Anhinga melanogaster

Famiglia : Anhingidae

 

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Testo © Dr. Gianfranco Colombo

   

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L’Anhinga melanogaster è prettamente asiatica © Gianfranco Colombo

L’Aninga indiana o orientale ( Anhinga melanogaster – Pennant, 1769) appartiene all’ordine dei Suliformes ed alla famiglia delle Anhingidae.

E’ la rappresentante di questo genere nel sub continente indiano, distinguendosi dalla Aninga africana (Anhinga rufa), dall’aninga americana (Anhinga anhinga) e dall’aninga australiana (Anhinga novaehollandiae).

Condividessero gli stessi territori, vi sarebbe una fortissima difficoltà a distinguerle l’un l’altra in quanto le dimensioni, i colori ed i comportamenti sono pressoché identici. In realtà vivono tutte molto distanti fra loro ed i loro areali sono spesso isolati da ampi territori non abitati da queste specie, anche se la indiana e la australiana, arrivano invece a sfiorarsi ma senza sovrapporsi.

Come è accaduto in questi ultimi decenni, con le nuove classificazioni che hanno portato alla rivalutazione di sottospecie in specie e lo sconvolgimento nell’assegnazione di nuovi ordini scientifici, anche per l’ Anhinga melanogaster si è verificata una particolare modifica del suo status.

Non che abbia interessato direttamente questa specie ed i luoghi tradizionali da lei occupati ma una sua sottospecie, appunto quella australiana, che è stata definitivamente staccata e rivalutata al livello superiore, classificandola come Anhinga novaehollandiae.

Anche in India questo volatile viene chiamato uccello serpente per il particolare atteggiamento che tiene quando in acqua con il corpo totalmente immerso lasciando esposto fuori dalla superficie e ben disteso, il lungo e sottilissimo collo.

Essendo poi molto comune anche in luoghi molto frequentati dalla popolazione locale, che come si sa è molto sensibile a questi rettili sia come pericolosità sia come adorazione, ecco che la tradizione del serpente è molto più accentuata che in altri luoghi.

Il collo dell’aninga ha una particolare conformazione fra la ottava e nona vertebra che permette a questo uccello di usare, come un congegno a scatto, questa forza per colpire la preda fiocinandola con il becco a lancia. Quando a riposo questa conformazione è ben visibile come un’anomala curvatura del collo.

Tutti nomi volgari dati a questo uccello riflettono i suoi luoghi di origine:in inglese Oriental Darter, in tedesco Orient-Schlangenhalsvogel, in francese Anhinga d’Asie, in spagnolo Anhinga Asiática, in portoghese Mergulhão-serpente ed ancora in italiano= Aninga comune.

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Si distingue, come indica il nome specifico, dal petto nero © Gianfranco Colombo

Il nome scientifico Anhinga deriva da un termine omonimo della lingua tupi guaranì, un ceppo linguistico proprio della selva amazzonica che è stato un riferimento per molti autori nella classificazione di numerose specie di animali provenienti da quel territorio. Il genere melanogaster viene dal greco “melas” = nero e “gaster” = ventre o petto, per il colore della sua livrea.

Zoogeografia

Specie prettamente asiatica vive in Pakistan, India, Sri Lanka, Myanmar, in tutta la penisola Indocinese, nelle Filippine, in Indonesia fino alle coste nord della Nuova Guinea ed a sud le Molucche fino a Timor Leste. Quest’ultimo confine, Nuova Guinea e Timor sono areali limite a volte condivisi con l’Anhinga australiana ( Anhinga novaehollandiae ). Non si riscontra a nord della catena Himalayana e neppure in tutta la Cina. E’ specie residente e non effettua alcun tipo di migrazione se non lievi spostamenti durante la stagione secca alla ricerca di nuovi ambienti umidi.

Ecologia Habitat

L’aninga indiana è assidua frequentatrice di ambienti acquatici lontana dai quali è impossibile osservarla in quanto dipende strettamente da essi sia per le sue abitudini sia per l’alimentazione che ne trae. Vive lungo fiumi a lento corso in anse riparate e con rive boscose, in laghi anche artificiali, in paludi e in mangroveti costieri incuneati in profonde anse nell’entroterra ed in qualsiasi luogo in cui vi sia acqua alta a sufficienza per coprire le sue immersioni.

