Aristolochia sempervirens

Famiglia : Aristolochiaceae

Testo © Pietro Puccio

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L’ Aristolochia sempervirens è spontanea o naturalizzata nell’area mediterranea © Giuseppe Mazza

L’ Aristolochia sempervirens L. (1753) è originaria del nord Africa (Algeria), Asia occidentale (Cipro, Israele, Libano, Siria e Turchia) ed Europa sud-orientale (Grecia ed Italia) dove cresce nei boschi, macchie e aree rocciose.

Il nome generico deriva dalla combinazione dei termini greci “aristos” = il migliore, ottimo e “locheia” = parto, con riferimento alla credenza che la pianta favorisse il parto; il nome specifico è il termine latino “sempervirens” = sempreverde, con ovvio significato.

Nomi comuni: “evergreen birthwort”, “evergreen dutchman’s pipe” (inglese); “aristoloche élevée” (francese); “aristolochia sempreverde”, “erba astrologa”, “pistolochia” (italiano); “aristoloquia trepadora”, “candilitos” (spagnolo); “immergrüne osterluzei”, “immergrüne pfeifenblume” (tedesco).

Specie sempreverde strisciante o rampicante con fusti semilegnosi lunghi fino a circa 6 m e foglie cordato-oblunghe dal margine intero, ondulato o serrato, ed apice appuntito, lunghe 3-8 cm e larghe 3-5 cm, di colore verde intenso lucido.

I fiori, su peduncoli pendenti, sono ascellari, solitari, privi di petali, con calice costituito da un tubo ricurvo ad U, lungo 3-5 cm, di colore porpora con lembo ovale porpora scuro. La fauce, gialla striata di porpora scuro, è tappezzata di peli che favoriscono l’ingresso dell’insetto impollinatore, ma ne impediscono la fuoriuscita fino a fecondazione avvenuta.

I frutti sono capsule oblunghe nerastre, lunghe circa 8 cm e larghe 2 cm, deiscenti (frutti che si aprono spontaneamente a maturità lungo le linee di minore resistenza liberando i semi) contenenti numerosi semi piatti, sottili e cartacei di circa 7 mm di lunghezza e 5 mm di larghezza.

Si propaga facilmente per seme e per talea.

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Sempreverde strisciante o rampicante con fusti lunghi anche 6 m, l’Aristolochia sempervirens ha piccoli fiori formati da un tubo piegato ad U, lungo 3-5 cm, con numerosi peli ricurvi che favoriscono l’ingresso degli insetti pronubi ma poi ne bloccano l’uscita. Li imprigionano, come è d’uso fra le Aristolochia, fino a fecondazione avvenuta © Giuseppe Mazza

Coltivata prevalentemente in collezioni botaniche e come curiosità, richiede una esposizione in pieno sole o in ombra parziale in suoli rocciosi e drenanti; è in grado di resistere a temperature dell’ordine di -9 °C e grazie alla sua rusticità e facilità con cui si propaga per seme si è naturalizzata in altri paesi dell’Europa meridionale, sfuggita ad Orti Botanici e giardini privati.

Nella medicina popolare il decotto delle foglie veniva usato come antidoto contro il morso dei serpenti mentre le foglie sminuzzate erano utilizzate direttamente sulla ferita.

Sinonimi: Aristolochia altissima Desf. (1799).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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