Asio otus

Famiglia : Strigidae

 

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Testo © Dr. Gianfranco Colombo

   

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Per niente in pericolo, l’Asio otus è molto diffuso in Europa, Asia e Nordamerica © G. Colombo

Il gufo comune ( Asio otus - Linnaeus, 1758 ) appartiene all’ordine degli Strigiformes ed alla famiglia degli Strigidae ed insieme alla civetta (Athene noctua) è uno degli uccelli notturni più familiari nel mondo europeo.

E’ un animale prettamente notturno e viene avvistato solo quando durante i suoi pattugliamenti nel buio totale, lo illuminiamo con i fari delle nostre vetture mentre ci attraversa improvvisamente la strada con il suo volo elegante e felpato.

Il suo volo è assolutamente silenzioso in quanto le remiganti sono dotate di piccole barbe e sfrangiature sulla parte esterna delle penne che attenuano il rumore del battito delle ali permettendogli di arrivare sulla preda assolutamente inavvertito.

Forse lo conosciamo meglio per il suo canto lugubre che persistentemente emette nelle notti di primavera o forse quando d’inverno ce lo troviamo inaspettatamente appollaiato sul pino che abbiamo in giardino che ci guarda torcendo la testa e seguendoci nei nostri movimenti senza il minimo timore.

Questa ultima abitudine, abbastanza frequente, a volte vede un notevole numero di esemplari riunirsi sullo stesso albero per trascorrere il giorno e l’intero inverno. Durante questa stagione non temono la vicinanza dell’uomo e spesso trovano rifugio su alberi, solitamente conifere, a ridosso delle nostre abitazione. Un’abitudine probabilmente dettata dalla maggior sicurezza contro eventuali aggressori ma anche per la temperatura che risulta sensibilmente più alta nei centri abitati.

Certi alberi sono frequentati incessantemente per anni come se l’informazione venisse trasmessa dai genitori in figli.

E’ comunque un uccello che solitamente abita boschi densi ed aree ben alberate dove trascorre gran parte della sua vita e solo in questi particolari casi, si avvicina notevolmente agli agglomerati umani.

Il gufo è entrato da secoli nelle nostre consuetudini e nei nostri modi di dire, per la saggezza a cui è sempre stato additato e per il suo sguardo profondo e attento. Anche la letteratura lo colloca a questo livello e proverbi, storielle e leggende allungano poi il suo curriculum. Il cinema ne ha fatto il suo beniamino in diversi film animati di Walt Disney anche se a volte è stato travisato come uccello lugubre che accompagnava le streghe ma subito riscattato alla prima evenienza. In effetti ti fissa con quei grossi occhi perfettamente tondi, scrutandoti a fondo come se volesse carpirti qualche segreto o come se desiderasse rassicurarti della sua inoffensività, rizzando i due ciuffi auricolari e allungando il corpo fino a sembrare lungo quanto il ramo su cui è appollaiato ma è solo per mimetizzarsi e cercare di passare inosservato. Peraltro è un uccello molto utile all’uomo perché è un grande cacciatore di piccoli roditori tanto dannosi per l’agricoltura.

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Caccia di notte. Con un volo silenzioso piomba su topi, talpe e uccellini addormentati, che non hanno scampo © Gianfranco Colombo

Il suo nome scientifico ha origini greche Asio dall’omonimo termine che identifica un piccolo gufo e otus da “otos” = orecchie, per i lunghi ciuffi auricolari. Interessanti poi i nomi volgari quasi tutti riferiti alle sue dimensioni sempre raffrontate con il cugino più grande, il Gufo reale (Bubo bubo). E’ detto Hibou moyen-duc in francese, Búho chico in spagnolo, Coruja-pequena o Bufo Mocho pequeno in portoghese e Waldohreule in tedesco.

