Anser indicus

Famiglia : Anatidae

 

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Testo © Dr. Davide Guadagnini

 

 

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L’Anser indicus è di casa nell’Asia centrale, dove nidifica in marzo-aprile © Giuseppe Mazza

L’Oca indiana od Oca testa barrata ( Anser indicus – Latham 1790) appartiene all’ordine degli Anseriformi (Anseriformes), alla famiglia degli Anatidi (Anatidae), al genere Anser ed alla specie Anser indicus.

Il nome del genere “anser” deriva dal latino e significa semplicemente ”oca”. Il nome della specie “indicus” significa “indiano” in latino.

Zoogeografia

L’oca indiana è originaria dell’Asia centrale ( Russia del sud-est, India del nord e Cina occidentale) dove nidifica, a livello di altopiano centrale, nei pressi di laghi montani. Vola, effettuando una delle più spettacolari migrazioni compiute da un volatile, oltre l’Himalaya per trascorrere l’inverno in India, Assam, Birmania del nord ed in Pakistan.

Ecologia-Habitat

La maggior parte delle aree di foraggiamento invernale sono attualmente diventate aree coltivate. Le oche indiane pascolano quindi su campi che presentano stoppie di riso, orzo, frumento. Ma, d’altro canto, possono anche arrecare danni ai germogli delle medesime colture quando sono in fase di crescita e coltivazione. Specie migratrice, si aggrega in grandi colonie per riprodursi sulle sponde erbose di laghi di montagna dove trova il nutrimento per far crescere i propri piccoli.

Morfofisiologia

Oca dall’aspetto elegante e grazioso, l’oca indiana ha un peso medio che varia tra i 2 chilogrammi scarsi ed i quasi 4 e possiede lunghe ali. Il nome di oca testa barrata deriva da due caratteristiche strisce scure, di colore bruno-nero, che spiccano trasversalmente sulla testa che per la restante parte è di colore bianco. Nel complesso, questa specie, ha una livrea colore grigio-chiaro argentata.

Dopo le oche delle nevi ( Chen caerulescens ) e le oche di Ross ( Chen rossii ) è l’oca nordica più pallida delle 15 specie esistenti. La testa, il sottogola (abbondantemente fino a inizio attaccatura del collo) ed una striscia appuntita che si prolunga medialmente su ciascun lato del collo sono bianchi. Il collo, sotto il sottogola bianco e più estesamente a livello dorsale, è sfumato di bruno ed è più scuro del sottostante digradante grigio pallido del petto e del dorso. Queste sfumature brune si ritrovano, in modo più o meno esteso, anche sulle penne più distali dei fianchi. Il resto del corpo è grigio pallido, leggermente più intenso sul dorso, e le penne risultano avere delle leggere marginature più chiare (più sulla parte dorsale della livrea). Il sottocoda ed il basso addome sono bianchi. Anche le timoniere hanno tonalità sfumate in grigio pallido, così come il sottoala ad esclusione delle remiganti che sono scure-nerastre.

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D’inverno si sposta oltre l’Himalaya. Volando a 9000 m di quota raggiunge l’India, l’Assam, il nord della Birmania ed il Pakistan: una rotta forse definita prima che la catena montuosa si ergesse all’altitudine attuale © G. Mazza

Le distintive barre nere orizzontali della testa sono distintive degli esemplari adulti.

Le zampe sono di un bel arancio piuttosto chiaro e luminoso con unghie scure. Il becco è giallo aranciato con apice scuro. Gli occhi sono bruni. Il becco piuttosto sottile, abbinato al fine disegno della testa e agli occhi raggiunti dalla linea nera più distale conferiscono a quest’oca un aspetto molto elegante e raffinato. I giovani hanno barre larghe, sfumate e non definite, con il vertice della testa ed il collo, soprattutto posteriormente, dalle tonalità grigio-brunastre.

Etologia-Biologia riproduttiva

Una superficie alare leggermente mag- giore in rapporto al proprio peso, rispetto alle altre specie d’oche selvatiche, permette a questa specie di compiere migrazioni eccezionali. L’oca testa barrata, infatti, sorvola normalmente la catena dell’Himalaya passando anche sopra il monte Everest a 9000 e più metri d’altitudine. Probabilmente, queste oche, sorvolano le cime più elevate evitando passi di montagna ad altitudini inferiori per evitare improvvise turbolenze e forti correnti d’aria evitabili volando appunto ad alte quote. L’Himalaya potrebbe non essere sempre stata l’incredibile attuale barriera per la migrazione dell’oca indiana; la rotta migratoria potrebbe essere stata definita prima che la catena montuosa si ergesse all’altitudine attuale. I picchi delle vette che hanno continuato ad innalzarsi hanno fatto si che le oche, come strategia adattativa alla problematica, abbiano semplicemente continuato a volare sempre più in alto diventando una delle specie d’uccelli che volano alle maggiori altitudini registrate. La specie ha abitudini crepuscolari e notturne. Specie altamente gregaria, sia nel periodo invernale di svernamento che nella stagione della riproduzione.

