Antigonon leptopus

Famiglia : Polygonaceae

Testo © Pietro Puccio

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L’Antigonon leptopus è un rampicante perenne con fusti che possono superare i 12 m © Giuseppe Mazza

La specie è originaria del Messico (Baja Sur, Chihuahua, Guerrero, Jalisco, Michoacan, Nayarit, Oaxaca, Sinaloa e Sonora), dove cresce nella foresta bassa decidua, prevalentemente in aree aperte, fino a circa 900 m di altitudine.

Il nome del genere è di incerta origine, secondo alcuni deriverebbe dal greco “anti” = contro e “gόnia” = angolo, con riferimento ai fusti angolosi; il nome specifico è la combinazione dei termini greci “leptos” = sottile e “pus, podόs” = piede, con riferimento ai fusti sottili.

Nomi comuni: bride’s tears, chain-of-love, Confederate-vine, coral creeper, coral vine, Mexican-creeper, love’s chain, mountain-rose coralvine, queen’s jewels, queen’s wreath (inglese); la belle mexicaine, liane corail (francese); amor-agarradinho (portoghese-Brasile); bellísima, cadena de amor, coralita, corona de reina, coronela, flor de San Diego, flor de San Miguel, fulmina, hierba de Santa Rosa, ramo de Maria, rosa de mayo, San Juanito, San Miguel, San Miguelito (spagnolo).

L’ Antigonon leptopus Hook. & Arn. (1838) è una specie rampicante perenne, sempreverde, con radici tuberose e fusti angolosi sottili, erbacei, a volte leggermente lignificati alla base, lunghi fino ad oltre 12 m con internodi di 1-10 cm, che si ancora ai supporti tramite viticci posti all’apice delle infiorescenze. Le foglie, su un picciolo lungo 0,5-3 cm, sono alterne, semplici con margine intero o ondulato, da ovate a sagittate con apice appuntito e base cordata, di 4-14 cm di lunghezza e 2-10 cm di larghezza, di colore verde intenso.

Le infiorescenze sono racemi ascellari o terminali, lunghi 5-20 cm, terminanti con un viticcio, portanti numerosi fiori ermafroditi, su un pedicello lungo 0,4-0,8 cm, con corolla formata da 5 tepali petaloidi di colore da rosa a rosa porpora (raramente bianco), da ovati a ellittici con apice appuntito, di cui tre esterni, lunghi 0,4-1 cm e larghi 0,3-0,6 cm, e due interni leggermente più stretti, persistenti e accrescenti dopo la fecondazione fino a 0,8-2,2 cm di lunghezza e 0,4-1,8 cm di larghezza; gli stami, in numero di 8, sono fusi alla base, per metà della lunghezza, a formare un tubo staminale.

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Le infiorescenze terminano con un viticcio e recano numerose corolle formate da 5 tepali petaloidi © Giuseppe Mazza

Il frutto è un achenio subgloboso trigono con apice appuntito di colore bruno lucido, lungo 0,8-1,2 cm, racchiuso dai petali persistenti, contenente un solo seme.

Si riproduce per seme, che germina in 3-4 settimane alla temperatura di 20-22 °C e con cui si propaga facilmente diventando, in condizioni favorevoli, infestante, per polloni radicali, talea e margotta.

Rampicante a crescita particolar- mente veloce e di grande valore ornamentale per la copiosa e brillante fioritura che si protrae per un lungo periodo in estate-autunno, coltivabile nelle zone a clima tropicale, subtropicale e marginal- mente, in posizione riparata, temperato caldo, dove spesso si comporta da decidua e perde la parte aerea con temperature intorno a 0 °C, ma ricrescendo in primavera dalle radici, che possono resistere, con una buona pacciamatura, a valori di qualche grado inferiori per breve periodo.

Richiede pieno sole e non è partico- larmente esigente riguardo al suolo, anche povero, e ben radicata resiste a periodi di siccità, adatta quindi a zone con estati lunghe e secche, naturalmente in tale situazione regolari e abbondanti innaffiature assicurano una crescita ancor più vigorosa. Utilizzabile come copri suolo o rampicante su alberi, tralicci, ringhiere e pergolati che riesce a coprire in breve tempo.

Le radici tuberose sono eduli e venivano consumate dalle popolazioni locali in periodi di carestia.

Sinonimi: Antigonon platypus Hook. & Arn. (1838); Antigonon cinerascens M.Martens & Galeotti (1843); Antigonon cordatum M.Martens & Galeotti (1843); Polygonum cirrhosum Moc. & Sessé ex Meisn. (1856); Corculum leptopus Stuntz (1913).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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