Zoogeografia

Il gufo comune è molto diffuso in Europa, in Asia ed in Nordamerica. E’ specie del clima temperato dell’emisfero boreale e raramente scende a latitudini tropicali. Vi sono alcune colonie in Marocco, alle Canarie ed alle Azzorre ma il suo territorio non ha subito modifiche da secoli. Ha come limite nord la tundra ma si limita anche più a sud quando mancano gli ambienti boscosi, suo habitat indispensabile. E’ un uccello largamente stanziale anche se la popolazione delle zone più a nord migrano di qualche centinaio di km a sud per trascorrere la brutta stagione ma ciò è dovuto alla momentanea sparizione di prede nelle zone colpite da freddo intenso. Anche nell’area mediterranea si notano questi spostamenti anche a brevissimo raggio dettati piuttosto dalla discesa da altitudine più elevate verso aree più basse e dall’innevamento invernale. Data la vastissima area di diffusione sono state identificate 4 sottospecie ben limitate nei loro territori :

-  Asio otus otus tipico dell’Europa, del Marocco, Medio Oriente e Asia fino alle coste del Pacifico.

-  Asio otus canariensis proprio delle isole Canarie.

-  Asio otus tuftsi presente nell’area occidentale del nord America.

-  Asio otus wilsonianus della parte centro-orientale del continente nord americano.

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Lungo 35 cm, con circa 1 m d’apertura alare supera raramente i 250 g © Gianfranco Colombo

Ecologia-Habitat

Il gufo comune è un uccello che durante la nidificazione vive principalmente in aree boscose, in foreste di conifere, in parchi con grandi alberi ricoperti da edere abbarbicate ma non disdegna di scegliere luoghi vicini a centri abitati non appena la stagione della riproduzione cessa. Non ama superare i 2500 m di altitudine. Durante la caccia ed in qualsiasi periodo dell’anno si avvicina comunque ai luoghi abitati in quanto le sue abituali prede dipendono spesso dalla presenza dell’essere umano.

Si nutre principalmente di topi e di talpe ma non disdegna insetti, anfibi ed altri piccoli mammiferi. E’ anche abile nella cattura di uccellini che sorprende addormentati fra i rami durante la notte.

Emette regolarmente borre tondeggianti e ben consistenti che rivelano spesso l’unico indizio della sua presenza. Ha un udito sviluppatissimo dato dalla amplificazione fornita dallo specchio facciale che forma un ovale concavo che concentra i suoni percepiti ma anche dai pertugi auricolari che sono leggermente disallineati fra loro tanto da permettere la rilevazione della provenienza del suono con una precisione micidiale. I ciuffi auricolari non hanno alcuna funzione ricettiva del suono.

Gli strigidi non riescono a muovere gli occhi nella loro orbita ma la natura li aiuta dando loro la possibilità di girare la testa di circa 270° con una visuale pressoché completa di quanto gli sta intorno.

Morfofisiologia

Il gufo comune ha un apertura alare di circa 100 cm, una lunghezza di 35 cm ed un peso di 250 g.

Il peso varia notevolmente durante l’avvicendarsi delle stagioni, giusta la disponibilità di cibo, per cui in periodi invernali si trovano spesso esemplari di estrema magrezza ma sembra che questa caratteristica sia una abituale prerogativa dei rapaci notturni e sia sopportata senza particolari problemi se non estesa per lunghissimi periodi. La femmina è leggermente più pesante.

Il piumaggio è alquanto mimetizzato e vede la presenza su tutto il corpo di macchie grigie, marroni e ocra, sparse regolarmente sull’intera livrea. Appoggiato ad un tronco di un albero oppure immerso nel folto di un rampicante sempreverde o disseccato, quest’uccello diventa assolutamente invisibile.

Questa invisibilità diventa invece impossibile durante la stagione invernale quando sceglie casualmente per dormitorio alberi completamente spogli sui quali passare la giornata. Ciò non di meno il gufo considera questa mimetizzazione valida ed in forza di questa pretesa ecco che di nuovo stiracchia il corpo, raddrizza i ciuffi, si addossa al tronco e pensa di passare ancora inosservato.

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Il disegno della sua livrea è estremamente mimetico nel chiaro-scuro degli alberi. D’inverno, quando sono spogli, non potendo cambiar colore si allunga al massimo per sembrare un tronchetto © Gianfranco Colombo

Il sottala risulta molto più chiaro ed include le remiganti primarie, al contrario del suo congenere gufo di palude ( Asio flammeus ) che ha quest’ultime totalmente di colore nero. In effetti il nostro gufo si potrebbe facilmente confondere solo con questo suo consimile se non in questo particolare, nella mancanza di ciuffi auricolari evidenti, nel diverso colore degli occhi e per il fatto che il gufo di palude è principalmente terricolo scegliendo sia per lo stazionamento notturno che per la nidificazione una posizione a terra al contrario del comune che è prettamente arboricolo.

