Ardea goliath

Famiglia : Ardeidae

 

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Testo © Dr. Gianfranco Colombo

   

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Schivo e solitario l’Ardea goliath è il più grande airone esistente © Giuseppe Mazza

L’Airone gigante o Airone golia ( Ardea goliath - Cretzschmar, 1827) appartiene all’ordine dei Pelecaniformes ed alla famiglia degli Ardeidae ed è l’airone più grande fra tutti i suoi simili.

Non per nulla quando venne classificato gli appiopparono il nome di goliath specificando con un solo termine, quale fosse la caratteristica più eclatante di questo uccello e quella che l’avrebbe identificato con facilità nella storia naturalistica.

In effetti questo airone ha misure notevoli e certamente distinguibile sul campo quando paragonato ad altri congeneri ma assolutamente nella normalità frammisto con tutti quei trampolieri che in Africa raggiungono misure alle quali noi europei non siamo certo abituati.

Sembrerebbe strano che a Linneo fosse sfuggito un esemplare del genere viste le dimensioni e che la classificazione sia avvenuta molti decenni dopo l’ultima revisione del Suo Systema Naturae ma risulta evidente, osservando la maggior parte delle specie che vivevano in ecosistemi tropicali ed equatoriali africani che a quel tempo era ben difficile visitare quei luoghi e più ancora problematico far pervenire esemplari in Europa.

Solo verso la metà del secolo XIX iniziò quella serie di esplorazioni che portò in quei luoghi pionieri, esploratori e naturalisti che fecero la storia della moderna tassonomia.

Ci fu una vera corsa alle esplorazioni che coinvolse centinaia di persone, a volte semplici facoltosi annoiati, catapultandoli in ambienti selvaggi dove spesso ci lasciarono la vita ma che hanno sicuramente scritto la storia, quali Stanley e Livingston, Burton e Speke e puri naturalisti quali Rüppell e Daudin, Temminck e Philipp Jakob Cretzschmar appunto colui che ha classificato questo airone.

L’etimo del genere Ardea trae origine dall’antica mitologia romana. La città di Ardea nel Lazio, vicina alla nascente città di Roma, era al tempo la capitale dei Rutuli e venne rasa al suolo e totalmente bruciata da Enea. Dalle sue rovine risorse un grosso uccello che, scossa la cenere che gli ricopriva totalmente il piumaggio e dopo aver emesso un lungo canto, si scoprì essere di colore candido: una sicura relazione con la leggenda dell’Araba Fenice. La specie goliath deriva direttamente dalla Bibbia e riferita al personaggio di Golia di Gat, il campione dei Palestinesi che venne sconfitto dalla fionda di Davide nel mitico duello. Certo che la sua leggendaria altezza di sei cubiti ed un palmo (circa 2,86 m) è un po’ spropositata per l’airone gigante ma certamente indicativa delle misure particolarmente importanti di questo uccello.

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Ritto in piedi, coi suoi 150 cm, è alto quasi come un uomo © Giuseppe Mazza

Infatti in ciascuno dei nomi comuni europei è ricordato questo riferimento. Goliath Heron in inglese, Goliathreiher in tedesco, Garza Goliat in spagnolo, Héron goliath in francese e Garca Gigante in portoghese.

Un’ultima curiosità sull’origine del nome italiano di airone. Deriverebbe dalla versione dialettale aghirone a sua volta ricavata dall’antico latino “hairo”.

Zoogeografia

L’airone golia è specie africana ed occupa interamente e diffusamente tutta l’area a sud del Sahara, incluso il Madagascar. Con sparute popolazioni occupa anche alcune regioni dell’Asia tropicale, dalla penisola Arabica attraverso l’Iran fino all’India, dove sono presenti in numero esiguo.

Nel sudest asiatico la specie è sostituita da una congenere alquanto simile, battezzata Airone beccogrosso ( Ardea sumatrana ) appunto per un becco molto più robusto e pronunciato di quello del golia.

L’intero areale e gli habitat occupati dal golia sono condivisi con l’Airone rosso ( Ardea purpurea ) praticamente una specie simile ma di misure notevolmente più ridotte.

Hanno però entrambi le stesse abitudini e la medesima accentuata riservatezza, per cui vivendo praticamente isolati anche dai loro simili, difficilmente si riesce a fare confronti diretti fra loro sul campo.

L’airone golia è abitualmente stanziale e non migra se non per brevissimi tratti, muovendosi fra zone paludose vicine o per ricercarne altre, quando la preferita si prosciuga per lunghi periodi.

