Apogon imberbis

Famiglia : Apogonidae

 

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Testo © Giuseppe Mazza

 

 

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Il Re di triglie ( Apogon imberbis ) vive al buio, nelle grotte sommerse fra i coralli © Giuseppe Mazza

Il Re di triglie ( Apogon imberbis - Linnaeus, 1758 ), appartiene alla classe degli Actinopterygii, i pesci con le pinne raggiate, all’ordine Perciformes ed alla famiglia degli Apogonidae.

Il nome del genere deriva dal greco “A pogon”= senza barba, e quello della specie ribadisce il concetto in latino, perché “imberbis” vuol dire la stessa cosa.

Ma cosa centra la barba ? Ce lo spiega il nome italiano di “Re di triglie”.

Dato il colore, lo zoologo che esaminò per primo questa specie pensò infatti di trovarsi di fronte ad una triglia speciale, senza barbigli, il re delle triglie insomma, donde il nome di Linneo Mullus imberbis = triglia senza barba, oggi sinonimo.

Il genere Apogon fu creato in seguito nel 1802 da Bernard Germain Étienne de la Ville, Conte di Lacépède (1756-1825) per riunire numerose specie tropicali dai vivaci colori.

Zoogeografia

L’ Apogon imberbis è l’unico rappresentante mediterraneo del genere Apogon, ma la sua diffusione è più ampia, perché passato lo Stretto di Gibilterra deborda sulle coste atlantiche. Raggiunge a nord il Golfo di Biscaglia, e poi le Azzorre, Capo Verde, Madera, le Canarie e la costa africana, dal Marocco al Golfo di Guinea.

Ecologia-Habitat

Come si può facilmente intuire dai grandi occhi, il re di triglie ama il buio e passa la maggior parte della giornata in grotte oscure. D’estate si può vedere, mentre scappa da una tana all’altra, a 10-70 m di profondità, ma d’inverno, per ripararsi dal freddo, scende anche fino a 200 m.

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Un maschio con le uova in bocca lungo le coste, ma d’inverno può scendere anche a 200 m di profondità © Mazza

Morfofisiologia

Misura in genere 10-15 cm e si riconosce subito, a prima vista, dal rosso cardinalizio che contrasta con l’iride argenteo-bluastro, quasi nero, dell’occhio, solcato da due caratteristiche bande chiare.

Anche le pinne sono rosse. Vanta due dorsali, la prima con 6 spine e la seconda con un solo raggio spinoso e 9-10 raggi molli; l’anale è specularmente identica alla seconda dorsale, ma con solo due spine; le pettorali e le ventrali sono ben sviluppate e la pinna caudale è bilobata.

Talora, sul peduncolo caudale, si notano tre minuscole macchie in posizione triangolare, che possono fondersi per formarne una più visibile.

La bocca è relativamente grande, con innumerevoli piccoli denti posti sulle mascelle, sul vomere e sul palato.

Etologia-Biologia Riproduttiva

Timidissimo, il re di triglie vive solitario o in piccoli branchi. Nascosto di giorno, verso sera si fa coraggio ed esce alla caccia di piccoli pesci, crostacei ed invertebrati.

I maschi dopo la parata nuziale, che ha luogo fra giugno e ottobre, fecondano le uova appena deposte che s’incollano fra loro, grazie a dei filamenti appiccicosi, per formare una piccola palla. Il maschio la risucchia e se la tiene in bocca fino alla schiusa, per diversi giorni.

Una lodevole cura parentale, ma quando poi il papà fa la corte ad altre femmine ed i digiuni si susseguono, può accadere che mangi, per sbaglio o per fame, uova e figli, come provano i resti semidigeriti trovati nello stomaco di alcuni esemplari pescati.

Del resto, uovo più o uovo meno, questa splendida specie non è per fortuna in pericolo. Il suo indice di vulnerabilità segna attualmente 15 su una scala di 100.

Sinonimi

Amia imberbis - Linnaeus, 1758; Apogon rexmullorum - Cuvier, 1828; Mullus imberbis - Linnaeus, 1758.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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