Barleria strigosa

Famiglia : Acanthaceae

Testo © Pietro Puccio

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Originaria dell’India, la Barleria strigosa è una specie semiarbustiva cespugliosa perenne, alta poco più di 1 m, con provate virtù medicinali © Giuseppe Mazza

La specie è originaria dell’India (Andhra Pradesh, Bengala Occidentale, Bihar, Maharashtra, Orissa e Uttar Pradesh) dove cresce nelle foreste umide fino a circa 1200 m di altitudine.

Il genere è dedicato al botanico francese J. Barlier (o Barrelier) (?-1673); il nome specifico è l’aggettivo latino “strigosus, a, um” = magro, smunto, ma che nel latino botanico assume il significato di fornito di peli rigidi, corti e fitti.

Nomi comuni: jhaati, kaaraajaati, nil jhinti (bengalese); nili, katsaraiya (hindi); nilakurnni (malayalam); koraanti (marathi); artagalah, bana, kakubha, mahasaha, nilakusumah, nilapushpi (sanscrito); nili, shemmuli (tamil); mullugorant, nilambaramu (telugu).

La Barleria strigosa Willd. (1800) è una specie semiarbustiva cespugliosa perenne, eretta, sempreverde, alta fino a circa 1,2 m, con fusti cilindrici e foglie, su un picciolo lungo 1-3 cm, opposte, semplici, oblungo-ellittiche con apice lungamente appuntito e margine intero, lunghe 6-18 cm e larghe 3-10 cm, glabre superiormente, con una fitta e corta peluria in corrispondenza delle nervature inferiormente, di colore verde scuro. Le infiorescenze sono spighe ascellari e terminali compatte su un corto peduncolo, lunghe 2-7 cm, con brattee imbricate oblunghe con apice appuntito e margini ciliati e fiori cerulei che sbocciano solitamente uno alla volta. Calice quadripartito con lobi diseguali, due esterni ovati, lunghi 2-3 cm e larghi 0,8-2 cm, con margini finemente dentati, e due interni lineari-lanceolati, lunghi circa 1 cm e larghi 0,2 cm, con margini ciliati.

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Le infiorescenze sono spighe ascellari, terminali e compatte, di 2-7 cm con brattee imbricate. Fiori cerulei imbutiformi con corolle larghe 5-6 cm © Giuseppe Mazza

Corolla imbutiforme di 5-6 cm di diametro, tubo sottile, lungo circa 3,5 cm, e lamina bilabiata, con labro superiore quadrilobato, con lobi ovati con apice ottuso, e labro inferiore intero, ovato con apice ottuso, lunghi 2 cm e larghi 1,2 cm, 4 stami didinami (due più lunghi e due più corti) con antere grigie, uno staminoide e stilo lungo circa 5 cm. I frutti sono capsule ovoidi con apice appuntito, leggermente schiacciate, lunghe 1,6-2 cm, contenenti 4 semi.

Si riproduce generalmente per seme in terriccio sabbioso ricco di sostanza organica mantenuto umido alla temperatura di 24-26 °C.

Specie diffusa nei luoghi di origine e coltivata nei giardini familiari per le caratteristiche ornamentali, ma sopratutto per le virtù che la medicina popolare le attribuisce, naturalizzatasi in alcuni paesi del sudest asiatico e in alcune zone del Queensland (Australia). Coltivabile nelle regioni tropicali e subtropicali, richiede una posizione ombreggiata e suoli costantemente umidi, nei climi dove non è possibile la permanenza con continuità all’aperto può essere allevata in vaso, con terriccio drenante ricco di humus, per essere riparata in ambiente protetto nei mesi invernali. Utilizzata da tempi remoti nella medicina tradizionale indiana per varie patologie; studi di laboratorio hanno rilevato la presenza, in varie parti della pianta, di composti bioattivi di potenziale interesse nella farmacopea ufficiale.

Sinonimi: Barleria fasciculata Russell ex Wall. (1830); Barleria polytricha Wall. (1830); Barleria unilateralis Buch.-Ham. ex Wall. (1830); Pseudobarleria hirsuta Oerst. (1855); Barleria caerulea Roxb. (1832); Barleria macrophylla F.Heyne ex C.B.Clarke (1884); Barleria polytricha var. polystachya C.B.Clarke (1884); Barleria strigosa var. terminalis (Nees) C.B.Clarke (1884); Barleria strigosa var. subglabra Kuntze (1891).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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