Ecologia-Habitat

Come tutti gli ardeidi anche il golia frequenta paludi e canneti, fiumi e laghi, lagune, battigie e foreste rivierasche di mangrovie e solo occasionalmente alte sterpaglie secche ma sempre molto vicine all’acqua. Evita in assoluto specchi d’acqua frequentati abitualmente dall’uomo, nel qual caso si rintana in angoli remoti della palude ben lontano da ogni presenza umana.

È un uccello con una attività prevalentemente notturna per cui durante il giorno rimane infrascato nei canneti o comunque poco visibile. D’altra parte il suo colore rossastro ed il lunghissimo collo tenuto abitualmente stirato verso l’alto, sono motivo di forte mimetizzazione quando immerso nel suo habitat principale. È un uccello solitario e generalmente taciturno quando posato ma quando in volo od al momento di involarsi ama emettere uno sgradevole e strozzato grido di allarme udibile a moltissima distanza. Il suo "haark haark" è un tipico suono ricorrente nei vasti canneti africani.

Tra gli ardeidi questa specie è da considerarsi fra le più legate all’acqua e tale è il suo attaccamento a questo ambiente che anche durante i brevi trasferimenti da un luogo all’altro, segue fedelmente i corsi d’acqua sorvolandoli nei minimi particolari e disegnando praticamente dall’alto le conformazioni o le anse del fiume che sta sorvolando. Non ha difficoltà a posarsi in acqua con notevole profondità, visti i lunghissimi trampoli di cui è dotato ma sceglie sempre acque ferme od a lentissimo scorrimento.

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Il becco, lungo ed appuntito, supera i 20 cm. Un’arma micidiale per trafiggere con precisione le prede, in genere grossi pesci che paralizza all’istante © G. Colombo

È un uccello di pianura ma nelle aree equatoriali quando disponibili, frequenta paludi in altitudine fino ai 2000 m.

Morfofisiologia

Le dimensioni dell’airone gigante sono notevoli. Misura 150 cm di lunghezza, un peso di circa 4 kg ed un’apertura alare di oltre 220 cm. Ritto in piedi è praticamente alto quasi quanto un uomo. La copertura alare e la coda sono di colore grigio ardesia che diventa sfumatamente color cannella rossastra, risalendo sul collo fino alla testa, dove il colore ambrato si accentua notevolmente. Sul capo porta un ciuffo di piume filiformi che pendono disordinatamente sulla nuca ma può anche erigere le piume anteriori della testa come un piccolo ciuffo, quando è contrariato. Il collo nella parte anteriore è bianco, segnato da macchie allungate color nero che formano striature verticali che scendono sul petto. Sempre dal petto pendono piume biancastre molto allungate e filiformi che formano un piccolo ed elegante bavaglio che sventola al minimo soffiare del vento.

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Estremamente legato ai corsi d’acqua lenta, vive in tutta l’Africa a sud del Sahara, incluso il Madagascar, con sparute popolazioni in alcune regioni dell’Asia tropicale, dalla penisola Arabica attraverso l’Iran fino all’India. Eccolo, come pietrificato nel movimento, osservare con incredibile pazienza la preda, pronto a sferrare il colpo © G. Mazza

Il ventre ed i calzoni sono di un bel rosso mattone vivace che si allarga e riveste totalmente la copertura sottoalare, particolare ben visibile quando in volo. Le lunghe zampe, di color grigiastro, sono nude, con piede assai largo e con dita lunghissime e fortemente unghiate. L’occhio ha iride giallo paglierino, ben delineato e assai grande, particolarmente adatto alla sua attività notturna ed è contornato da sfumature verdi violetto e da brevi linee nerastre. Il becco è eccezionalmente grande, lungo ed appuntito, di oltre 20 cm di lunghezza, un’arma micidiale che usa come una vera fiocina e con una maestria tipica degli aironi, infilzando le prede con assoluta precisione e paralizzandole all’istante.

La femmina è perfettamente simile al maschio anche se mostra una leggera e minore dimensione. La livrea degli immaturi è molto più rossastra di quella degli adulti e non evidenziano il grigio sulla copertura alare e le macchie nere sul collo.

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Quando felice apre il becco, come per salutare, vuol dire che sta per prendere il volo. La caccia è finita e scompare nel suo canneto fitto e impenetrabile © Giuseppe Mazza

Il volo è lento e maestoso, con una frequenza del battito d’ala alquanto ridotto per una specie così pesante, molto simile a quello del nostro airone bianco maggiore (Ardea alba) ma supportato da una portanza aerodinamica certamente inusuale vista l’enorme apertura alare di cui la natura lo ha dotato. Durante il volo tiene la zampe totalmente stese all’indietro, visibilmente oltre la lunghezza della coda ed il collo tipicamente raccolto ad esse, come è consuetudine per gli ardeidi.

