Bambusa vulgaris

Famiglia : Poaceae

Testo © Pietro Puccio

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Spettacolare viale di Bambusa vulgaris a Santa Cruz di Tenerife. I fusti possono anche raggiungere i 15 m © G. Mazza

Nota solo in coltivazione, si suppone sia originaria dell’Asia tropicale.

Il nome del genere deriva dal nome locale malese “bambu”.

Il nome specifico è il termine latino “vulgaris” = comune.

Nomi comuni: common bamboo, dragon-head bamboo, feathery bamboo, golden bamboo, green-culmed bamboo, ivory bamboo, giant golden bamboo, giant green-striped bamboo, green stripe common bamboo, ornamental giant bamboo, painted bamboo, surinam bamboo, surinam dwarf bamboo, tiger stripe bamboo, unarmed bamboo, yellow bam- boo, (inglese); bambou commun, bambou de Chine, bambou ordi- naire, grand bambou (francese); bambu crioulo, bambu verde, bambu vulgar (portoghese); bam- bú, bambú común (spagnolo); mwanzi, mwazi (swahili); gem- einer bambus, goldener bambus (tedesco).

La Bambusa vulgaris Schrad. (1808) è una specie perenne molto variabile che presenta corti e spessi rizomi e fusti (culmi) eretti o sinuosi, ricurvi all’apice, alti fino a circa 15 m con un diametro di 8-12 cm, di colore verde lucido o giallo con strisce longitudinali verdi.

Gli internodi sono lunghi 20-45 cm con nodi leggermente prominenti, quelli inferiori presentano numerose radici aeree.

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Le foglie, molto decorative, vengono talora usate per l’alimentazione del bestiame © Giuseppe Mazza

I culmi sono cavi tra i nodi con pareti generalmente spesse 8-16 mm.

Forma cespi piuttosto aperti che si espandono velocemente nei primi anni di impianto, poi rallentano.

I giovani germogli si innalzano rapidamente raggiungendo, nelle condizioni climatiche e di suolo più favorevoli, i 3 m in una decina di giorni e 15-18 m in tre mesi, mentre il massimo diametro si raggiunge in una decina di anni.

Nella fase giovanile i culmi sono protetti da brattee decidue di colore da bruno scuro a giallo verde, ricoperte da fitti e rigidi peli nerastri e cera biancastra.

Presenta numerose ramificazioni sottili, raggruppate ai nodi, di cui quella centrale è generalmente predominante, le foglie sono alterne, semplici, di forma lanceolata, 10-30 cm di lunghezza e 1,5-2,5 di larghezza.

Le infiorescenze sono grandi pannocchie, lunghe 2-3 m, con spighette raggruppate ai nodi lunghe 1-3 cm portanti 4-12 fiori.

La fioritura avviene raramente e senza portare frutti.

La riproduzione si effettua per divisione, talea di fusto, utilizzando una porzione con due-tre nodi, posta obliquamente o verticalmente su un substrato sabbioso alla temperatura di 20-24 °C, di ramo e per margotta.

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I culmi cavi, verdi o gialli a strisce verdi, raggiungono i 12 cm di diametro © G. Mazza

E’ la specie più coltivata del genere per i suoi molteplici usi, come palizzate, tubazioni per l’irrigazione, combustibile, nelle costruzioni rurali, per strumenti musicali e manufatti di vario tipo, per non parlare della fabbricazione della carta, e del controllo dell’erosione.

I giovani germogli sono eduli, anche se poco utilizzati a tale scopo, e le foglie vengono localmente utilizzate come alimento per il bestiame.

Un impiego tutt’altro che secondario è come pianta ornamentale, in particolare sono ampiamente diffuse a questo scopo due varietà, la ‘Vittata’, a fusto giallo con strisce verdi, e la ‘Wamin’, nota comunemente come “dwarf Buddha belly”, con internodi corti e rigonfi nella parte inferiore.

Il clima ideale è quello tropicale e subtropicale umido, ma si adatta anche al temperato caldo, potendo resistere a temperature fino a –2 –3 °C, e, nel caso di grossi cespi, a periodi di siccità, pur con crescita meno rigogliosa e perdita parziale o totale del fogliame.

L’esposizione deve essere in pieno sole ed il suolo molto drenante e mantenuto permanentemente umido, la pianta per la crescita ha bisogno di grande quantità di acqua, ma senza ristagni che potrebbero portare alla morte.

Nella sua collocazione va tenuto presente che può colonizzare ampie zone, con esclusione di qualsiasi altra specie, se non opportunamente limitata e contrastata.

Può essere coltivata anche in capienti vasi per la decorazione di patii, terrazze e ampi ambienti luminosi.

Sinonimi: Nastus thouarsii (Kunth) Raspail (1825); Nastus viviparus Raspail (1825); Bambusa thouarsii Kunth (1830); Bambusa striata Lodd. ex Lindl. (1835); Bambusa mitis Blanco (1837); Bambusa monogyna Blanco (1837); Bambusa humilis Rchb. ex Rupr. (1839); Bambusa surinamensis Rupr. (1839); Arundo fera Oken (1841); Bambusa blancoi Steud. (1854); Bambusa fera (Oken) Miq. (1857); Bambusa sieberi Griseb. (1864); Bambusa auriculata Kurz (1870); Gigantochloa auriculata (Kurz) Kurz (1875); Bambusa madagascariensis Rivière & C.Rivière (1878); Arundarbor blancoi (Steud.) Kuntze (1891); Arundarbor fera (Oken) Kuntze (1891); Arundarbor monogyna (Blanco) Kuntze (1891); Arundarbor striata (Lindl.) Kuntze (1891); Oxytenanthera auriculata (Kurz) Prain (1903); Phyllostachys striata (Lodd. ex Lindl.) Nakai (1933); Leleba vulgaris (Schrad. ex J.C.Wendl.) Nakai (1933); Bambusa latiflora (Balansa) T.Q.Nguyen (1987); Bambusa nguyenii Ohrnb. (1997).

 

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