Aricia agestis

Famiglia : Lycaenidae

 

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Testo © Dr. Gianfranco Colombo

 

 

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Meno vistosa di altri Lycaenidae, l’Aricia agestis ha un’apertura alare di appena 28 mm © G. Mazza

L’ Aricia o Aricia dell’erba o dei prati ( Aricia agestis - Denis & Schiffermuller, 1775 ), appartiene all’ordine dei Lepidoptera ed alla famiglia dei Lycaenidae, un gruppo di farfalle presente in tutti i continenti, di dimensioni mediamente ridotte e con colori estremamente vivaci e brillanti.

Con circa 90 specie presenti in Europa e nell’area mediterranea, questa famiglia risulta essere tra le più numerose fra tutti i nostri lepidotteri. Abitualmente i rappresentanti europei di questa famiglia, in special modo i maschi, portano colori molto attraenti che vanno dall’arancione ramato al verde smeraldo, dal violetto cangiante al blu rilucente e solo in una decina di specie, un più ordinario colore marrone. La Aricia agestis appartiene a quest’ultimo gruppo ed infatti entrambi i sessi mostrano questo colore sulla faccia superiore delle ali.

E’ una farfalla alquanto piccola e rapidissima nel volo ma ben visibile e presente nei nostri prati fioriti; una specie di pianura, anche se si può riscontare fino a 900 m, ma al di sopra di questa altitudine e al limite settentrionale del suo areale, viene sostituita e si sovrappone alla Aricia artaxerses, una specie considerata a livello di ssp fino a qualche decennio fa dalla quale differisce unicamente per un piccolo segno bianco sulla faccia superiore dell’ala anteriore che nell’aricia è nera.

L’etimologia del genere Aricia deriva dal nome di Ariccia città del Lazio dove vi era un tempio dedicato a Diana. “Agestis” ha una derivazione oscura e senza significato. Molti parlano di un errore tipografico per “agrestis” = rustico, agreste, del sostantivo “ager” = prato, alludendo in latino all’habitat preferito da questa farfalla. Se si considera che quasi tutti i nomi presi in prestito da Denis & Schiffermuller, risultano correlati alla mitologia classica, questo caso sembra sia una eccezione. Forse si potrebbe anche pensare ad una mala interpretazione di Argestes il dio del vento di nordovest. I nomi volgari europei sono: Brown Argus – in Inglese, Kleine Sonnenröschen- in Tedesco, Bläulingbruin blauwtje – in Olandese, Collier de corail o Argus brun o Azuré brun – in Francese

Zoogeografia

L’aricia è ben presente sul continente Europeo fatta eccezione per larga parte della penisola Scandinava, Irlanda e parzialmente in Scozia. Nel continente asiatico si ritrova lungo una fascia temperata che partendo dall’Anatolia lambisce l’intera catena Himalayana ed il Tien shan cinese giungendo fino in Siberia.

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Si fa comunque notare nelle ore più calde del giorno, con rapidi guizzi da fiore in fiore © Colombo

Sono state classificate diverse sottospecie secondo le regioni abitate: la Aricia agestis agestis, tipica dell’Europa continentale, la Aricia agestis calida che abita l’area Mediterranea incluso il nord Africa, la Aricia agestis cramera della penisola Iberica, la Aricia agestis azerbaidzhana, tipica dell’area Caucasica e Caspica, la Aricia agestis nazira la ssp. più orientale che occupa l’area Himalayana fino alla Cina.

In Europa è largamente diffusa. Frequenta aree ben soleggiate ed è facile avvistarla nelle ore calde della giornata quando vola velocemente con rapidi guizzi, da fiore in fiore. Preferisce praterie aperte ed erbose ma anche boschi aperti.

Ama molto succhiare il nettare della maggiorana e del timo dove spesso trascorre lunghissimi periodi dedicandosi unicamente a questa attività. E’ infatti una specie molto affezionata al luogo frequentato e spesso i suoi spostamenti si riducono a pochi metri nel corso dell’intera giornata.

