Athene noctua

Famiglia : Strigidae

 

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Testo © Dr. Gianfranco Colombo

   

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Alta 20 cm, con meno di 200 g di peso e un’apertura alare che supera di poco i 50 cm, la Civetta ( Athene noctua ) si è fatta strada, fin dall’antichità, nell’immaginario umano © Giuseppe Mazza

La Civetta comune ( Athene noctua - Scopoli, 1769 ) appartiene all’ordine degli Strigiformes ed alla famiglia degli Strigidae.

Insieme a pochi altri uccelli è da considerare la specie da noi più conosciuta e questo è dovuto alla sua familiarità ed alla forte frequentazione degli ambienti antropizzati. Chi mai in Europa, nella vicina Asia e nella parte Mediterranea dell’Africa non ha sentito la sua voce e più ancora le tradizioni che si trascina da secoli con sé ?

C’è ricordo di racconti e leggende sin dai primi millenni della nostra storia, le cui tracce sono state lasciate attraverso i secoli fino ai nostri giorni. Povera civetta a volte bistrattata e considerata uccello del malaugurio mentre è in assoluto l’essere più dolce e sensibile con cui abbiamo a che fare e degno della più ampia considerazione a dispetto, seppur comportamento di pochi, di essere maltrattata e mal considerata !

Basta averla tra le mani per capire la dolcezza di questo uccello. Si lascia coccolare, si inchina alle nostre carezze, segue i nostri movimenti con quegli occhi brillanti e dolci e mai si azzarda ad allungare gli artigli o cercare di beccarci con quel becco adunco che per quanto micidiale nell’azzannare le prede, non sa neppure di avere in queste occasioni.

Capita a coloro che effettuano rilevazioni scientifiche di questi uccelli che trovando la femmina in cova sul nido e dovendone controllare il contenuto, questa a volte non si sposti neppure anche quando si infila la mano sotto il suo corpo. Al massimo si sposta di qualche centimetro lasciando giusto il tempo per controllarne il contenuto.

La civetta era nell’antichità l’uccello sacro per la dea Atena, divinità della saggezza e della sapienza ed ha dato il nome sia alla città di Atene che al suo stesso termine generico Athene. Il nome specifico noctua è invece è riferito alle sue abitudini notturne. Ancora oggi, com’era prima per la dracma, anche sul verso dell’euro greco è riprodotta una civetta.

Tante sono le tradizioni portate da questo uccello in tutto il nostro continente.

Si diceva che se una civetta avesse cantato sopra il tetto di casa sarebbe stato un preavviso di una brutta disgrazia in famiglia. Così pure che andasse sopra le case dove vi era un defunto, che le streghe le tenessero come animali di compagnia, che durante la Inquisizione spesso le additassero come messaggere tra il diavolo e l’essere umano.

Il suo nome ha condizionato anche il nostro linguaggio: le donne fanno le civette ... attenta come una civetta ... come la civetta per le allodole ... avere gli occhi da civetta, ma ognuna di queste illazioni ha la sua spiegazione logica.

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Simbolo di saggezza, ma anche uccello del malaugurio. Occhi che incantano, mentre alza e abbassa la testa cambiando senza sosta di taglia nel suo innato movimento nevrotico © Giuseppe Mazza

Che gli occhi della civetta incantino è risaputo da sempre, tanto che questa caratteristica è stata sfruttata dai cacciatori per la caccia alle allodole anche se in effetti non sono gli occhi ad attrarre questi uccellini ma è una reazione di difesa che le allodole e qualsiasi altro piccolo uccello adottano nei confronti dei rapaci: oggi modernamente lo chiamiamo mobbing. Questa virtù di ammaliare e di stregare, è stata poi accollata alle donne anche se sono ben altre e molteplici le caratteristiche adottate da questo essere per raggiungere i suoi obbiettivi.

