Apoda

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Testo del DrSc Giuliano Russini - Biologo Zoologo

 

 

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Gli Apoda sono anfibi insoliti, senza zampe, simili a serpentelli o vermi © Giuseppe Mazza

Se nella sterminata classe degli Anfibi (Amphibia) contiamo il numero dei generi e delle specie, per importanza, dopo gli Anuri (Anura) ed i Caudati (Caudata o Urodela), viene l’ordine degli Apodi (Apoda), in passato denominati anche da alcuni zoologi Gimnofioni (Gymnophiona) o Cecilie (Ceciloforma).

Un ordine decisamente piccolo e meno varie- gato, secondo le più recenti visioni della tasso- nomia zoologica della International Commission for the Zoological Nomenclature (ICZN), che è anche fra i meno studiati. Sulla biologia, ecologia e zoogeografia di questi strani anfibi, si hanno infatti purtroppo solo notizie frammentarie.

Il termine Apoda deriva dal greco antico e significa: privo di arti. E infatti i membri fino ad oggi noti alla biologia, sono tutti privi sia degli arti anteriori che di quelli posteriori, entrambi nemmeno abbozzati.

Gli apodi hanno una struttura definita, secondo le dimensioni, serpentiforme, per i più grandi, o lombriciforme, per i rappresentanti più piccoli.

Il grande biologo tedesco A.E. Brehm, nel 1840 li definì : anfibi che fuori assomigliano ai serpenti e dentro alle rane.

L’ordine degli Apoda è costituito da un’unica famiglia, quella delle Cecilie ( Caeciliidae ), per un totale di circa 167 specie, anche se per più del 90% dei casi si conosce a malapena la morfologia esterna, e nulla si sa di preciso sulla loro fisiologia, biologia riproduttiva, ecologia alimentare e autoecologia.

In termini zoogeografici, risulta fino ad oggi mappata la loro presenza dall’America del Sud alle isole Seychelles, fino all’Asia tropicale e sudorientale.

Presentano generalmente delle grosse ghiandole “mucose” sul ventre, con cui emettono una sostanza vischiosa che mantiene umida la pelle, facilitandone lo strisciamento, che è il loro tipo di locomozione al suolo. Contano tra le 75 e le 273 vertebre, e mostrano dei piccoli tentacoli ai lati, vicino agli occhi. La fecondazione sembrerebbe interna, per le specie più studiate, ma tutto è da verificare.

Alcune sono “ovovivipare”, emettono cioè delle uova che schiudono dopo pochi istanti, appena deposte, con dei piccoli a fine sviluppo. Altre, “vivipare”, partoriscono piccoli già formati, attraverso un utero primitivo, e un piccolo gruppo di “ovipare” si riproduce per via indiretta, con larve metamorfosanti che escono da uova fecondate, deposte e incubate sotto terra.

Mancano, come abbiamo detto, gli arti anteriori e posteriori ed i cingoli “pettorali- pelvici”. In passato i biologi erpetologi definivano la loro morfologia “anfisbenica”. La pelle, liscia e nuda, è adesa al corpo, ricca di ghiandole “mucipare”. La coda è ridottissima o manca del tutto, dato che la sua struttura flessuosa è assicurata dall’insieme del corpo.

Le cecilie, i membri della famiglia dei Caeciliidae, presentano denti cavi, uguali, impiantati nella parte interna delle mascelle, con la punta rivolta all’indietro, per evitare la fuga delle prede catturate, per esempio un lombrico, un crostaceo, un piccolo mollusco o un pesciolino, che ingoiano senza masticare.

La lingua è attaccata in tutta la sua lunghezza alla mandibola inferiore e quindi non è estensibile. I denti si trovano spesso anche sul palato, dove sono disposti a ferro di cavallo per formare una “U”.

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Il Dermophis mexicanus vive nel sottosuolo a caccia d’insetti e lombrichi, ma esce di notte e quando piove © Mazza

L’osso ioide consiste di tre paia d’archi, che fanno supporre l’esistenza di bran- chie allo stadio primordiale dello svilup- po, poi riassorbite, almeno per le specie che producono larve metamorfosanti.

Le narici esterne si trovano sui lati del capo o all’estremità, e quelle interne pe- netrano nel palato.