Etologia e Biologia riproduttiva

L’airone golia nidifica sul terreno, isolatamente, in luoghi inaccessibili all’interno di canneti o boscaglie acquitrinose. È anche molto territoriale e difende accanitamente l’area occupata a volte anche dagli stessi simili che non vuole assolutamente nelle vicinanze in qualsiasi periodo dell’anno. Possono comunque formarsi piccole colonie sparse su territori limitati, nel caso di frequentazione di isolotti nel mezzo di uno specchio d’acqua o canneti fitti ed impenetrabili.

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Il volo è lento e maestoso, con 220 cm d’apertura alare ed una frequenza di battito alquanto ridotta per una specie che può raggiungere i 4 kg © Giuseppe Mazza

Come detto il nido è posto sul terreno ma sempre occultato dalla vegetazione circostante. L’airone gigante ha più timore di essere osservato che attaccato dai suoi predatori, quindi cerca di crearsi una barriera occlusiva attorno più che un riparo dall’alto. D’altra parte con la stazza che si ritrova può essere predato solo da grossissime aquile o rapaci notturni di grandi dimensioni, sempre che riescano a superare le difese del suo terribile becco capace di perforare mortalmente da parte a parte qualsiasi nemico, prima di un’eventuale sconfitta. La specie è invece maggiormente colpita da cleptoparassitismo, ossia la predazione fra gli animali facilitata dalla particolare pigrizia di questi uccelli che oltre a muoversi lentamente nel volo e nelle attività abituali, mostrano una reazione lenta ad ogni accadimento. Quindi il nido viene predato più durante le assenze dei genitori che non per aggressione diretta di un assalitore.

Viene costruita un’ampia piattaforma di steli e canne acquatiche secche, di foglie e rametti, di oltre un metro di diametro, appoggiata su tronchi, su sfasciame di fragmite ma anche sul suolo quando non allagato, all’interno della quale viene formata una coppa poco profonda dove vengono deposte 2-5 uova di colore azzurrino, covate per 4 settimane.

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Quando è contrariato, in genere per motivi territoriali, come con questi Scopus umbretta che gli rubano il tronco preferito, rizza minaccioso le penne del collo e del capo © Gianfranco Colombo

I piccoli lasciano il nido dopo 5 settimane ma rimangono spesso infrattati nei dintorni e solo dopo 70/80 giorni diventano totalmente indipendenti.

L’airone golia forma una coppia monogama, spesso unita per tutta la vita, per cui i partner restano sempre in stretto contatto durante tutto l’anno. La pazienza dell’airone mentre caccia è proverbiale. Lo si vede fermo impalato ed immobile, immerso a mezza gamba per ore nell’attesa che la preda passi ai suoi piedi per inforcarla inesorabilmente con il lungo becco. Non ama prede piccole od insoddisfacenti per la sua mole ma attende e caccia solo grossi bocconi. I pescetti piccoli passano incolumi ai suoi piedi senza problemi e non vengono neppure osservati ma non appena il pesce arriva alle misure desiderate scatta l’attacco. Le prede preferite sono pesci di 30-40 cm e di 1 kg di peso per cui un paio di bocconi al giorno sono più che sufficienti a dare sussistenza a questo volatile. Non disdegna comunque acchiappare ogni tanto ranocchie e serpenti d’acqua, grossi insetti e lucertole, gamberi e piccoli roditori ed anche nidiacei di altre specie.

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Eccolo protestare al massimo dell’eccitazione. Evitando con cura l’uomo, lontano dai centri abitati, non è una specie in pericolo e può raggiugere i 20 anni di età © Gianfranco Colombo

Sono state identificate e raggruppate fra loro tre specie di aironi giganti, considerate morfologicamente collegate e facenti parte del medesimo ceppo genetico che si è sviluppato nel mondo paleotropicale: l’airone golia, l’airone beccogrosso ( Ardea sumatrana ) e l’airone pancia bianca ( Ardea insignis ). Tre grandi uccelli, eleganti, slanciati, con una livrea regale ed austera e forniti di un fioretto naturale altrettanto affilato e raffinato da far invidia alla descrizione fatta da Dumas dei suoi tre moschettieri. Manca il quarto, D’Artagnan ma come si sa era un personaggio complementare, arrivato nel romanzo in un secondo tempo e come tale non è detto che nei futuri approfondimenti genetici su questi uccelli, non possa improvvisamente comparire sulla scena un nuovo attore protagonista.

Il golia ha una prospettiva di vita molto lunga potendo arrivare ai 20 anni di età. Per questa caratteristica, supportata dalla vastità del territorio occupato, la specie non viene considerata a rischio.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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