Tempi addietro si è spesso abbinata la presenza delle civette ai cimiteri, in prossimità delle tombe ed anche in questo caso la ragione è plausibile. I lumini sulle tombe, come oggi i lampioni stradali, attraggono durante la notte insetti ed i loro eventuali predatori, entrambi bocconi prelibati per la civetta che non perde occasione di perlustrare queste luci per catturarle.

Questo piccolo strigide, riprodotto nelle più differenti forme, è perfino entrato nella nostra tradizione quotidiana come regalo alle persone più care, quale augurio di prosperità e felicità. In conclusione non vi è dubbio che questo uccello nel bene o nel male sia entrato nel nostro viver quotidiano rientrando a pieno titolo tra il simbolismo delle nostre virtù: l’aquila con l’immortalità, la volpe con la furbizia, il leone con la forza, e la nostra civetta con la saggezza.

Alcuni nomi volgari adottati in Europa sono: Little owl in inglese, Steinkauz in tedesco, Mochuelo europeo o Mochuelo común in spagnolo, Chevêche d’Athéna o Chouette chevêche in francese e Steenuil in olandese.

Zoogeografia

La civetta vive in tutta l’Europa, nell’Africa Mediterranea e parte del Corno d’Africa e nell’Asia temperata fino alla Corea, con vaste localizzazioni anche nella penisola Araba. In Europa non supera la linea del Mar Baltico mentre è presente nel sud dell’Inghilterra dove è stata introdotta nella metà del XIX secolo ed è ormai considerata a livello di avifauna locale. E’ presente anche in Nuova Zelanda ed anche regioni remote al suo areale tradizionale ma sempre a seguito di introduzioni da parte dell’uomo in ausilio alla caccia ai piccoli roditori. La rapidità di acclimatazione ed all’adattarsi ai diversi ambienti, rende questo uccello estremamente versatile e capace di mantenere la popolazione a livelli di garanzia nel futuro. In Italia e anche in gran parte dell’Europa, è il rapace notturno più comune che meglio si è adattato alle rapide modifiche attuate dall’uomo e spesso deleterie per altre specie di uccelli.

Ecologia-Habitat

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Prende il sole del mattino sul tetto di casa, prima di dormire, o stiracchiandosi scalda i muscoli al tramonto, prima d’andare a caccia © Gianfranco Colombo

La civetta convive con l’uomo. Ogni città, villaggio di campagna, case rurali abbandonate, chiese e campanili e vecchi edifici di ogni sorta, vedono la sua assidua presenza. Non sempre si avverte la sua vicinanza in quanto è un uccello molto discreto e solo attraverso alcuni segnali particolari si riesce a capire, senza mai averlo avvertito prima, che sul tetto della propria casa vi è da tempo una civetta residente.

Uccello notturno che non disdegna di rimanere di fronte alla propria tana per prendere il sole di primo mattino prima di rientrare per il lungo sonno giornaliero oppure molto prima del tramonto sgattaiolare di nuovo fuori dall’improbabile buco e stiracchiarsi sbadigliando per prepararsi all’uscita serale.

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Si mette spesso su pali della luce o fili elettrici, in posizione strategica, per osservare la strada, pronta piombare coi suoi vistosi artigli, su topolini, lucertole, piccoli uccelli colti nel sonno, anfibi e vari insetti © Gianfranco Colombo

Taciturna se ne sta addossata alle tegole o sugli sfiatatoi dei camini mentre osserva impassibile e senza alcun timore le persone che passano appena sotto la grondaia a pochi metri di distanza. Solo quando in amore o alla ricerca del partner emette quei fatidici suoni, peraltro per nulla sgraziati, che tempo addietro raggelavano gli umori ed il sangue dei superstiziosi.

Altra traccia ben visibile sono invece le borre che rigettano in fase digestiva e che si accumulano in posti abituali lasciando forse l’unica traccia evidente della loro presenza.

Non ama aree montane e boscose preferendo pianure coltivate ed aperte, fornite possibilmente di appoggi ove appostarsi per la sua caccia d’attesa.

Il suo areale raramente supera i 1000 m d’altitudine o meglio ancora evita quelle aree dove la permanenza del manto nevoso invernale persiste per periodi più lunghi di quelli abituali delle sue aree tradizionali.