E’ una specie molto sociale, come molti Licenidi e si riunisce spesso su steli rinsecchiti per passare la notte in folti gruppi. Spesso la medesima area è condivisa dalla Polyammatus icarus.

Morfofisiologia

L’aricia è una piccola farfalla che non mostra le caratteristiche tipiche dei Licenidi. Come già detto non ha colori smaglianti sulle facce superiori delle ali ma sebbene il colore dominante sia marrone scuro, vi è una serie di lunule arancioni che dall’apice dell’ala anteriore giunge a coprire l’intera ala posteriore occupando entrambe le aree submarginali. E’ inoltre presente nel centro dell’area discale dell’ala anteriore, una piccola macchia nera di forma allungata che la distingue dalla Aricia artaxerses.

La brillantezza di queste lunule esalta fortemente sul colore di base poco attraente dandole quel tocco particolare che la rende, insieme alla sua rapidità, una farfalla alquanto piacevole. Non vi è dimorfismo tra i sessi se non una quasi inavvertita maggior dimensione della femmina. Già la faccia delle ali superiori sarebbe sufficiente per determinarne la specie oltretutto in considerazione del fatto che i disegni riportati sul verso delle ali potrebbero essere facilmente confusi con alcuni altri Licenidi che convivono nelle medesime aree. Tuttavia sul verso delle ali si ripropongono le stesse lunette arancioni presenti sulla faccia superiore, rendendola unica nel suo genere. Il resto dell’ala è segnato da diversi puntini neri contornati da un alone bianco. Al centro dell’ala posteriore nell’area postdiscale, è presente una macchia bianca ben visibile in special modo nella femmina.

Biologia riproduttiva

L’aricia è una farfalla alquanto prolifica e può dar vita, nelle aree più calde, a tre generazioni annuali. E’ anche precoce in quanto la prima generazione si invola da aprile continuando poi fino ad autunno inoltrato.

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Un accoppiamento. Le larve possono vivere in simbiosi con formiche del genere Lasius e Myrmica © G. Mazza

Le uova vengono deposte singolarmente sulla pagina inferiore delle foglie delle piante ospiti ed hanno una incubazione di pochi giorni. Il bruco è alquanto tozzo e corto, di colore verdastro con alcuni segni violacei e linee oblique di colore verde più intenso. E’ molto mimetico e rimane abitualmente nascosto sul verso della foglia nutrendosi dello strato superficiale senza minimamente emergere sulla faccia superiore della stessa, lasciando pochi indizi della sua presenza. Trascorre l’inverno allo stato larvale quando il bruco è ai primi stadi di crescita.

Le piante ospiti appartengono a specie dei generi Helianthemum, Erodium e Geranium.

Come avviene per molti licenidi, a crescita avvenuta la larva viene spesso presa in custodia dalle formiche dei generi Lasius e Myrmica che la portano nei loro nidi dove viene ospitata fino al giorno dell’involo. Come è noto, la larva raggiunta la maturazione, secerne dalla pelle un essudato molto appetito dalle formiche che ne approfittano portandola al sicuro nel loro nido dove viene doverosamente accudita e curata.

Questa simbiosi dà alla farfalla una forte protezione contro altri predatori terrestri e volanti ed alle formiche garantisce per diverso tempo una notevole e ricca fonte di cibo. Quando non intercettata dalle formiche, il bruco forma una crisalide sul terreno ai piedi delle piante ospiti e rimarrà in questo stadio per un periodo di circa 10 giorni.

Sinonimi

Le continue riclassificazioni ed ammodernamenti nel binomio scientifico di questa farfalla hanno portato spesso a nuove classificazioni di specie prima considerate ssp e viceversa. Di conseguenza anche i sinonimi stanno subendo il medesimo trattamento. Eccone alcuni: Polyommatus agestis – Denis & Schiffermuller, 1775; Aricia asiatica - Obraztsov, 1900; Aricia anatolica - Watson, 1910; Eumedonia afghana - Brulle, 1950.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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