Aquila rapax

Famiglia : Accipitridae

 

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Testo © Dr. Gianfranco Colombo

   

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Piccola, ma non meno elegante e grintosa delle grandi aquile, l’Aquila rapax sfiora i 2,5 kg con 180 cm d’apertura alare © Gianfranco Colombo

L’Aquila rapace ( Aquila rapax - Temminck, 1828) appartiene al vasto ordine degli Accipitriformes che raggruppa la quasi totalità degli uccelli cosiddetti rapaci ed alla famiglia degli Accipitridae.

L’aquila rapace è un incontro abituale nelle savane africane. Come l’Aquila pescatrice ( Haliaeetus vocifer ) lo è per la parte umida e lacustre, così è la rapace per la savana e le aree steppose.

Del suo genere è sicuramente l’uccello più diffuso e presente sul continente africano anche se come vedremo più avanti, ha un secondo areale isolato e ben saldo nel subcontinente indiano.

Tipica per il colore della livrea più chiaro fra le aquile brune e per la sua persistenza sul medesimo territorio per tutto il corso dell’anno, questa aquila è ben conosciuta dalla popolazione locale con la quale convive senza problemi di disturbo reciproco.

Essendo oltretutto una forte volatrice trascorre molto tempo in volo sorvolando in continuazione il suo territorio ed evidenziando quindi facilmente la sua presenza. Quando non vola rimane poi indisturbata appollaiata su qualche alto ramo secco o palo dell’energia elettrica, immobile al passaggio di animali o persone che spesso non la degnano neppure di uno sguardo.

Lei stessa da lassù per nulla preoccupata dalla presenza di altri esseri, osserva attentamente chi le passa al di sotto, seguendoli con il movimento degli occhi e della testa ma senza nessuna intenzione di lasciare la sua comoda posizione. Sebbene abbia un nome altisonante questa aquila non figura tra le più grandi del suo genere. Ha misure considerevoli ma non certo pari o all’altezza di altre aquile che condividono il medesimo territorio.

L’etimologia del nome scientifico ha origine alquanto semplice visto che sin dall’antichità questi uccelli sono sempre stati conosciuti e considerati come il vertice fra gli esseri volanti e sono entrati di prepotenza nella storia, nelle tradizioni e nel linguaggio di ogni popolazione. Si può dire che la storia di questi rapaci sia andata di pari passo con la storia umana. Il genere Aquila sembra derivi dal colore fulvo della sua livrea “aquilus” appunto di colore scuro, mentre rapax semplicemente dal suo comportamento “rapace”.

Quest’ultimo attributo si ripresenta spesso nei nomi volgari europei. In francese - Aigle ravisseur o indien , in tedesco - Savannenadler, in inglese - Tawny o Asian Tawny Eagle, in spagnolo - Águila Rapaz ed in portoghese - Águia-rapace.

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Largamente diffusa, abita gran parte delle aride savane africane con colonie in Asia fino all’India © G. Colombo

Zoogeografia

Questa aquila abita tutta l’Africa subsahariana dal Sahel fino al Sudafrica e la parte nord est del continente dove è presente staccata dal ceppo originario, una sottospecie in Marocco, Mauritania, Senegal e Gambia.

In Asia vive nel subcontinente indiano dal Pakistan fino al Myanmar e con una isolata colonia nella penisola arabica. E’ largamente diffusa e comune nel suo areale anche se mai in numero elevato.

Sono state determinate tre sottospecie collegate appunto dalla loro localizza- zione. L’ Aquila rapax rapax tipica- mente centro africana, l’ Aquila rapax belisarius del nordest del continente e l’ Aquila rapax vindhiana tipica- mente asiatica.

E’ un uccello stanziale nelle sue aree di origini anche se brevi erratismi sono stati rilevati durante le stagioni monsoniche ma sempre all’interno del suo areale.

Habitat-Ecologia

Questo rapace non ama le foreste od aree fortemente boscose e neppure le zone paludose ma preferisce in assoluto aree aperte, steppose, predesertiche con poca vegetazione ed ampia visuale per la caccia.

Ama i pascoli frequentati da grosse mandrie sia di animali selvaggi che di allevamento e per questo motivo è spesso a contatto con le popolazioni locali. Nutrendosi occasionalmente anche di carogne, non disdegna di seguire gli avvoltoi nella loro incessante ricerca di carcasse. La sua preferenza è comunque indirizzata verso prede vive che cattura piombando loro addosso con rapide picchiate sia mentre volteggia che durante i suoi appostamenti da punti fissi.

Ama molto lepri e roditori di media grandezza ma anche uccelli terrestri come faraone e pernici. Ha anche l’innata abitudine di assalire rapaci di dimensioni più ridotte o altri uccelli, rubando loro la preda appena cacciata. Sembra che il Falco giocoliere ( Terathopius ecaudatus ) rientri tra le sue vittime preferite.

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Volando o immobile su un palo, individua e piomba fulminea su lepri, faraone e pernici. Talora si nutre d’animali morti o ruba dalla bocca le prede ai rapaci più piccoli © Gianfranco Colombo

Spesso caccia in coppia con il partner e non è rado osservarle appollaiate in appostamento sullo stesso albero anche in periodi al di fuori della nidificazione. Generalmente vive al di sotto dei 3000 m d’altitudine che raggiunge solo sugli altipiani del Kenya e dell’Etiopia.