Mentre nella maggior parte dell’areale la civetta ha condiviso con l’uomo il proprio territorio, in talune zone come il Medio Oriente, in alcune isole del Mediterraneo ed in aree predesertiche questo uccello ha mantenuto il tradizionale ed antico modo di vivere che la vede lontano dalle attività umane e nidificare tra le rocce e nei muretti in pietra.

La civetta si nutre principalmente di piccoli roditori, di insetti, di lucertole di anfibi e di ogni altra preda consona alle sue dimensioni ed anche di piccoli uccelli che sorprende di notte mentre sono appollaiati nel sonno. Cattura anche piccola selvaggina nei primi stadi di vita.

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Non costruisce un nido, ma depone, a giorni alterni, anche 7 uova sul fondo del rifugio prescelto : l’intercapedine di un tetto, solai, abbaini di chiese e moderni cappannoni industriali, senza scartare le confortevoli cavità degli alberi © Gianfranco Colombo

Abitualmente ingurgita la preda intera o grosse parti di essa, rigurgitando periodicamente una borra che contiene le parti non digeribili quali peli e piume, ossa ed elitre di grossi insetti.

Per quanto notturna, la civetta caccia anche durante il giorno specialmente quando la prole ha dimensioni e richieste sempre più impellenti e non è raro vederla appostata sui pali dell’energia elettrica lungo le strade, nell’attesa che qualche animaletto le attraversi.

E’ dotata di un forte apparato auricolare avendo come tutti gli strigidi i pertugi auricolari asimmetrici tali da permettere alla necessità una caccia in piena oscurità. Per la notevole flessibilità nel dilatare la sua pupilla, ha inoltre una vista molto acuta sia di giorno che di notte.

Morfofisiologia

La civetta è un piccolo rapace che misura circa 20 cm in lunghezza, non arriva a 200 g di peso ed ha un’apertura alare appena superiore ai 50 cm. Ciò nonostante ha un corpo massiccio e compatto, visibilmente pesante per la sua struttura anche se dimostra un’agilità spiccata quasi da ratto sia nel muoversi a terra sia nel nascondersi tra le intercapedini dei tetti e delle soffitte.

Ha un volo rapido, rettilineo e fortemente ondulato quasi sempre effettuato raso terra e tale da risultare spesso invisibile visto il colore grigiastro della sua livrea che si confonde col terreno sottostante ed oltretutto se effettuato nelle ore del crepuscolo con scarsità di luce. Poi alla fine del volo con una brevissima ed improvvisa impennata verticale, come se uscisse dal suolo, eccola apparire in cima ad un palo e subito alzare ed abbassare la testa appiattita come se si auto congratulasse per essere arrivata lassù.

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I rapporti con l’uomo sono incredibili : si lascia accarezzare e non protesta nemmemo se un ricercatore la solleva per contare le uova mentre cova. E’ stata introdotta in Inghilterra ed in Nuova Zelanda per la lotta ai roditori © Gianfranco Colombo

La sua livrea è totalmente grigia con macchie sparse di color bianco crema.

Il petto è leggermente più biancastro ed evidenzia un collarino sottogola bianco che mette in risalto ogniqualvolta alza e riabbassa la testa nel suo movimento innato e nevrotico.

Ha zampe ricoperte di peluria bianca su tutta la lunghezza del tarso e dita nerastre con artigli alquanto adunchi.

Per funzionalità di predazione, le dita sono abitualmente posizionate due in avanti e due all’indietro anche se la opponibilità riguarda solo uno di essi.

Come tutti gli strigidi ha occhi frontali adatti alla visione bioculare, di un bel colore giallo limone con pupilla nera fortemente reattiva alla variazione della luce. I giovani hanno livrea pressoché uguale anche se leggermente più sbiadita ed hanno nella prima settimana di vita occhi di un bell’azzurro.

