Astrophytum myriostigma

Famiglia : Cactaceae

Testo © Pietro Puccio

L’ Astrophytum myriostigma Lem. (1839) è originario degli altopiani del Messico centrale e settentrionale (stati di Coahuila, Nuevo Leon, San Luis Potosi e Tamaulipas), più frequente in particolare nel deserto di Chihuahua, dove cresce su rocce calcaree intorno a 1500-2000 m di altitudine, spesso associata a Cylindropuntia leptocaulis.

Il nome generico è la combinazione dei termini greci “astér” = stella e “phyton” = pianta, con riferimento alla disposizione delle costole; il termine specifico è la combinazione dei termini greci “myrioi” = diecimila e, per estensione, moltitudine, e “stigma” = marchio, con riferimento alla moltitudine di minuscole scaglie bianche che ricoprono l’epidermide.

Nomi comuni: “bishop’s-cap”, “bishop’s-hat”, “bishop’s-miter cactus” (inglese); “berretta del vescovo”, “cappello del vescovo” (italiano); “cactus mitre d’évêque” (francese); “astrofito”, “bonete de obispo”, “mitra episcopal”, “mitra de obispo”, “birrete de obispo”, “gorro de obispo”, “peyote cimarrón”, "peyotillo", “sombrero de obispo” (spagnolo); “bischofsmütze” (tedesco).

Specie molto variabile a crescita piuttosto lenta, solitaria o raramente cespitosa, globosa con apice piuttosto depresso nella fase giovanile, poi cilindrica, fino a 70 cm di lunghezza e 25 cm di diametro, anche se in coltivazione raramente supera i 25 cm di altezza e 16 cm di diametro.

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A 1500-2000 m di quota, sugli altopiani assolati del Messico centro-settentrionale, cresce l’Astrophytum myriostigma. Aspetto scultoreo, con costole a sezione triangolare, enfatizzate da scaglie lanose bianche, e fiori sgargianti, profumati, campanulati, lunghi 4-6 cm. Coltura facile ma crescita lenta e rischio marciumi © Giuseppe Mazza

Presenta solitamente 5 costole, raramente 3-4, che negli esemplari più vecchi possono aumentare di numero fino a 10, molto prominenti, a sezione triangolare ed estremità acuta, con l’epidermide di colore verde intenso, ma solitamente fittamente ricoperta da minuscole scaglie lanose bianche che le danno un aspetto biancastro; le areole, distanti tra loro circa un centimetro, sono prive di spine tranne, piccolissime, nei semenzali.

I fiori, lunghi da 4 a 6 cm e leggermente profumati, nascono nella parte apicale, sono da campanulati a imbutiformi, diurni, della durata di due, tre giorni, interamente di colore giallo pallido o con centro rossastro; l’apice dei tepali esterni è appuntito e di colore bruno. I fiori sono ermafroditi ma autosterili, pertanto necessitano di impollinazione incrociata per fruttificare.

I frutti sono deiscenti, globosi, di circa 2 cm di diametro, di colore verdastro o rossiccio e ricoperti da scaglie brune sovrapposte lanose, con semi di colore bruno scuro lucido che germinano sollecitamente a 20-24 °C. La pianta generalmente fiorisce a partire dal sesto anno di età. Per la sua intrinseca variabilità e facilità a ibridarsi con le altre specie del genere ha dato e continua a dare origine ad un gran numero di cultivar.

E’ una delle succulente più diffuse e apprezzate per la particolare forma e l’appariscente fioritura ed è probabilmente la più facile del genere da coltivare. Va posizionata in pieno sole, o comunque alla massima luminosità possibile, su terricci particolarmente porosi e drenanti, essendo le sue radici sottili molto sensibili al marciume per ristagno di umidità, che possono essere costituiti, in parti uguali, da comune terra da giardino povera di sostanza organica, sabbia grossolana (o agriperlite) e pietrisco calcareo frantumato privo di polvere. Benché possa sopportare in ambiente arido temperature fino a -6 °C, per evitare facili marciumi va coltivata a temperature superiori a +5/+6 °C.

La sua collocazione in piena terra è limitata alle situazioni in cui è possibile ricreare le particolari condizioni ambientali di origine, ma solitamente è coltivata in vaso con le stesse modalità prima indicate. In estate, durante il periodo vegetativo, va annaffiata con regolarità, ma lasciando asciugare completamente il terriccio prima di ridare acqua, in inverno va tenuta asciutta e alle temperature sopra indicate, evitando ambienti con umidità atmosferica elevata. Essendo facilmente soggetta ad attacco di parassiti, come “ragnetto rosso” e cocciniglia, anche radicale, va tenuta sotto controllo per potere intervenire prontamente.

La specie è iscritta nell’appendice II della Cites (specie per la quale il commercio è regolamentato a livello internazionale).

Sinonimi: Echinocactus myriostigma (Lem.) Salm-Dyck (1844); Astrophytum prismaticum Lem. (1868); Echinocactus myriostigma var. columnaris K. Schum. (1898); Echinocactus myriostigma var. nuda R. Meyer (1912); Astrophytum myriostigma var. nudum Frić (1925); Astrophytum coahuilense (Moeller) Kaufer (1932); Astrophytum myriostigma var. coahuilense Kanfer (1937); Astrophytum myriostigma var. quadricostatum Borg (1937).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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