Non è uccello molto sociale anche se nella sottospecie indiana si può assistere ad assembramenti notturni al di fuori della stagione di nidificazione. Sempre in India, in particolare nelle città che contornano il deserto del Thar, in certi periodi dell’anno si radunano in gran numero, insieme ad altre aquile ed avvoltoi, attorno ai numerosi macelli pubblici dove scarti della lavorazione vengono buttati ed abbandonati all’esterno e quindi facile preda di animali e uccelli necrofagi.

Morfofisiologia

L’aquila rapace ha discrete dimensioni anche se le misure sono ben al di sotto delle ammiraglie del suo genere. E’ lunga 70 cm, pesa fino a 2,5 kg ed ha un’apertura alare di 180 cm.

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A volte i giovani sono totalmente bianchi sul petto e chiarissimi nelle altre parti del corpo © Gianfranco Colombo

E’ comunque un animale possente con un volo maestoso e vigoroso e mostra impavidamente quella maestosità tipica delle aquile. Come queste veleggia con grande abilità sfruttando le correnti ascensionali con estrema naturalezza e facilità e quando posata, mantiene quella posizione nobile ed impettita tipica di questo genere.

La sua colorazione specialmente nei giovani è molto chiara e diversa da quella delle aquile congeneri, di solito più brune e scure nella livrea.

A volte i giovani sono totalmente bianchi sul petto e chiarissimi nelle altre parti del corpo, tanto da farle sembrare uccelli di tutt’altro genere e specie, ma col decorso degli anni e la maturazione dell’individuo la livrea si scurisce fino a diventare completamente marrone come le cugine aquile.

Durante questo periodo si vedono esemplari più o meno scuri ma sempre macchiati con chiazze chiare di colore ocraceo, specialmente sulle copritrici alari superiori e questa caratteristica ha portato gli inglesi a chiamarla tawny o dai francesi tanné appunto da tanned abbronzato.

Quando adulte non è facile identificarle in particolare quando appollaiate, considerate oltretutto le misure pressoché simili con alcune congeneri.

C’è l’Aquila delle steppe ( Aquila nipalensis ), l’Aquila anatraia maggiore ( Aquila clanga ) e l’Aquila anatraia minore ( Aquila pomarina ) che sono in età adulta alquanto simili e confondibili.

Nella stagione della migrazione con la sovrapposizione nel territorio di tutte queste specie, le difficoltà nella classificazione sul campo diventano evidenti e solo attraverso una attenta analisi di alcuni dettagli rilevabili solo da vicino, si riesce con certezza a classificare la specie.

L’aquila rapace ha tarsi rivestiti totalmente da piume con calzoni che appaiano piuttosto gonfi ed ampi, caratteristica condivisa con l’aquila delle steppe ma ben diversa dalle due anatraie i cui calzoni risultano più attillati e meno ampi.

L’aquila rapace ha sul becco narici di forma oblunga, caratteristica che condivide con l’aquila delle steppe ma totalmente diversa da quelle delle due anatraie che le hanno perfettamente tonde. L’aquila rapace ha la frangia boccale gialla che correndo sotto l’orbita oculare arriva a circa metà dell’occhio mentre in quella delle steppe la linea è sensibilmente più lunga e termina ben oltre. Questo particolare è però condiviso con entrambe le anatraie.

Al contrario in volo ognuna di queste aquile ha caratteristiche ben specifiche che le distinguono facilmente l’una dall’altra.

La rapace presenta generalmente un sottala con copritrici chiare e remiganti più scure, ben differenti dalle due anatraie e per quanto somiglianti alla nipalensis non evidenzia però la larga fascia biancastra caratteristica dei giovani di quest’ultima specie. Spesso è quindi un dilemma effettuare di primo acchito, una netta distinzione di queste specie.

Biologia riproduttiva

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Raggiungono la maturità sessuale verso il sesto anno, cambiando gradatamente livrea. Non è una specie a rischio © Gianfranco Colombo

Si ritiene che quest’aquila sia abitual- mente monogama e cambi raramente il partner durante la vita riproduttiva. E’ un’aquila che può viver allo stato selvaggio fino a 15 anni e raggiunge la maturità verso il sesto anno.

Nidifica su grandi alberi isolati generalmente spinosi ed inaccessibili, ponendo il nido sui rami più alti e spesso appoggiati sulla corona superiore. A volte usa anche alti pali dell’alta tensione.

Utilizza abitualmente lo stesso nido per diversi anni rimodernandolo di volta in volta apportando nuovo materiale fino a formare notevoli ammassi.

Nidifica in stagioni diverse secondo l’area d’occupazione e l’avvicendarsi delle stagioni.

Abitualmente inizia la deposizione nel periodo secco dell’anno arrivando alla schiusa delle uova all’approssimarsi della stagione umida nella quale la disponibilità di cibo è maggiore.

Il nido è una piattaforma ampia formata da robusti rametti e foderato da materiale più soffice portato continuamente anche durante la cova. Depone due uova bianchissime che vengono covate per circa 6 settimane ed i piccoli rimangono nel nido per altre 10.

Come normalmente accade fra le aquile, avvengono spesso casi di cainismo con l’uccisione dell’ultimo nato da parte del primogenito, fatto salvo nei periodi di grande disponibilità di cibo dove i due nidiacei riescono entrambi sopravvivere.

Sebbene vittima accidentale di bocconi avvelenati non certamente indirizzati a questo rapace, quest’aquila non è considerata a rischio e la popolazione gode di ottimo status.

Sinonimi

Falco rapax – Temminck, 1828.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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