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I principali quartieri di svernamento sono le paludi, i laghi ed i fiumi di pianura del nord dell’India © Giuseppe Mazza

Raramente si mescola ad altre specie; ha indole timida e diffidente maggiormente nel periodo invernale soprattutto a causa della caccia cui la specie è sottoposta.

Dove le oche indiane vengono lasciate indisturbate tendono a diventare maggiormente confidenti, soprattutto nei luoghi di ritrovo per la riproduzione. Queste oche pur riproducendosi a latitudini medie, nidificano ad altitudini così elevate che i loro luoghi di nidificazione sono, dal punto di vista climatologico, equivalenti a quelli di specie che nidificano a latitudini molto più alte.

Note anche come “oche di montagna”, le oche indiane, si riproducono fino a 5000 metri d’altitudine sull’altipiano dell’Asia centrale con le colonie di maggiori dimensioni presenti in Tibet. Altri esemplari nidificano nel Kashmir.

Le oche indiane si portano sulle montagne, per nidificare, in marzo-aprile seguendo l’avanzare del disgelo prima- verile e portandosi nei luoghi di nidificazione ai primi di maggio quando le sponde dei laghi sono libere dal ghiaccio. I nidi vengono ubicati su piccole isole poco più alte del livello dell’acqua o talvolta allagate. Alcune volte nuovi nidi vengono costruiti su precedenti nidi allagati che contengono uova andate perdute. Queste oche possono anche nidificare in alto, rispetto al livello del suolo, utilizzando vecchi nidi di falchi e corvi o cime di tronchi d’albero spezzati. Questa specie tendenzialmente si riproduce in colonie che possono arrivare a contare migliaia di esemplari. Le oche indiane, per avere una certa protezione nei confronti dei predatori terrestri, talvolta nidificano nei territori difesi da coppie di poiana degli altipiani ( Buteo hemilasius ). Tuttavia i nidi possono venir predati, anche intensamente, da corvidi, rapaci e volpi.

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Altamente gregaria, si alimenta, specie durante la notte e al crepuscolo, di piante acquatiche, carici, erbe di prato e larve d’insetti. Possibili danni alle colture di riso, orzo e grano in crescita.
In Tibet la specie è protetta, come ogni animale, ma ne raccolgono le uova © Giuseppe Mazza

In natura la covata media è costituita da 4-5 uova, di colore bianco, anche se sono state documentate covate che contavano fino a 8 uova. L’incubazione, effettuata dalla femmina, dura circa 27-30 giorni.

Le ochette, attentamente accudite da entrambi i genitori, sono chiare con parti superiori colore grigio chiaro e parti inferiori biancastre sfumate di giallo soprattutto a livello di testa; le zampette sono grigio-verdastre ed il becco grigiastro-carnicino.

Le oche indiane iniziano la muta quando le ochette hanno circa 3 settimane d’età e non appena i giovani sono impiumati iniziano a spostarsi tra i vari laghi di montagna disponibili. Gli stormi iniziano ad arrivare nei territori di svernamento, in India, a metà ottobre ma altri esemplari rimangono nei luoghi di riproduzione fintanto che i laghi iniziano a ghiacciare; generalmente a inizio novembre.

I principali quartieri di svernamento della specie sono le paludi, i laghi ed i fiumi di pianura del nord dell’India; da ciò è derivato il nome latino della specie. Infine, piccoli gruppi d’oche, rimangono a svernare nella parte meridionale dell’area di riproduzione, cioè nelle valli meridionali del Tibet.

Le oche indiane si alimentano di piante acquatiche, carici ed erbe di prato, larve di insetti. Il numero di esemplari appartenenti a questa specie è stato notevolmente ridotto, soprattutto lo scorso secolo, a causa della forte pressione venatoria. Il declino è stato particolarmente intenso in India.

In Tibet, la specie, è protetta (come viene fatto per gli altri animali) dai buddisti tibetani ma ciò non impedisce che le uova vengano comunque raccolte per essere vendute. La sub popolazione russa è diminuita e si attesta attorno ai 1500 esemplari. La popolazione cinese, con circa 10.000 coppie nidificanti, è più vitale. La popolazione complessiva, forse attualmente in aumento, è stata recentemente stimata essere di circa 50.000 esemplari. Quest’oca, bella ed elegante, è molto apprezzata, stimata ed allevata dagli avicoltori di tutto il mondo.

Sinonimi: Eulabeia indica.

 

Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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