Arnica montana

Famiglia : Compositae

 

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Testo © Eugenio Zanotti

 

 

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L’Arnica montana cresce nell’Eurasia, su suolo acido, fra i 500- 2200 m di quota © Mazza

Il genere Arnica comprende una trentina di specie erbacee, perenni, a distribuzione Circumboreale e montane (subalpine), soprattutto delle regioni temperate del Nordamerica occidentale.

Due specie sono native dell’Eurasia ( Arnica montana ed Arnica angustifolia ).

Il nome del genere "àrnica" si vuole derivato da una corruzione di “ptàrmica”, derivato dal greco “ptarmikos”, che significa starnutire, poiché la pianta secca polverizzata induce lo starnuto ed era impiegata per tale ragione dai contadini delle regioni montane del nord Europa e della Francia (qui un tempo conosciuta come “tabac des Vosges” e fumata come il tabacco). Per altri il nome viene associato alle parole greche “arna”, agnello e “arnakis ”, pelle di agnello, per le morbide foglie pelose percorse da delicate nervature, che le rendono simili ad essa.

Il nome della specie, dal latino "montanus" = montano, di montagna, ci ricorda che è un’orofita.

L’ Arnica montana L. (1753) è una pianta erbacea perenne con rizoma obliquo, troncato, bruno-rossiccio, con odore sgradevole; fusto eretto (10) 20-50 (60) cm, rigido, semplice o non, una-due coppie di rami opposti, villoso-ghiandoloso per peli semplici patenti, allungati, e peli ghiandolari brevi.

Foglie sessili o brevemente picciolate, 3-5 (7) -nervie, pubescenti superiormente e quasi glabre di sotto, intere o denticolate, quelle radicali disposte a croce, in rosetta, spatolate (2-4 x 10-15 cm); foglie cauline opposte, più piccole, lanceolate o bratteiformi.

Capolino fiorale grande (diam 6-8 cm), unico, oppure uno per ciascun ramo, ad involucro villoso-ghiandoloso, diam 1-1,5 x 1,5-2 cm con una serie di squame lineari-lanceolate e squamule esterne minori. Fiori giallo carico o giallo-aranciato, gli esterni con ligula di 0,5 x 4 cm, tridentata; gli interni tubulosi (1,5 cm).

Fiorisce da giugno ad agosto. Achéni cilindrici bruno-nerastri (6 mm), rugosi, pubescenti, forniti di pappo di setole uniseriate, grigio-giallastre (6 mm). Cresce nei pascoli, nei prati aridi, brughiere a rododendri, su suolo acido da 500 a 2200 (2650) m (in alcune località è segnalata anche al piano).

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Fiorisce da giugno ad agosto nei pascoli, prati aridi e brughiere © Giuseppe Mazza

Il suo areale è orofita centro-europeo (Alpi, Giura, Carpazi e alcune catene montuose più meridionali). Nel sud-ovest della Francia e nel Portogallo meridionale è segnalata la subsp. atlantica A.Bolòs (1948). Nel Nord Europa artico oltre alla specie nominale è diffusa anche la specie angustifolia, calcicola.

L’arnica è una specie protetta in molti stati e quindi, per l’approvvigionamento è ampiamente coltivata in tutto il mondo; la sua moltiplicazione avviene per seme o per divisione di cespi; è una delle pochissime composite officinali a foglie opposte invece che alterne.

Il rizoma, raccolto in settembre, ma molto più utilizzati sono i capolini raccolti preferibilmente all’inizio della fioritura; questi contengono arnicina (con azione simile a quella della canfora), arnisterina, citisina, elenalina, diidroelenalina, una sostanza amara, un olio essenziale contenente timolo, esteri del timolo ed acidi grassi liberi (acetico, isobutirrico, isovalerianico, laurinico, palmitico, metacrilico e tiglico), eteri glicerici dell’acido laurinico e palmitico, n-alcani, lattoni sesquiterpenici pseudoguaianolididi, idrossicumarine, acido caffeico e derivati, carotenoidi, flavonoidi (isoquercitina, astragalina, luteolina-7-glucoside), umbelliferone, scopoletina, polisaccaridi, la sostanza colorante arnizerina, tannini, resine e sali minerali.

I capolini secchi (Flos arnicae) hanno un odore aromatico caratteristico, speziato, e sapore amaro ed acre. Il rizoma, ben pulito dalla terra e dalle radici e lavato, ed i fiori si distendono a seccare all’ombra in luoghi ventilati, dopodiché si conservano in vasi di latta, di vetro o di ceramica in luoghi asciutti al riparo dalla luce. Prima di raccogliere i fiori è bene controllare che essi non siano infestati dalle larve nere della “mosca dell’arnica” ( Trypeta arnicivora ), parassita che rende inservibile il prodotto.

L’arnica ha proprietà antiasmatiche, antinevralgiche, antispasmodiche, astringenti, broncosedative, eccitanti del sistema nervoso e cardiovascolari-neurotoniche. L’uso famigliare è solo quello esterno, a causa della tossicità in caso di errato dosaggio; l’uso interno, riservato ai medici. Attualmente i preparati a base di arnica sono per lo più impiegati esternamente come antiecchimotici, revulsivi ed astringenti. E’ allo studio anche per l’azione positiva sulle coronaropatie, antibatterica, fungicida ed antitumorale.

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Il capolino, dal caratteristico look spettinato, raggiunge gli 8 cm. Fiori e le radici hanno virtù medicinali © G. Mazza

Preparazioni per uso esterno:

Olio di Arnica

Una parte di capolini essiccati con 5 parti di olio di oliva. Si impiega, solo per pochi giorni e su pelle non lesa, per risolvere ematomi, distorsioni, dolori muscolari e articolari, foruncolosi, edemi sottocutanei, flebiti e tromboflebiti, flogosi delle mucose orali, ecc., iniziando con piccole dosi perché, specie sulla pelle delicata delle donne e dei bambini e in alcuni soggetti sensibili può causare dermatiti.

Infuso per impacchi

2 grammi di fiori in 100 ml di acqua a bagno maria per 20 minuti.

Sinonimi: Arnica montana L. var. alpina (L.) 1753; Doronicum montanum (L.) Lam. (1786); Arnica montana L. var. fulgens (Pursh) Nutt. (1818); Arnica montana L. var. angustifolia (Vahl) Hook (1834); Arnica montana L. var. alternifolia Cariot & St-Lager (1889); Arnica montana L. subsp. atlantica A.Bolòs (1948); Arnica montana var. atlantica (A.Bolòs) B.Bock (2012).

 

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