Anhinga rufa

Famiglia : Anhingidae

 

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Testo © Dr. Gianfranco Colombo

   

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L’Aninga africana (Anhinga rufa) è un uccello strettamente legato all’acqua© Giuseppe Mazza

La ben nota Aninga africana o Uccello serpente ( Anhinga rufa - Daudin, 1802) appartiene all’ordine dei Suliformes ed alla famiglia delle Anhingidae ed è un uccello strettamente legato all’acqua dove trascorre praticamente tutta la sua vita.

Unici momenti che passa con i piedi all’asciutto sono durante la cova nel periodo di nidificazione e quando uscita dall’acqua rimane per lungo tempo con le ali spalancate per asciugarsi dopo una battuta di pesca. Come avviene per i Cormorani ( Phalacrocorax sp.) le penne dell’aninga non vengono volutamente spalmate con quel grasso oleoso tipico degli uccelli acquatici che mantiene le penne asciutte durante la permanenza in acqua, per cui l’immersione viene notevolmente facilitata dall’appesantimento ottenuto dalle penne bagnate che annulla quasi totalmente quella tipica spinta verso l’alto molto accentuata nei corpi impermeabili.

Ciò comporta come conseguenza che la linea di galleggiamento di questi uccelli, quando in acqua, mantiene un baricentro molto basso permettendo al corpo di rimanere totalmente sommerso mentre il collo rimane all’esterno ed esposto come il periscopio di un sottomarino. Questo suo atteggiamento ha suggerito nelle popolazione che lo conoscono, il soprannome di “uccello serpente” in quanto alla vista appare come la testa di un serpente che sta nuotando in acqua.

Il nome scientifico Anhinga deriva dall’omonimo termine usato nella lingua tupi guaranì per indicare questo uccello, un ceppo linguistico proprio della selva amazzonica che è stato un riferimento per molti autori nella classificazione di numerose specie di animali provenienti da quel territorio. Basta ricordare altri termini quali jaguar, nandù, ara, tucano oppure i più correnti carioca, tapioca, capoeria. E’ buffo pensare che per un uccello africano e per altri congeneri asiatici venga usato un termine scientifico derivato da una lingua parlata a decine di migliaia di chilometri di distanza !

Il nome della specie rufa proviene invece dal latino con significato di rossa, rossastra, rugginosa per il colore mostrato sul collo e sul petto da questa specie.

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Viene detta anche “uccello serpente” per l’abitudine di nuotare sotto il livello dell’acqua, col collo affiorante a mo’ di periscopio, quasi fosse una serpe che alza il capo per guardarsi intorno © Mazza

Altri nomi volgari sono: in inglese African Darter, Tedesco Afrika-Schlangenhalsvogel, in Spagnolo Anhinga Africana, in Francese Anhinga d’Afrique ed in portoghese Mergulhão-serpente.

Ultima curiosità linguistica: nel mondo anglosassone, luogo che ha dato origine alla cultura ornitologica moderna, le aninghe vengono chiamate Darter, da "dart" = dardo, freccia per significare qualcuno o qualcosa che si muove rapidamente, in modo scattante. Infatti durante la caccia sott’acqua questo uccello guizza ad una velocità impressionante.

Zoogeografia

L’aninga africana come dice il suo nome comune, è tipica di questo continente anche se sopravvive ancora una piccolissima colonia in Irak di una sua sottospecie Anhinga rufa chantrei, ormai relegata in una zona umida a rischio di sparizione.

Questa sottospecie sopravviveva, decenni orsono e sempre in numero scarno, anche in Anatolia ed Israele ma il prosciugamento delle aree frequentate hanno portato alla naturale sparizione di questo uccello.

In Africa vive diffusamente in tutta la parte subsahariana con eccezione delle zone desertiche e di un’ampia area occidentale.

E’ specie stanziale e gli unici spostamenti vengono effettuati nella stagione secca quando alcune paludi si asciugano obbligando questi uccelli alla ricerca di nuovi acquitrini e zone allagate.

Con esclusione dell’Europa, le aninghe sono presenti in tutto il mondo e vengono divise in quattro gruppi che identificano grosso modo i continenti che abitano.

Nelle Americhe l’Anhinga anhinga, in Africa l’ Anhinga rufa, in Asia l’ Anhinga melanogaster e in Australia l’ Anhinga novaehollandiae.

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Corpo slanciato, con un becco aguzzo, pronto a scattare in avanti come una molla, per infilzare le prede e piume non impermeabili che impregnandosi d’acqua lo zavorrano in immersione © Giuseppe Mazza

Ecologia-Habitat

E’ praticamente impossibile osservare questo uccello lontano da specchi d’acqua né tantomeno vederlo volare liberamente in cielo per motivi diversi da quello di spostarsi da uno specchio d’acqua all’altro.

Tuttavia a volte la si osserva come smarrita, planare altissima nel cielo come se si volesse liberare dal fortissimo legame con l’acqua ma la sua vita è legata indissolubilmente a questo elemento senza il quale soccomberebbe rapidamente.

D’altra parte è alquanto difficile vedere paludi, laghi o lenti corsi d’acqua senza osservarlo con le ali stese ad asciugare al sole oppure con il tipico comportamento da serpente, muoversi nell’acqua facendo emergere all’esterno solo il lungo e sottilissimo collo.

E’ un uccello comune, facilmente osservabile sia per le strane modalità che adotta, sia per le notevoli dimensioni.

Preferisce di gran lunga acque ferme ma pulite e limpide per poter individuare le prede mentre guizza sotto la superficie ma non disdegna anche specchi d’acqua ridotti, anse di fiume con sponde coperte da canneti ed eccezionalmente anche dighe, invasi o manufatti umani.