Gli occhi mancano completamente o sono nascosti sotto la pelle del cranio, e quindi inadatti alla vista. Si osserva talvolta, nella regione nasale, un piccolo foro o una piccola antenna protrattile. La funzione è ancora ignota, ma per alcuni biologi sarebbe un recettore che vicaria gli occhi.

Nulla in questi animali è più stranamente conformato del capo stesso: le ossa ma- scellari ricoprono gli occhi, mentre quelle temporali, fuse in un unico segmento osseo, generano una struttura a forma di scudo, necessaria per gli scavi.

Le vertebre dorsali sono concave alle due estremità, unite per mezzo di una piastra cartilaginea inserita fra le due vertebre.

Le costole sono rudimentali, manca del tutto lo sterno, il bacino e ovviamente gli arti. Presentano un solo polmone.

Nelle varie aree del continente america- no ed asiatico in cui sono state rintracciate, le cecilie fanno vita sotterranea, come i lombrichi, e sono quindi difficili da individuare. Sulla terra strisciano lentamente, mentre nell’acqua nuotano come i serpenti, ondulando lateralmente con tutto il corpo.

Si cibano sia di vermi piatti, anellidi, oligocheti terrestri, come di piccoli crostacei e molluschi e, nelle specie più grandi, anche di piccoli pesci ed altri vertebrati, ma gradiscono anche sostanze vegetali e addirittura qualche fungo.

Tra le specie più note, c’è la Cecilia panamense ( Caecilia ochrocephala da alcuni autori detta anche Oscaecilia ochrocephala ) di 22-30 cm di lunghezza. Come suggerisce il nome, questa specie vive nello stato di Panama, nella regione del golfo di Urabà in Colombia, e nella parte nordoccidentale di questo stato.

L’habitat di predilezione è costituito dalla terra umida nelle basse aree tropicali, nei boschi e nelle piantagioni umide, tipo quelle a riso.

Sono attive la notte, mentre di giorno si riposano in posti ombrosi ed umidi.

Un’altra specie è la Cecilia gracile ( Caecilia gracilis un tempo chiamata Caecilia lumbricoidea ), lunga fino a 60 cm, di colore bruno-grigio opaco. Ha le fattezze di un enorme lombrico, suddiviso in anelli nella parte posteriore del corpo. Priva d’occhi, vive in genere nel fogliame umido in decomposizione, conducendo una vita prevalentemente notturna.

La si ritrova nella Guiana Francese, Guiana Olandese ( Suriname ), in Brasile, Perù e forse anche in Colombia.

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L’Ichthyophis glutinosus è oviparo ed ha una dieta più varia che include piccoli roditori e lucertole © Mazza

Il Dermophis mexicanus, ovoviviparo, è di casa nell’America centrale, dal Messico al Nica- ragua, presenta un’analoga struttura ad anelli. Gli occhi sono ben visibili, con accanto un tentacolo globulare e va a caccia anche lui nel sottosuolo umido e fra le foglie in decomposi- zione, uscendo solo di notte o durante le giornate piovose.

Una specie particolare è l’Ittiofide glutinoso( Ichthyophis glutinosus ), detto anche anfibio pesce-serpente, con una lunghezza che può andare dai 30 ai 50 cm. Vive nelle zone umide ( paludi, zone lacustri, corsi d’acqua ) dell’Indocina, nello Sri-Lanka e nell’India meri- dionale e in America meridionale.

Durante gli anni ’ 80, vari biologi zoologi, ne hanno osservati alcuni esemplari nelle zone umide dell’Africa centrale e in quelle delle Seychelles.

Presenta un corpo bruno, o con riflessi azzurrognoli-metallici e una banda longitudinale di colore giallo che percorre il corpo lungo i fianchi.

E’ una specie a vita notturna, di essa si sa che depone uova ( ovipara ) al disotto di uno strato di terra umida, che controlla per tutta l’incubazione.

Rispetto agli altri apodi finora noti, ha una ecologia alimentare più variegata. Infatti, pur nutrendosi prevalentemente di insetti, attacca e mangia anche vertebrati, come piccoli roditori e lucertole.

 

Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

Dermophis mexicanus

Dermophis mexicanus - Ichthyophis glutinosus

© Giuseppe Mazza

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