Attalea cohune

Famiglia : Arecaceae

Testo © Pietro Puccio

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L’Attalea cohune raggiunge i 15 m con foglie lunghe anche 9 m. L’olio serve per la margarina © Giuseppe Mazza

La specie è originaria delle foreste umide del Belize, El Salvador, Guatemala, Honduras e Messico (stati di Campeche, Chiapas, Co- lima, Guerrero, Jalisco, Micho- acan, Nayarit, Oaxaca, Quintana Roo e Tabasco) dove vive prevalentemente lungo la costa del Pacifico a basse altitudini su suoli sabbiosi.

Il nome generico ricorda Àttalos III (ca. 170 a.C.-133 a.C.) re di Pergamo, studioso di medicina e botanica; il nome specifico è quello indigeno della palma.

Nomi comuni: american oil palm, cohune palm, manaca palm, rain tree (inglese); coròs, corozo, coyol de leche, desemoa, manaca (spa- gnolo).

L’ Attalea cohune Mart. (1844) è una specie monoica con fusto singolo, alto fino a circa 15 m con un diametro di 30-60 cm, di colore grigio scuro ricoperto nella parte più giovane dalla base delle vecchie foglie.

Le foglie pennate, dirette preva- lentemente verso l’alto e lunghe fino a 9 m, sono di colore verde scuro con pinnule lunghe 0,9 m regolarmente distribuite lungo il rachide su uno stesso piano; il rachide intorno alla metà della sua lunghezza ruota disponendo le pinnule su un piano verticale.

Le infiorescenze, lunghe 1-1,5 m, nascono tra le foglie, inizialmente erette poi pendenti per il peso dei frutti, e sono costituite da un asse centrale (rachide) da cui si dipartono numerosi rami fioriferi laterali (rachille) portanti fiori, di colore bianco crema, o solo maschili o con alcuni fiori femminili alla base e fiori maschili all’apice. I frutti sono ovoidi o ellissoidi, lunghi 4-8 cm con un diametro di 3-4 cm, di colore bruno giallastro e contengono da uno a tre semi.

Si riproduce per seme che germina in 3-6 mesi ad una temperatura di 26-30 °C, a temperature inferiori i tempi di germinazione si allungano; la crescita è inizialmente lenta.

E’ una delle palme più maestose, di grande valore paesaggistico, ma adatta solo a parchi e giardini spaziosi o per fiancheggiare larghi viali.

Tra le Attalea è la specie che estende il suo areale di origine più a nord; è coltivabile nelle zone a clima tropicale, subtropicale e, marginalmente, temperato caldo, piante adulte pare possano resistere, solo per brevissimo periodo, fino a -4 °C, sia pure con danneggiamento della parte aerea, ma per una crescita ottimale le temperature minime si dovrebbero mantenere sopra i 10 °C.

Richiede una esposizione in pieno sole su suoli drenanti, preferibilmente sabbiosi, e ampia disponibilità di acqua; sopporta suoli anche moderatamente salini, può quindi essere impiegata in prossimità del mare.

Le grandi foglie sono utilizzate dalle popolazioni locali come copertura delle abitazioni e le pinnule delle foglie delle piante giovani per fabbricare i caratteristici sombrero.

I frutti hanno la polpa di sapore gradevole e vengono a volte consumati localmente, sono invece frequentemente utilizzati come mangime per il bestiame.

La gemma apicale, dal sapore delicato, è considerata una prelibatezza, che però comporta la morte della pianta.

I semi contengono fino al 70% di olio, bianco e solido a temperatura ambiente, simile a quello di cocco, composto per il 46% da acido laurico, 15% miristico, 10% oleico, 9,5% palmitico, 7,5% caprilico, 6,5% caprico, più altri componenti minori, tra cui anche acido stearico e linoleico.

L’olio è utilizzato per la produzione di margarina e nella industria dei cosmetici, purificato è un ottimo lubrificante e sembra avere anche promettenti caratteristiche come biocombustibile.

Con i “gusci” dei semi si può produrre carbone attivo, carbone che fu ampiamente utilizzato nelle maschere antigas utilizzate nella II guerra mondiale. I semi puliti e lucidati, vengono utilizzati in bigiotteria o per realizzare piccoli oggetti di artigianato.

Sinonimi: Orbignya dammeriana Barb.Rodr. (1903); Orbignya cohune (Mart.) Dahlgren ex Standl. (1932).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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