite il plasmodio-sporozoo Plasmodium falciparum.

Ulteriori ricerche oceanografiche sono in corso per chiarire totalmente questo processo così complesso, che anche per gli antichi filosofi greci, così razionali, aveva del magico.

Per ora, la IUCN e la CITES, non ritengono a limite d’estinzione, né il ceppo europeo di Anguilla ( Anguilla anguilla ), né quello americano ( Anguilla rostrata ), anche se senza ombra di dubbio, c’è stato negli anni, a partire dagli anni ’70 del secolo scorso, un decremento consistente.

L’indice di vulnerabilità della specie è di 64 su 100.

Sinonimi :

Anguilla acutirostris - Risso, 1827; Anguilla aegyptiaca - Kaup, 1856; Anguilla altirostris - Kaup, 1856; Anguilla ancidda - Kaup, 1856; Anguilla bibroni - Kaup, 1856; Anguilla brevirostris - Cisternas, 1877; Anguilla callensis - Guichenot; Anguilla canariensis - Valenciennes, 1843; Anguilla capitone - Kaup, 1856; Anguilla cloacina - Bonaparte; Anguilla cuvieri - Kaup, 1856; Anguilla eurystoma - Heckel & Kner, 1858; Anguilla fluviatilis - Heckel & Kner, 1858; Anguilla fluviatilis - Anslijin, 1828; Anguilla hibernica - Couch, 1865; Anguilla kieneri - Kaup, 1856; Anguilla latirostris - Risso, 1827; Anguilla linnei - Malm, 1877; Anguilla marginata - Kaup, 1856; Anguilla mediorostris - Risso, 1827; Anguilla melanochir - Kaup, 1856; Anguilla microptera - Kaup, 1856; Anguilla migratoria - Krøyer, 1846; Anguilla morena - Kaup, 1856; Anguilla nilotica - Heckel, 1846; Anguilla oblongirostris - Blanchard, 1866; Anguilla platycephala - Kaup, 1856; Anguilla platyrhynchus - Costa, 1850; Anguilla savignyi - Kaup, 1856; Anguilla vulgaris - Shaw, 1803; Leptocephalus brevirostris - Kaup, 1856; Muraena anguilla - Linnaeus, 1758; Muraena oxyrhina - Ekström, 1831; Muraena platyrhina - Ekström, 1831

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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