Anthurium andraeanum

Famiglia : Araceae

Testo © Pietro Puccio

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La vistosa spata rossa dell’Anthurium andraeanum dura circa sei settimane © Giuseppe Mazza

L’ Anthurium andraeanum Linden ex André (1877) è originario della Colombia ed Ecuador dove cresce nelle foreste pluviali tra 600 e 1200 m di altitudine.

Il nome generico è la combinazione dei termini greci “anthos” = fiore ed “oura” = coda, con riferimento allo spadice dell’infiorescenza; la specie è dedicata all’orticoltore, paesaggista ed editore francese Edouard François André (1840-1911) a cui si deve la scoperta nel 1876 e la prima descrizione.

Nomi comuni: “anthurium”, “anturio” (italiano); “flamingo flower”, “flamingo lily”, “lacquer anthurium”, “oilcloth flower“, “painter’s palette”, “tailflower” (inglese); “anthure”, “flamant rose” (francese); “antúrio”, “antúrio-de-flor”, "paleta-de-pintor" (portoghese); “anturio” (spagnolo); “große flamingoblume” (tedesco).

Erbacea perenne sempreverde, rizomatosa, epifita, con un fusto eretto alto fino a 30 cm e diametro circa 2 cm, da cui col tempo si sviluppano radici aeree, le foglie sono cordiformi-sagittate di colore verde intenso, cuoiose e lucide, lunghe 10-40 cm e larghe 10-20 cm, su sottili piccioli lunghi 20-60 cm.

Le infiorescenze di lunga durata, circa sei settimane, sono ascellari, su un peduncolo eretto rossastro lungo più o meno quanto i piccioli, e costituite da una vistosa spata di colore rosso-arancio, cuoriforme, con venature spesso prominenti, lunga 6-15 cm e larga 5-12 cm, ed uno spadice lungo 5-9 cm, solitamente rivolto verso il basso, di colore giallo tendente al bianco a maturità, su cui sono avvolti a spirale parecchie decine di minuscoli fiori ermafroditi protogini (lo stigma, la parte femminile, è ricettivo prima della maturazione degli stami, ciò impedisce l’autofecondazione).

Esistono in coltivazione numerose varietà ed ibridi con colori della spata che vanno dal bianco al verde, rosa, rosso e combinazione di questi colori. I frutti sono bacche ovoidi giallastre contenenti uno o due semi. Si riproduce per seme, divisione o talea apicale dotata di radici aeree; industrialmente per micropropagazione in vitro.

La specie è coltivabile all’aperto nelle zone a clima tropicale umido in posizione ombreggiata su substrati organici porosi e drenanti, costantemente umidi; come pianta in vaso per la decorazione degli interni non è molto diffusa per la difficoltà, per chi non ha una serra, di mantenere gli elevati valori di umidità ambientale di cui necessita, con temperature intorno a 20-25 °C, senza brusche variazioni.

E’ invece ampiamente coltivata per la produzione del fiore reciso, altamente decorativo e di lunga durata, in alcuni paesi tropicali, in particolare le Hawaii, da dove è spedito in tutto il mondo, ma anche in serre apposite al di fuori delle zone tropicali.

La specie ha una elevata suscettibilità alle infezioni batteriche causate da Xanthomonas axonopodis pv. dieffenbachiae, che ha provocato in passato ingenti danni economici, il che ha dato origine a numerose ricerche per il suo miglioramento genetico.

Tutte le parti della pianta contengono ossalato di calcio, quindi è bene adottare un minimo di precauzioni nel maneggiare la pianta per evitare possibili irritazioni alla pelle ed altresì evitare che animali domestici possano masticare ed ingerirne parti.

Sinonimi: Anthurium venustum Sodiro (1905); Anthurium andraeanum var. divergens Sodiro (1906).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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