La si vede spesso a ridosso di villaggi pescare anche a pochi metri dagli abitanti mentre svolgono le loro abituali attività. Non è raro osservarla sfiorare le donne che lavano panni o raccolgono acqua oppure altri che lavano i loro animali, senza che vi sia il minimo cenno di timore o soggezione. In certi luoghi sono diventate parte integrante della vita quotidiana insieme agli immancabili cormorani con i quali convivono senza alcun attrito sociale. Con essi, non appena terminata una battuta di pesca subacquea, si posa poi sui tronchi secchi affioranti la superficie, spalancando le ali al fine di asciugarsi le penne intrise durante l’immersione. Infatti questo volatile non ha l’abitudine di ricoprire il piumaggio con grasso oleoso come fanno d’abitudine tutti gli uccelli acquatici di superficie ma lascia che si imbibisca per poter rimanere più facilmente sotto la superficie senza ricevere quella forte spinta verso l’alto tipica dei corpi impermeabili.

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Fortemente stanziale è legata al corso d’acqua in cui vive, limitandosi a brevi spostamenti nella stagione secca © Gianfranco Colombo

E’ naturale poi che per riprendere le capacità al volo debba al più presto asciugare la sua livrea.

Morfofisiologia

Tutte le aninghe del mondo hanno le stesse caratteristiche morfologiche e spesso anche i colori sono pressoché simili. L’aninga indiana misura circa 90 cm di lunghezza, ha un’apertura alare di 120 cm ed un peso che può arrivare ai 1500 g.

La livrea è tipicamente scura, con spalle nere attraversate in tutta la loro lunghezza da strisce biancastre molto fini, un petto nero da cui il nome scientifico che arriva fino al sottocoda, un collo marrone scuro spesso simile a quello della conspecifica africana (Anhinga rufa) ma che risulta anche biancastro o totalmente bianco nelle livree giovanili.

Nella fase adulta è ben visibile sul collo una striscia bianca laterale che dalla linea oculare scende per una ventina di centimetri.

Una coda lunghissima, anch’essa nera, che ha la funzione di un poderoso timone per le rapidissime manovre subacquee. Il becco è giallo, fine, lunghissimo ed appuntito all’inverosimile. Un vero fioretto per infilzare la preda.

Etologia e Biologia riproduttiva

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L’acqua è il suo ambiente. Velocissima in immersione, rincorre i pesci e le altre prede, fiocinandole con uno scatto improvviso del collo che termina con un becco lungo e affilato come un fioretto © Gianfranco Colombo

L’Aninga indiana si nutre principalmente di pesce ma anche di crostacei, di serpenti acquatici, molluschi e grossi insetti.

Poco da aggiungere sulla riproduzione di questo uccello tipicamente simile ai conspecifici degli altri continenti. Nidifica in colonie numerosissime insieme ad aironi e cormorani, occupando totalmente i rami di alberi che spesso disseccano per le deiezioni da loro emesse.

Il periodo di nidificazione è generalmente l’estate boreale con variazioni di alcuni mesi per le singole aree poste agli estremi nord e sud degli areali. Costruisce il nido sui bordi degli specchi d’acqua sui rami bassi o arbusti prospicienti o pendenti sulla superficie. Una piattaforma grossolana costruita con ramaglie ed erbe acquatiche sulla quale depone le abituali 3-6 uova bianco azzurrognole che vengono covate da entrambi i genitori per 30 giorni. I piccoli rimangono nel nido alcune settimane ma spesso ed in occasione delle frenesie che talvolta colpiscono queste colonie sovraffollate, i giovani si arrampicano sui rami vicini cadendo spesso nell’acqua sottostante e finendo immancabilmente vittima di qualche predatore. Questa specie, unica nel suo genere, era frequentemente sfruttata da alcune popolazioni sui confini indo/birmani per catturare il pesce. Come ancor oggi avviene con i cormorani (Phalacrocorax sp.) nel sud della Cina, veniva posto un anello sul collo in modo che, catturata la preda, non venisse ingoiata.

Riportato il pesce a bordo, l’uccello veniva premiato con piccoli pescetti facili da ingollare. L’aninga orientale è ben diffusa e presente su tutto il territorio e non presenta problemi di sussistenza.

I suoi predatori naturali rimangono dal cielo alcune specie di aquile e da terra coccodrilli e grossi varani ma ciò rientra nell’ambito del normale prelievo naturale. Anche l’uomo però interferisce nella loro vita con prelievi di uova e piccoli ad uso alimentare. In certe aree rurali, anche le sue lunghe penne sono spesso usate come ornamenti tribali.

Sinonimi

Plotus melanogaster – Pennant, 1769.

 

Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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