Mai in ambienti marini se non in qualche rara occasione in mangrovieti in baie incuneate profondamente nelle foreste rivierasche. Essenziale per soddisfare al meglio le loro esigenze, è quello di disporre di tronchi rinsecchiti affioranti dalla superficie, sui quali appollaiarsi dopo le frequentissime battute di pesca, operazione che svolge mischiandosi spesso ai cormorani che condividono le medesima esigenza.

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Con circa 115 cm d’apertura alare, potrebbe facilmente migrare, ma è una specie stanziale. Si sposta solo nella stagione secca quando alcune paludi si asciugano © Gianfranco Colombo

Oltre alla necessità di asciugare le penne questi uccelli hanno il bisogno di termoregolare la temperatura del corpo quindi di assorbire al più presto raggi del sole per evitare eventuali problemi di ipotermia. Dei veri rettili con le piume!

E’ evidente che la sua presenza indica che l’ambiente frequentato è ricco di pesci ed al tempo stesso scevro da inquinamento e quindi ecologicamente sano. La sua convivenza con i Cormorani ( Phalacrocorax sp. ) ed altri uccelli tuffatori non evidenzia alcun attrito sociale né tantomeno antagonismo alimentare.

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Quando non caccia l’Anhinga rufa riposa su tronchi e rami affioranti © Giuseppe Mazza

Morfofisiologia

L’aninga è un grosso uccello che non passa inosservato visto che ha un’apertura alare di circa 115 cm, una lunghezza di 90 cm ed un peso di circa 1300 g.

Un corpo molto allungato ed affusolato adatto alla navigazione sottomarina con un collo lungo e snello, armato con un becco lunghissimo ed appuntito che funziona come un vero fioretto durante la pesca subacquea. La testa è minuscola ed anch’essa molto affusolata visto che funziona come da ogiva di un siluro e deve perforare l’acqua senza incontrare la minima resistenza.

Il collo ha una particolare conformazione fra la ottava e nona vertebra che permette all’uccello di piegare ed usare, come un congegno a scatto, per colpire la preda. Quando a riposo questo snodo è ben visibile come un anomalo rigonfiamento sul collo.

La coda è molto pronunciata ed è usata come timone per zigzagare rapidamente durante l’inseguimento delle prede.

Il tutto corredato da due piedi palmati di dimensioni eccezionali che producono una spinta straordinaria ad un essere già di per sé costruito per penetrare nell’acqua.

L’aninga africana, come ben dice il suo nome scientifico, ha un colore rossastro evidente sul collo e sul petto mentre il resto del corpo è nerastro sia nella parte superiore che inferiore. Le zampe sono anch’esse scure verdastre mentre il becco è solitamente giallo in particolare durante la stagione riproduttiva. Il maschio adulto ha colori più evidenti e riflettenti mentre la femmina ed i giovani mostrano una livrea più marrone ed opaca.

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Dopo la pesca ha bisogno d’asciugarsi a lungo al sole, come un rettile, per non cadere in ipotermia © Giuseppe Mazza

Etologia-Biologia riproduttiva

La nidificazione dell’aninga africana avviene durante tutto l’anno in relazione alle condizioni ambientali e regolate dal livello dei corsi d’acqua in cui vive. Generalmente inizia nella stagione umida per culminare all’inizio della secca quando la momentanea diminuzione del livello delle acque fa aumentare la concentrazione di pesci negli specchi d’acqua rimasti. Pone il nido su bassi rami di alberi e di arbusti prospicienti o pendenti sull’acqua in colonie miste con ardeidi e cormorani, costruendo una larga piattaforma di ramaglie in cui depone da 3 a 6 uova di colore biancastro.

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Il nido, una larga piattaforma di ramaglie, è posto sugli alberi prospicienti i d’acqua, spesso in colonie miste con aironi e cormorani. Vengono deposte 3-6 uova biancastre covate a entrambi i genitori. I piccoli restano nel nido per 6 settimane circa durante le quali spesso cadono nell’acqua sottostante o si aggirano aggrappati ai rami vicini © Gianfranco Colombo

A volte pone il nido direttamente su un letto di canne appiattite ma sempre prossimo od ai piedi di una colonia. La cova dura mediamente tre settimane, è effettuata da entrambi i sessi ed i piccoli rimangono nel nido per altre 6 settimane durante le quali spesso cadono nell’acqua sottostante o si aggirano aggrappati ai rami vicini.

Il nido è ben visibile e naturalmente è spesso soggetto a rapina da parte di rapaci che vivono e nidificano a ridosso della colonia usufruendo di questa abituale dispensa.

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Un giovane, un subadulto e un adulto. L’Anhinga rufa si nutre indifferentemente di tutto ciò che si muove nell’acqua: serpenti, crostacei, molluschi e insetti © G. Colombo

Tipiche sono l’Aquila pescatrice (Haliaeetus vocifer), il Black Kite (Milvus migrans) ed anche il poliboro ( Polyboroides typus ) tipico rapinatore di uova.

L’aninga è grande consumatore di pesci ma cattura indifferentemente tutto ciò che si muove nell’acqua, da serpenti a crostacei, da molluschi ad insetti acquatici. In certe aree dove si praticano allevamenti ittici, la specie è combattuta per la sua ingordigia e per i danni che può provocare durante le sue incursioni. Non è specie in pericolo.

Sinonimi

Anhinga africana – Daudin, 1802; Plotus rufa – Daudin, 1802.

 

Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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