Artocarpus altilis

Famiglia : Moraceae

Testo © Pietro Puccio

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Nei climi tropicali umidi l’Artocarpus altilis raggiunge i 25 m con fusti di 30-120 cm © Giuseppe Mazza

La specie è originaria dell’Indonesia, Isole Salomone, Micronesia, Papua Nuova Guinea e Vanuatu, dove cresce nelle foreste umide dalla costa alle pendici delle montagne.

Il nome del genere è la combinazione dei termini greci “artos” = pane e “karpos” = frutto, con riferimento al sapore dei frutti dopo cottura; il nome specifico è il termine latino “altilis” = grosso, con riferimento alle dimensioni del frutto.

Nomi comuni: breadfruit, breadnut tree (inglese); albero del pane, artocarpo (italiano); arbre à pain, châtaignier de Malabar (francese); kulor, kulur, suku, timbul (indonesiano); fruta-pão, pão de massa (portoghese); árbol del pan, castaña de Malabar, fruta de pan, marure, mazapán, pana de pepitas, panapén, pan de año, pan de ñame, pan de pobre, pan de todo el año (spagnolo); echter brotfruchtbaum, brotfruchtbaum (tedesco).

L’ Artocarpus altilis (Parkinson ex F.A.Zorn) Fosberg (1941) è un albero di rapida crescita molto ramificato, sempreverde, semideciduo in caso di siccità o nel periodo secco del clima monsonico, alto fino a circa 25 m con un diametro del tronco di 0,3-1,2 m; tutte le parti della pianta contengono un lattice bianco gommoso.

Le foglie, su un corto picciolo giallognolo, sono ovate con margine più o meno inciso in 5-11 lobi appuntiti, di colore verde scuro lucido superiormente, verde chiaro e pubescenti inferiormente, lunghe 20-70 cm e larghe 20-50 cm.

Le nuove foglie sono racchiuse da stipole (appendici alla base della foglia che hanno lo scopo principale di proteggerla durante la fase iniziale di crescita) caduche, lanceolate, lunghe 10-25 cm.

Le infiorescenze sono ascellari, unisessuali, presenti sulla stessa pianta (specie monoica), portanti una moltitudine di minuscoli fiori, quelle maschili compaiono prima di quelle femminili, questo favorisce la fecondazione incrociata; la fioritura e fruttificazione è pressoché continua ai tropici.

Le infiorescenze maschili sono racemi penduli di forma pressoché cilindrica, di 12-30 cm di lunghezza e 2,5 cm di diametro, con fiori di colore giallastro lunghi 1,5 mm, calice a due lobi ed uno stame.

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L’albero del pane ha grandi foglie lobate ed è sempre carico di frutti © Giuseppe Mazza

Le infiorescenze femminili sono racemi globosi o ellissoidi di colore verde chiaro, di circa 6 cm di lunghezza e 4 cm di diametro, con fiori, 1500-2000 in ogni infiorescenza, tubolari, lunghi circa 1 cm con un diametro di 1,5 mm, nelle varietà prive di semi i fiori femminili sono sterili; esistono infatti due tipologie di varietà, quelle con frutti contenenti semi e poca polpa e quelli con frutti apireni (senza semi), che sono le varietà più coltivate.

Il frutto, su un peduncolo lungo 2-12 cm, è un sincarpo (insieme di più frutti concresciuti e saldati tra loro) di forma variabile, globosa, oblunga, cilindrica o piriforme, con ”buccia” sottile di colore inizialmente verde, poi giallo verdastro o giallo bruno a maturità, di 10-45 cm di lunghezza, 5-30 cm di diametro e 0,2-4 kg di peso.

Nei frutti con semi la superficie è coperta da tubercoli conici simili a spine, in quelli apireni è pressoché liscia con le tracce mediamente esagonali dei singoli frutti.

Nel frutto immaturo l’interno è bianco, ricco di amido, consistente, nei frutti maturi è morbido, fragrante, di colore giallo crema. I semi sono ovoidi, lunghi circa 2 cm, di colore bruno.

Si riproduce per seme (ovviamente le varietà del primo gruppo) che deve essere messo a dimora entro breve tempo, avendo una durata di germinabilità di qualche settimana, con germinazione dopo circa due settimane e inizio della fruttificazione a 8-10 anni di età.

Per le varietà senza semi si utilizzano solitamente i polloni radicali, da mantenere costantemente umidi e all’ombra fino a completo radicamento, con inizio della fruttificazione dopo circa 5 anni.

Meno frequentemente si utilizzano la margotta e le talee radicali, utilizzando porzioni lunghe 15-30 cm poste orizzontalmente sotto la superficie del substrato, prevalentemente sabbioso e mantenuto costantemente umido, o inclinate con la parte terminale emergente.

L’ Artocarpus altilis richiede un clima strettamente tropicale con elevata umidità, oltre il 70%, e piovosità, oltre 2000 mm, regolarmente distribuita nell’arco dell’anno, esposizione in pieno sole e suoli profondi, fertili e ben drenati; temperature inferiori a +5 °C possono essere letali.

Il frutto è una delle principali fonti di carboidrati dei tropici, oltre che una buona fonte di proteine, fibre, calcio e vitamine A e B, ed ha avuto un ruolo fondamentale per la sopravvivenza di molte popolazioni delle isole del Pacifico.

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Ricchi d’amido, calcio e vitamine A e B, sono sempre stati importanti per l’alimentazione umana © Giuseppe Mazza

I frutti maturi vengono consumati crudi, anche se molte varietà hanno effetti lassativi, o cotti al forno, canditi o essiccati e preparati in svariati modi secondo le cucine locali, quelli immaturi, ricchi di amido, sono consumati cotti, bolliti o arrostiti e variamente conditi, allo stesso modo delle patate. I semi bolliti o tostati hanno un sapore simile a quello delle castagne.

Le foglie sono utilizzate localmente come foraggio ed il legno, di discreta qualità, leggero ma molto resistente ed elastico, è impiegato nelle costruzioni e nella fabbricazione di imbarcazioni, mobili, imballaggi e oggetti di uso comune.

Il lattice, mescolato con olio di cocco, si utilizza per impermeabilizzare gli scafi di piccole imbarcazioni.

Tutte le parti della pianta sono utilizzate nella medicina tradizionale per varie patologie.

E’ infine anche un albero di grande valore ornamentale e paesaggistico, per le grandi e lucide foglie ed i frutti, non a torto considerato tra i più rappre- sentativi della flora tropicale.

Sinonimi: Sitodium altile Parkinson ex F.A.Zorn (1773); Artocarpus communis J.R.Forst. & G.Forst. (1775); Artocarpus incisus (Thunb.) L.f. (1782); Artocarpus incisifolius Stokes (1812); Artocarpus rima Blanco (1837); Artocarpus laevis Hassk. (1842).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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