Archontophoenix alexandrae

Famiglia : Arecaceae

Testo © Pietro Puccio

JPEG - 156 Kb
Di casa nelle foreste pluviali del Queensland nordorientale, l’Archontophoenix alexandrae supera i 25 m con un fusto largo circa 18 cm. Crescita rapida e grande valore ornamentale e paesaggistico © Giuseppe Mazza

La specie è originaria dell’Australia dove cresce nel Queensland nordorientale nelle foreste pluviali e paludose, dal livello del mare fino a circa 1000 m di altitudine.

Il nome del genere è la combinazione del sostantivo greco “ἄρχων, -οντος” (archon, -ontos) = alto magistrato e del nome della palma Phoenix; la specie è dedicata alla principessa Alessandra di Danimarca (1844-1925), regina di Gran Bretagna e Irlanda (1901-1925).

Nomi comuni: Alexandra palm, king palm, northern Bangalow palm (inglese); palmier Alexandre (francese); palma Alejandra, palma real australiana (spagnolo); palmeira-da-rainha (portoghese-Brasile).

L’ Archontophoenix alexandrae (F. Muell.) H.Wendl. & Drude (1875) è una specie monoica inerme a fusto solitario eretto, cilindrico, leggermente ingrossato alla base, alto fino ad oltre 25 m con un diametro di circa 18 cm, di colore verde nella parte più giovane, grigio in quella più vecchia, su cui sono visibili gli anelli traccia della attaccatura delle foglie cadute.

Le foglie sono paripennate, lunghe 2,5-3,5 m, lievemente arcuate e con la parte terminale leggermente ruotata attorno al rachide, la base fogliare fascia interamente il fusto per un’altezza di 60-90 cm formando una sorta di capitello tubolare, appena ingrossato inferiormente, di colore verde chiaro lucido. Le pinnule, in numero di circa 80 per lato, sono lineari con apice appuntito, lunghe nella parte mediana fino a circa 60 cm e larghe 3-5 cm, ravvicinate e disposte regolarmente sul rachide in un piano, di colore verde intenso lucido superiormente, grigioverde inferiormente per la presenza di microscopiche scaglie grigio-argentee. Infiorescenze sotto le foglie (infrafogliari), inizialmente racchiuse in tre brattee decidue di colore verde chiaro, a pannocchia, lunghe fino a 80 cm, di colore bianco crema, proterandre (i fiori maschili maturano prima di quelli femminili, ciò evita l’autofecondazione favorendo quella incrociata), inizialmente erette, poi pendenti in frutto, con quattro ordini di ramificazioni e fiori unisessuali riuniti a gruppi di tre (un fiore femminile in mezzo a due fiori maschili). I frutti sono ovoidi, di 0,8-1,4 cm di lunghezza e 0,6-1 cm di diametro, di colore rosso a maturità, contenenti un solo seme; il mesocarpo presenta un solo strato di fibre piatte larghe 1 mm.

Si riproduce per seme, preventivamente tenuto in acqua tiepida per 3 giorni, in terriccio aerato e drenante mantenuto umido alla temperatura 24-26 °C, con tempi di germinazione di 1-3 mesi; la prima fogliolina è bifida.

Specie di grande valore ornamentale e paesaggistico, come esemplare isolato, in gruppo o in fila ai lati di strade e viali, di facile coltivazione e rapida crescita, ampiamente diffusa nelle regioni a clima tropicale, subtropicale e marginalmente in quelle temperato calde dove temperature appena sotto 0 °C sono eventi rari e di breve durata.

JPEG - 227.9 Kb
Particolare dell’infiorescenza, che raggiunge gli 80 cm, e dei frutti. La specie resiste al freddo, con discese sporadiche e di breve durata di poco sotto 0 °C © Pietro Puccio

Richiede una esposizione in pieno sole, o leggermente ombreggiata nella fase giovanile, preferibilmente al riparo dal vento e con elevata umidità ambientale, e non è particolarmente esigente riguardo al suolo, ma cresce al meglio in quelli ricchi e con ampia disponibilità d’acqua in particolare nei mesi più caldi. Esemplari giovani possono essere coltivati in vaso, in terriccio drenante ricco di sostanza organica, per la decorazione di interni in posizione molto luminosa.

Differisce dall’ Archontophoenix cunninghamiana per la parte inferiore delle pinnule, che presenta un colore grigioverde e la nervatura centrale priva di “ramenta” (minuscole scaglie brune allungate con i margini irregolarmente dentati), e le infiorescenze di colore bianco crema, e dall’ Archontophoenix tuckeri per le dimensioni inferiori dei frutti e per la presenza nel mesocarpo di un solo strato di fibre, anziché due, di larghezza inferiore.

Sinonimi: Ptychosperma alexandrae F.Muell. (1865); Archontophoenix alexandrae var. schizanthera H.Wendl. & Drude (1875); Ptychosperma beatriceae F.Muell. (1882); Ptychosperma drudei H.Wendl. (1883); Saguaster drudei (H.Wendl.) Kuntze (1891); Jessenia glazioviana Dammer (1901); Archontophoenix beatriceae (F.Muell.) F.M.Bailey (1902); Archontophoenix alexandrae var. beatriceae (F.Muell.) C.T.White ex L.H.Bailey (1935).

 

→ Per apprezzare la biodiversità all’interno della famiglia delle ARECACEAE e trovare altre specie, cliccare qui.

 

Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

/a-405-2_archontophoenix_alexandrae
Photomazza : 70.000 colour pictures of animals and plants