Antidesma bunius

Famiglia : Phyllanthaceae

Testo © Pietro Puccio

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Originaria del Sud-est asiatico, l’Antidesma bunius raggiunge i 30 m d’altezza © Giuseppe Mazza

La specie è originaria dell’Assam, Bangladesh, Borneo, Cina (Fujian, Guangdong, Guangxi, Guizhou, Hainan, Jiangxi, Yunnan e Xizang), Filippine, Giava, India, Isole Andamane, Isole Christmas, Isole Nicobare, Himalaya orientale, Laos, Malaysia Peninsulare, Molucche, Myanmar, Nuova Guinea, Singapore, Sri Lanka, Sulawesi, Sumatra, Thailandia e Vietnam dove vive nelle foreste umide e nelle boscaglie fino a circa 1800 m di altitudine.

Il nome del genere è la combinazione della preposizione greca “ἀντί” (anti) = contro e del sostantivo “δέσμα” (desma) = legame, vincolo, benda, secondo alcuni, mentre per Joannes Burman (Burmannus) (1707-1780) significherebbe veleno (Thesaurus Zeylanicus), con riferimento all’uso contro il morso di serpente; il nome specifico deriverebbe, secondo Georg Eberhard Rumph (Rumphius) (1627-1702), da un nome locale (Herbarium Amboinense).

Nomi comuni: chinese laurel, salamander-tre, wild cherry (inglese); wǔ yùe chā (Cina); bignay, bugnai (Filippine); buni, wuni (Giava); amati, bol aborak, cerutali, janu polari, kari komme, nolaittali (India); kho lien tu (Laos); barune, berunai, buni, lundu (Malaysia); kata kuti (Molucche); himalcheri (Nepal); bunih (Sulawesi); buni, huni (Sumatra); ma mao dong, ma mao luang (Thailandia); choi moi tia, chòi mòi lá dày (Vietnam).

L’ Antidesma bunius (L.) Spreng. (1824) è un arbusto o più frequentemente un albero sempreverde dioico che può raggiungere 30 m di altezza, spesso provvisto nei vecchi esemplari di radici tabulari alla base (radici simili a contrafforti), con corteccia liscia o leggermente rugosa di colore bruno. Stipole (appendici alla base della foglia che hanno lo scopo principale di proteggerla durante l’iniziale fase di crescita) lineari, lunghe circa 0,5 cm e larghe 0,2 cm, caduche; foglie, su un picciolo lungo 0,5-1,5 cm, alterne, semplici da oblungo-ellittiche a obovate con apice da appuntito ad arrotondato e margine intero, di 6-20 cm di lunghezza e 4-8 cm di larghezza, di colore verde scuro lucido superiormente, più chiaro inferiormente, coriacee.

Infiorescenze portanti numerosi minuscoli fiori, circa 2 mm di diametro, privi di petali, quelle maschili ascellari o terminali, ramificate, lunghe 6-20 cm, quelle femminili terminali, raramente ramificate, lunghe 8-20 cm. Fiori maschili sessili con calice a 3-4 lobi, raramente 5, lungo 1-1,5 mm, e stami, in numero pari ai lobi, lunghi 2-3 mm, con antere rossastre; i fiori emanano un odore piuttosto sgradevole. Fiori femminili, su un pedicello lungo 0,5-1,5 mm, 2-6 mm in frutto, con calice simile a quello maschile, ovario glabro o pubescente e 3-4, raramente fino a 6, stimmi; esemplari femminili possono portare anche fiori ermafroditi e fruttificare abbondantemente in assenza di piante maschili.

I frutti sono drupe ellissoidi compresse lateralmente, di 0,8-1,2 cm di lunghezza e 0,6-0,8 cm di larghezza, lucide, inizialmente di colore verde, poi bianco, giallo, rosso intenso e infine porpora nerastro a maturità, che coesistono sulla stessa infruttescenza maturando in tempi diversi. I frutti contengono un solo seme oblungo, di circa 7 mm di lunghezza e 5 mm di diametro, immerso in una polpa da acidula a leggermente dolce quando completamente maturi.

Si riproduce per seme, con la prima fioritura dopo 4-6 anni, ma solitamente e facilmente si ricorre alla riproduzione vegetativa per essere sicuri del sesso e della varietà, tramite talea, innesto o margotta, con la prima fioritura dopo 2-3 anni.

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Particolare delle foglie e delle infiorescenze con fiorellini di 2 mm privi di petali. Frutti commestibili e confermate virtù medicinali © Giuseppe Mazza

Albero ornamentale per il fogliame lussureggiante e le vistose infruttescenze dai frutti variamente colorati, adatto alle zone tropicali e subtropicali umide e marginalmente a quelle temperato-calde più miti, dove temperature appena inferiori a 0 °C sono una eccezione di breve durata, ma dove solitamente non arriva a fruttificare. Richiede pieno sole o leggera ombreggiatura e non è particolarmente esigente riguardo al suolo, anche povero, da leggermente acido a leggermente alcalino, ma cresce al meglio in quelli fertili mantenuti pressoché costantemente umidi.

Viene spesso coltivato in alcune delle sue aree di origine in prossimità dei villaggi e nei frutteti familiari per i frutti ricchi in acido citrico, consumati crudi o utilizzati in salse per accompagnare il pesce, per sciroppi e confetture o per ricavarne bevande alcoliche, mentre le foglie giovani vengono consumate, come verdura, con pietanze a base di riso. La corteccia contiene un alcaloide tossico; radici e foglie sono utilizzate nella medicina tradizionale nei traumi, i frutti nei disturbi gastro-intestinali, indigestione, dissenteria e nel diabete, in particolare l’attività ipoglicemizzante degli estratti sembra confermata da alcuni studi di laboratorio. La corteccia infine viene impiegata localmente per fabbricare robusti cordami.

Sinonimi: Stilago bunius L. (1767); Antidesma sylvestre Lam. (1783); Antidesma stilago Poir. (1811); Antidesma glabellum K.D.Koenig ex Benn. (1840); Antidesma retusum Zipp. ex Span. (1841); Antidesma ciliatum C.Presl (1851); Antidesma cordifolium C.Presl (1851); Antidesma floribundum Tul. (1851); Antidesma glabrum Tul. (1851); Antidesma rumphii Tul. (1851); Antidesma bunius var. cordifolium (C.Presl) Müll.Arg. (1866); Antidesma bunius var. floribundum (Tul.) Müll.Arg. (1866); Antidesma bunius var. sylvestre (Lam.) Müll.Arg. (1866); Antidesma bunius var. wallichii Müll.Arg. (1866); Sapium crassifolium Elmer (1908); Antidesma andamanicum Hook.f. (1887); Antidesma collettii Craib (1911); Antidesma crassifolium (Elmer) Merr. (1913); Antidesma thorelianum Gagnep. (1923); Antidesma bunius var. pubescens Petra Hoffm. (1999).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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