La testa ha una mobilità notevole e può roteare totalmente all’indietro senza difficoltà anche se la sua visibilità statica di 230°, è già di per se stessa ragguardevole. Sono state classificate molte sottospecie che hanno evidenziato particolarità legate al territorio ed in altri casi alla livrea che risulta molto più chiara nelle zone desertiche e mediorientali.

Facilmente confondibile, ma solo in volo, con l’Assiolo ( Otus scops ) nell’areale mediterraneo e con la Civetta capogrosso ( Aegolius funereus ) nelle zone pedemontane e continentali. Con la Civetta nana ( Glaucidium passerinum ) condivide raramente l’areale e quest’ultima risulta oltremodo più piccola quindi ben difficile da confondere.

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I piccoli abbandonano spesso il nido a due settimane dalla nascita. La mortalità nel primo anno di vita è molto alta a causa dei predatori © Gianfranco Colombo

Nella civetta non vi è dimorfismo sessuale rilevabile anche se la femmina risulta leggermente più grande.

Biologia riproduttiva

La civetta nidifica praticamente in qualsiasi luogo che soddisfi le sue esigenze. E’ molto adattabile visto che non costruisce un vero nido ma depone semplicemente le uova sul fondo naturale che trova nel rifugio scelto. Ama molto l’intercapedine dei tetti, i solai, i buchi nelle vecchie costruzioni, gli abbaini delle chiese ma non disdegna nicchie in vecchi alberi anche nei giardini pubblici, cassette nido artificiali, fienili e perfino scatoloni abbandonati nelle soffitte.

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La specie non corre oggi alcun pericolo perché, a differenza d’altri uccelli, ben si adatta ai tempi moderni. Vanta circa un milione di coppie nidificanti in Europa e una diffusione notevole nell’Africa mediterranea ed Asia temperata fino alla Korea © Giuseppe Mazza

Si è talmente adeguata alle costruzioni umane da frequentare sempre più spesso le zone industriali, nidificando nelle intercapedini dei capannoni dove sembra abbia trovato un luogo ideale per civilizzare anche queste nuove aree. Durante il periodo riproduttivo la civetta emette una varietà di suoni a volte monotoni ma che risultano ben noti ed ormai facenti parte del nostro vivere.

Appena uscita dalla sua tana e per segnalare i limiti del territorio occupato, non manca di emettere il suo continuo bi bìo bi bìo bi bìo ma nel corteggiamento emette anche fischi e soffi caratteristici.

Tipico anche l’abituale hu hu hu huuuuu, canto molto frequente negli strigidi anche se emesso con diverse tonalità.

Depone da 2 a 5 uova con punte anche di 7 secondo la disponibilità del cibo e l’allungarsi della stagione fredda. Vengono deposte una per giorno e covate immediatamente per cui i piccoli alla nascita hanno i corrispondenti giorni di differenza.

Sono deposte sul suolo nudo ed il nido si arricchisce col tempo di rimasugli di cibo, di piume ed a volte di borre disfatte tale da creare dopo alcune settimane un substrato puzzolente e sporco sul quale i piccoli aggiungono i loro escrementi.

E’ facile rilevare la presenza di un nido in una soffitta appunto per l’odore nauseabondo che rilasciano questi ammassi di rifiuti.

La cova dura circa 30 giorni ed i piccoli non volano prima di altre 4 settimane. Questi nascono con un leggero piumino bianco che si gonfia notevolmente nei primi giorni tanto da farli sembrare batuffoli di lana.

Trascorse due settimane, durante le quali sono già comparse le tipiche penne grigiastre, i piccoli abbandonano spesso il nido sparpagliandosi tutto attorno in ogni angolo o pertugio od anche all’esterno dove possono divenire preda di cornacchie, ratti o di altri strigidi.

E’ assolutamente indenne da problemi di popolazione visto che in Europa sono state stimate ben oltre 1 milione di coppie nidificanti e totalmente nel suo areale mondiale, fino a 15 milioni. Tutto ciò pur avendo una forte mortalità nel primo anno di vita.

Sinonimi

Carine noctua - Scopoli, 1769

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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