Il gufo comune ha occhi sfavillanti di un bellissimo colore aranciato, gialli nel gufo di palude, che spalanca fuor di misura quando si sente osservato e sicuramente questa sua particolarità lo ha titolato come uccello saggio ed attento. La femmina mostra colori e sfumature più accentuate mentre i giovani, molto simili agli adulti, hanno una colorazione leggermente più attenuata.

Biologia riproduttiva

Il gufo comune in certi periodi è molto prolifico visto che riesce a nidificare anche due volte nello stesso anno in funzione della forte disponibilità di prede. Inoltre depone un discreto numero di uova per covata fino a 7, riuscendo quindi nelle buone annate a dare vita ad una stirpe di almeno una dozzina di piccoli. Le uova sono bianchissime e come di consueto per gli strigidi particolarmente tondeggianti.

Il gufo non prepara nidi ma usurpa abitualmente quelli dei corvidi ed a volte quelli degli scoiattoli accontentandosi generalmente del materiale trovato in sito ed apportando solo piccoli soffici arbusti, senza modificarne sostanzialmente la struttura. A volte non trovandone di disponibili, si accontenta di deporre le uova a terra sotto un basso cespuglio o tra le radici di un albero, mantenendo però incessantemente la posizione senza mai abbandonare il nido evitando quindi la predazione da parti di piccoli predatori terrestri. Il maschio provvede al sostentamento della femmina per tutto il periodo della cova ed anche nei primi giorni di vita dei piccoli nati.

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Immobile e taciturno quando serve, può emettere in caso di pericolo squittii d’allarme. Specie in primavera, ama spesso ripetere centinaia di volte il suo lugubre huu - huu © Gianfranco Colombo

La femmina è molto schiva ed assidua durante la cova per cui spesso ci si può avvicinare senza timori particolari. Sebbene stia accucciata sul fondo del nido appiattendosi fino a sparire, si può facilmente avvertire la sua presenza osservando i due lunghi ciuffi auricolari che immediatamente raddrizza all’arrivo di eventuali intrusi, unici piccoli indizi che la tradiscono.

Quando si ritiene scoperta ecco allora che mette in atto un suo particolare modo di difesa.

Allarga le ali gonfiandosi in modo da apparire molto più grossa della realtà ed a volte si butta dal nido mostrandosi ferita per attirare lontano il predatore.

A volte la socialità invernale che li vede riunire in folti gruppi nei dormitori comuni, si trascina nel periodo di nidificazione con la formazione di colonie sparse di diverse coppie.

La cova dura 4 settimane ed i piccoli rimangono nel nido per altre 5 ma usualmente i giovani escono prima dal nido e si sparpagliano tutto intorno tra i cespugli riducendo quindi il rischio di una predazione collettiva. Anche i piccoli per difendersi imitano il comportamento della madre gonfiandosi fino a sembrare due o tre volte più grossi di quanto lo siano.

Dato che depone le uova a volte a giorni di distanza uno dall’altro, i piccoli nel nido hanno di conseguenza dimensioni ed età ben diverse. Questa differenza può arrivare anche a due settimane.

La coppia è monogama durante la stagione di nidificazione anche se il partner viene abitualmente cambiato tutti gli anni.

Il nostro gufo è comune anche per il canto monotono ma dolce che emette in continuazione. A volte ripete incessantemente anche per centinaia di volte il tipico ed intervallato huu huu huu huu che per ore riempie le notti dei nostri boschi. In altri periodi è costantemente taciturno ed emette solo casualmente squittii di allarme.

Questo strigide raggiunge la maturità sessuale al primo anno ed è abbastanza longevo visto che ha superato in diversi casi anche i 20 anni di età ma abitualmente 10/12 sono il limite naturale di longevità. Il gufo comune è soggetto a predazione da parte di altri rapaci sia diurni che notturni e da mammiferi arboricoli, in particolare nelle prime due settimane di vita quando ancora inermi nel nido. E’ oltremodo soggetto a caccia illegale e di notte a collisioni accidentali con automezzi. Pur tuttavia gode di un ottimo status di preservazione e non è soggetto ad alcuna particolare protezione

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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