Atheris nitschei

Famiglia : Viperidae

 

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Testo © Dr. Gianni Olivo

 

 

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L’ Atheris nitschei nitschei è una vipera arboricola africana dal veleno poco attivo © Giuseppe Mazza

Quelle che in lingua Inglese vengono chiamate bush vipers o vipere dei cespugli, sono un gruppo di viperidi di abitudini più o meno spiccatamente arboricole, spesso ricoperte di squame fortemente carenate ed embricate e con livree dai colori vivaci, che tendono a mimetizzarle tra foglie e rami.

Il genere Atheris comprende vipere di dimensioni medie o medio-piccole, non eccedenti gli 80 cm nelle specie più grandi, con testa larga e spesso di forma triangolare, grandi occhi a pupilla verticale e, in molte specie, coda prensile, che ne agevola la permanenza ed i movimenti sugli alberi.

Generalmente le squame cefaliche sono piccole, mentre quelle del corpo si presentano, come accennavo, fortemente carenate, conferendo loro un aspetto scabro.

Questa forma di adattamento all’habitat arboricolo, i colori ed altri particolari generici, suggeriscono una somiglianza (convergenza evolutiva) con un gruppo di crotalidi asiatici arboricoli come i vari Trimeresurus (arboreal pit vipers, o vipere dalle fossette, dal momento che i crotalidi sono dotati di fossette termo recettrici) oppure come certi Bothrops sudamericani e centroamericani, pure essi crotalidi.

Non tutti gli Atheris sono, tuttavia, arboricoli: almeno due specie, Atheris hindii ed Atheris superciliaris, hanno abitudini terricole, anche se si arrampicano spesso su bassi cespugli, cosa che, d’altra parte, fanno anche vipere squisitamente terricole, come Bitis arietans, B.nasicornis, B. cudalis ecc.

Le ultime due specie, Atheris hindii ed Atheris superciliaris, d’altra parte, presentano alcune caratteristiche che sembrano distinguerle notevolmente dal genus Atheris, tanto che alcuni erpetologi hanno suggerito di relegarle in un nuovo genus a se stante.

Generalmente parlando, le bush vipers hanno veleni citotossici, che causano dolore, tumefazione e, probabilmente, necrosi, ma tali veleni non sono particolarmente potenti, ne’ somministrati in dosi massicce, ed una sola specie, Atheris squamiger, è nota per aver causato almeno un decesso umano.

Un’altra caratteristica è il frazionamento della distribuzione geografica, spesso limitata a piccole isole in zone a fitta vegetazione o francamente forestali (ad esempio Atheris hispidus, Atheris katangensis ecc), mentre alcune specie hanno distribuzione più vasta, come la Western bush viper ( Atheris chorechis ) presente nella fascia forestale del Golfo di Guinea.

La Vipera arboricola della regione dei Grandi laghi ( Atheris nitschei nitschei ) è un viperide dal corpo tozzo e robusto, lungo fino a 75 cm, con squame carenate che, a metà lunghezza del corpo, sono disposte in 23-33 file oblique.

La coda è distinta dal corpo, relativamente fine ed abbastanza lunga, prensile ed in grado di fornire una presa sicura al rettile sui rami degli alberi.

La testa è larga e compressa, triangolare, ricoperta da squame cefaliche di piccole dimensioni, con occhi grandi ed a pupilla ellittica verticale.

Il colore del corpo è verde, con macchie nere o comunque molto scure, e sovente la cute tra le squame si presenta nera, donando all’insieme un aspetto finemente reticolato, molto elegante e mimetico, che si confonde mirabilmente con il gioco di ombre creato dalle foglie in perenne movimento.

Le macchie nere sul corpo tendono a creare un motivo a zig-zag, mentre sulla testa è spesso evidente un segno nero a punta di freccia, con apice in avanti. L’estremità della coda è nera, mentre la parte ventrale si presenta gialla o verde chiaro.

Gli immaturi sono di colore marrone o cioccolato, piuttosto uniforme, ma con la punta della coda giallo-canarino, tuttavia, dopo due o tre mesi e due o tre mute, il colore cambia in maniera eclatante in un verde uniforme e brillante su cui, solo in seguito, appariranno le caratteristiche macchie nere a zig-zag, tipiche dell’adulto. Le dimensioni di maschio e femmina sono praticamente le stesse, con punte massime di 75 cm.

Si conoscono due sottospecie di questa vipera: quella tipica ( Atheris nitschei nitschei ), presente in Uganda, Burundi, Rwanda, Congo (Kivo e Shaba) e Tanzania del Nord-Ovest e la Vipera arboricola di Rungwe ( Atheris nitschei rungweensis ), più meridionale, distribuita in poche e piccole isole nella parte meridionale ed occidentale della Tanzania, nello Zambia del Nord-Ovest e, più a Sud ancora, sull’altopiano di Nyika, nel Malawi settentrionale. Le differenze tra le due sottospecie non sono marcate: la forma più meridionale ha squame cefaliche più piccole e piccole differenze di colorazione, spesso rappresentate da sottili linee gialle sui fianchi, che contrastano con il nero.

Tra le vipere arboricole, note per avere un carattere irascibile, questo serpente è di indole più placida ( il che non significa che non sia pronto a mordere se disturbato) e, più delle altre specie, si adatta alla vita in cattività.

Durante il giorno è solito riposare o scaldarsi, attorcigliato a qualche ramo o, spesso, sugli steli dell’erba degli elefanti, a due o tre metri dal suolo, ma di notte scende a terra a caccia di piccole prede ( roditori, batraci).

La coda può essere usata come esca per attirare la preda a tiro del fulmineo morso, ed in tal caso viene mossa come si muoverebbe un lombrico od un bruco.

Pare che siano soprattutto gli individui immaturi ad utilizzare tale stratagemma e forse questo spiegherebbe il colore vivace della coda, che contrasta con il marrone uniforme del corpo degli esemplari giovani.

L’habitat preferito è costituito, ancor più che da alberi e cespugli, da alte erbe ( erba degli elefanti, papiro bambù, ecc) in zone paludose o al margine di acquitrini, e fino ai 3000 metri di quota (boschi di bambù). La sottospecie rungwensis pare preferire zone di foresta.

Prede abituali sono topi ed altri piccoli roditori, lucertole, camaleonti e batraci. Le nascite avvengono in estate ed i piccoli misurano da 15 a 18 cm di lunghezza.

Il veleno è poco studiato, ma pare essere citotossico ed emotossico e di potenza non elevata.

Non ho trovato casistica di morsi sull’uomo e non mi pare siano riportati casi gravi di avvelenamento. I sieri polivalenti non sembrano efficaci ma tuttavia credo che non sarebbero neppure consigliabili, data l’apparente bassa pericolosità e, come avviene per il morso di altre specie, una terapia sintomatica e di supporto dovrebbe essere sufficiente, oltre ad immunizzazione anti-tetanica. Un’eventuale deficit di coagulazione potrebbe però richiedere una terapia trasfusionale.

Nomi comuni: Inglese: Great Lakes bush viper, Nitsche’s bush viper

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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