Aspidelaps scutatus

Famiglia : Elapidae

 

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Testo © Dr. Gianni Olivo

 

 

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Piccolo, irascibile e velenoso, l’Aspidelaps scutatus è un elapide scavatore © Giuseppe Mazza

Questo elapide (Elapidae) africano appartiene al genere Aspidelaps, comprendente anche il Serpente corallo africano ( Aspidelaps lubricus ) entrambi endemici dell’Africa meridionale.

Si tratta di un serpente di piccole dimensioni, dal corpo tozzo e robusto, con una lunghezza massima di 75 cm nella sua sottospecie orientale ( Aspidelaps scutatus fulafula ), che presenta anche una colorazione più vivace e 23 file di squame, contate a metà della sua lunghezza, al contrario della sottospecie occi- dentale ( Aspidelaps scutatus scutatus ) che raramente supera il mezzo metro ed ha 21 file di squame. Anche la terza sottospecie, quella a diffusione centrale ( Aspidelaps scutatus intermedius ) è più piccola (meno di 50 cm), con 21 file di squame a metà corpo. La sua distribuzione comprende il Sudafrica settentrionale, mentre è assente a Sud di Johannesburg ed è frequente nella zona di Musina, sul Limpopo ed anche nel Sud dello Zimbabwe.

Incontriamo inoltre questa specie nella parte settentrionale della Namibia ( Aspidelaps scutatus scutatus ) ed in una fascia del Mo- zambico ( Aspidelaps scutatus fulafula ).

L’habitat prediletto è nelle vicinanze di pozze d’acqua, fiumi e paludi, dove i batraci sono comuni e vengono insidiati durante la notte. Tuttavia la sua dieta comprende anche piccoli mammiferi e lucertole.

Si tratta di una specie ovipara. La femmina depone da 4 a 10 uova, lunghe circa 3 cm, in estate, ed i nuovi nati misurano, alla schiusa, 15 cm.

Animale irritabile, se avvicinato erge la parte anteriore del corpo, come un cobra, sibila rabbiosamente e non esita a mordere, per cui alcune popolazioni lo chiamano iphimphi (cobra).

Il veleno, poco studiato, è prodotto in quantità minute ma è potente, per cui, trattandosi di veleno neurotossico, è da considerarsi potenzialmente letale, anche se la maggior parte dei pochi casi di morso ha avuto, come conseguenza, dei sintomi non gravissimi.

In particolare, in due casi riportati non si ebbero sintomi a carico del sistema nervoso, ma solo tumefazione, edema e dolore, con guarigione in pochi giorni, mentre in alti casi i sintomi locali erano assenti, ma prevaleva sintomatologia neurologica, con ptosi palpebrale (caduta delle palpebre per paralisi dei muscoli elevatori), paresi di altri nervi cranici (paresi faciale) e debolezza generalizzata per effetto sulla muscolatura striata di varie parti del corpo.

Non fu riportata alcuna anomalia di coagulazione. Un caso mortale riguarda, invece, un bambino di 4 anni, morso, tra l’altro, da un serpente “immaturo”.

Il piccolo accusò subito ipersalivazione e dispnea ed entrò in coma dopo 2 ore. Nonostante la respirazione assistita, morì 15 ore dopo il morso per sopraggiunte complicanze cardiache.

Alla luce di ciò, si può dedurre che il veleno è potente e pericoloso e che i diversi sintomi e gravità dei vari casi possono dipendere da più fattori: eventuale dry-bite con scarsa inoculazione di veleno, differenze anche marcate tra composizione del veleno in varie sottospecie o anche nell’ambito della stessa specie, ma rimane il fatto che le modeste dimensioni e la scarsità di casi gravi, non devono farlo considerare con leggerezza.

Il siero polivalente non sembra efficace nel trattare il morso di Aspidelaps scutatus.

La caratteristica più peculiare è la conformazione del muso che presenta,all’estremità, una squama rostrale prominente, modificata in forma, appunto, di scudo, o meglio ancora, di vanga, che gli torna utile nello scavare, trattandosi di rettile tipicamente fossoriale.

Un’altra strana particolarità è la differenza nella forma delle squame, che sono lisce nella parte anteriore del corpo ma divengono fortemente carenate nella coda, conferendo all’animale un aspetto insolito, liscio ma con coda ruvida.

Nella maggior parte degli esemplari il colore di fondo è grigio-cenere, oppure marrone chiaro, talvolta tendente al beige, altre volte al color salmone, e mi accadde di vedere, in un’occasione, un esemplare che definirei quasi color rosa-porcello.

Spesso le squame mostrano un contorno scuro che conferisce al corpo un aspetto reticolato o puntinato.

Testa e collo sono, nell’adulto, neri, mentre i giovani presentano spesso, a livello del collo, uno o due disegni a forma di V (quelli che gli anglosassoni chiamano, appropriatamente, chevron-like: simili al disegno di un copertone da fuoristrada).

Lo shield-nose, trascorre il giorno in qualche tunnel scavato da roditori, in un buco o sotto una pietra oppure sotto o all’interno di un tronco caduto e marcescente, ma è in grado di scavare da sé le proprie gallerie, utilizzando il forte muso e la sua squama rostrale.

Può catturare prede nelle gallerie sotterranee, ma spesso esce di notte, soprattutto dopo un acquazzone, a caccia di batraci.

Dopo forti piogge non è raro incontrarlo all’aperto anche di giorno, specialmente se il tempo è coperto ma con temperatura mite.

Nomi volgari : Inglese: Shield-nosed snake; isiZulu: Iphimphi yenghuba ( Inghuba=scudo. Serpente dallo scudo)

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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