Arrojadoa rhodantha

Famiglia : Cactaceae

Testo © Pietro Puccio

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L’Arrojadoa rhodantha ha fusti lunghi anche 2 m con un diametro di 4 cm. Fiori e frutti sgargianti ma teme il freddo e l’umidità alle radici. Ha bisogno di mezza ombra e un perfetto drenaggio con sabbia e pietrisco © Giuseppe Mazza

L’ Arrojadoa rhodantha (Gürke) Britton & Rose (1920) è originaria delle zone a clima tropicale semiarido (caatinga) del Brasile orientale (stati di Bahia, Minas Gerais e Piauhy).

Il genere è dedicato all’ingegnere brasiliano Miguel Arrojado Lisboa (1872-1932) per le sue esplorazioni botaniche delle regioni semiaride del Brasile agli inizi del ventesimo secolo; il nome specifico è la combinazione dei termini greci “rhodon” = rosa e “anthos” = fiore, con ovvio riferimento.

Specie con fusti cilindrici ramificati prevalentemente alla base, inizialmente eretti, poi prostrati, fino a 2 m di lunghezza e diametro di 2-4 cm, con epidermide di colore verde scuro. I fusti presentano costole poco prominenti, in numero variabile da 10 a 20, con piccole areole distanti tra loro non più di 1 cm provviste di spine inizialmente di colore dal giallo al bruno, tendenti al bianco con l’età. Le spine centrali, in numero di 5-6, sono rigide e lunghe fino a 3 cm, mentre le radiali, fino a 20, sono lunghe poco più di un cm.

Ogni segmento alla fine della crescita produce in cima uno pseudocefalio con areole provviste di lanugine bruna e setole bruno rossastre; da queste areole apicali si sviluppano in gruppi i fiori diurni, tubolari, lunghi fino a 4 cm e larghi 1,2 cm, cerosi e di colore dal rosa al rosso porpora, con la parte inferiore del tubo priva di scaglie. Alla fine della fioritura la crescita può riprendere fino alla creazione di un nuovo pseudocefalio, pertanto nella stessa stagione vegetativa possono aversi diverse fioriture con le tracce circolari degli pseudocefali che segnalano inizio e fine di ogni segmento. I frutti sono oblunghi, di circa 2 cm di lunghezza, di colore rosso, terminanti col residuo secco del fiore, e contengono numerosi piccoli semi neri. Si riproduce per seme e per talea.

Specie molto caratteristica e di facile coltivazione se si tengono presenti le esigenze della pianta che discendono dal suo habitat naturale. Preferisce una posizione leggermente ombreggiata e terricci particolarmente drenanti e porosi, essendo molto suscettibile al marciume radicale, che possono essere costituiti da comune terra da giardino concimata e per la restante parte, in ugual misura, da sabbia di fiume e pietrisco frantumato privo di polvere.

E’ poco resistente alle basse temperature, potendo sopportare, asciutta e per breve periodo, temperature fino a circa –1 °C; la sua collocazione ideale all’aperto, dove il clima lo consente, è in giardini “desertici” insieme ad altre xerofite, altrove va coltivata in vaso, preferibilmente piccolo e di terracotta, con le stesse modalità prima indicate. In estate, durante il periodo vegetativo, va annaffiata con regolarità, ma lasciando asciugare completamente il terriccio prima di ridare acqua, in inverno va tenuta asciutta e a temperature che è bene non scendano sotto +10 °C. Per evitare il rischio di marciumi spesso è innestata su specie più resistenti, in particolare Echinopsis spachiana o Opuntia tomentosa.

La specie è iscritta nell’appendice II della Cites (specie per la quale il commercio è regolamentato a livello internazionale).

Sinonimi: Cereus rhodanthus Gürke (1908); Cephalocereus rhodanthus (Gürke) Werderm. (1932); Arrojadoa aureispina Buining & Brederoo (1972); Arrojadoa canudosensis Buining & Brederoo (1972); Arrojadoa theunisseniana Buining & Brederoo (1973); Arrojadoa horstiana P.Braun & G.Heimen (1981).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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