Attalea crassispatha

Famiglia : Arecaceae

Testo © Pietro Puccio

La specie è endemica di una ristretta area nella parte sudoccidentale di Haiti, dove sopravvive in pochissimi esemplari nella foresta secca, dal livello del mare fino a circa 450 m di altitudine. E’ l’unica specie del genere presente nei Caraibi.

Il nome generico ricorda Àttalos III (ca. 170 a.C.–133 a.C.) re di Pergamo, studioso di medicina e botanica; il nome specifico è la combinazione dell’aggettivo latino “crassus, a, um” = grosso, spesso, e del sostantivo “spatha, ae” = spada, con riferimento alla brattea che racchiude l’infiorescenza.

Nomi comuni: carossier palm (inglese); carossier, carroussier, côrossié, petit coco, kawosie, ti koko, kowos, kokowos (Haiti).

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L’ Attalea crassispatha di Haiti è attualmente una delle palme più rare in assoluto © Giuseppe Mazza

L’ Attalea crassispatha (Mart.) Burret (1929) è una specie monoica inerme a fusto solitario cilindrico con base leggermente allargata, di 20-24 m di altezza e 30-40 cm di diametro, di colore grigiastro e segnato dalle cicatrici anulari delle foglie cadute. Foglie pennate, su un picciolo lungo circa 70 cm, ascendenti, lunghe 4,5-5,4 m, con 130-160 coppie di foglioline regolarmente distribuite lungo il rachide su uno stesso piano, lineari con apice acuminato, pendenti, lunghe 0,7-1 m e larghe 4-5 cm nella parte centrale, di colore verde chiaro; la base fogliare, che circonda solo parzialmente il fusto, e il picciolo sono ricoperti da una pruina glauca. L’infiorescenza, inizialmente racchiusa in una spessa spata legnosa persistente, lunga oltre 1 m, nasce tra le foglie (interfogliare), lunga 60-90 cm, con ramificazioni di primo ordine portanti o solo fiori maschili o fiori femminili alla base e fiori maschili per il resto della lunghezza; i fiori maschili presentano tre petali lanceolati liberi, 8-9 stami e antere ritorte. I frutti sono drupe ovoidi, lunghe 3-4 cm, di colore rosso arancio a maturità contenenti un solo seme globoso di circa 2 cm di diametro.

Si riproduce per seme, preventivamente pulito dalla polpa e immerso in acqua per due giorni, in terriccio drenante mantenuto umido alla temperatura di 24-28 °C.

A causa dell’esiguo numero di individui presenti, della crescente antropizzazione e del pascolo intensivo, che ne impedisce la naturale riproduzione, la specie è stata inserita nella lista rossa della IUCN (International Union for the Conservation of Nature and Natural Resources) come “Critically Endangered” (ad altissimo rischio di estinzione in natura nell’immediato futuro). Un congruo numero di semi fu raccolto nel 1991 durante una spedizione organizzata dal Fairchild Tropical Botanic Garden di Miami (Florida, USA) e dal New York Botanical Garden con lo scopo di reintrodurre la specie ad Haiti e distribuirne una parte a giardini botanici e organizzazioni scientifiche, attualmente (2017) alcuni esemplari sono presenti al Fairchild, ma ancora non hanno fiorito.

Sulla base delle condizioni climatiche della zona di origine e di quelle in cui è stata introdotta, in numero ridotto, a partire dagli anni ’90 del XX secolo, la sua coltivazione sembra limitata esclusivamente alle zone tropicali e subtropicali più miti, con clima preferibilmente stagionale, in pieno sole e su suoli ben drenati, non sopportando ristagni idrici. Ad Haiti l’endosperma immaturo, soffice e di gradevole sapore, che ricorda quello del cocco, è consumato in particolare dai bambini, il seme è inoltre ricco di olio di buona qualità che potrebbe essere utilizzato anche per usi culinari. Infine la specie presenta caratteristiche ornamentali e paesaggistiche di grande interesse, un motivo di più per tentare di salvare e diffondere quella che è attualmente una delle palme più rare in assoluto.

Sinonimi: Maximiliana crassispatha Mart. (1844); Bornoa crassispatha (Mart.) O.F.Cook (1939); Orbignya crassispatha (Mart.) Glassman (1999).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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